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Jem Perucchini, Sospiro, 2026 (detail). Courtesy the artist and Corvi-Mora, London

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Jem Perucchini, Sospiro, 2026 (detail). Courtesy the artist and Corvi-Mora, London

Jem Perucchini alla conquista di New York. A novembre la prima mostra negli Stati Uniti

Dal 6 novembre al 19 dicembre la sede di Tribeca di David Zwirner presenta una mostra di nuove opere di Jem Perucchini, pittore italo-etiope classe 1995. È la prima personale dell’artista negli Stati Uniti e arriva dopo le mostre alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino e al Centro Andaluz de Arte Contemporáneo di Siviglia. Dalla pittura del primo Rinascimento agli affreschi delle chiese etiopi, Perucchini costruisce una figurazione sospesa tra genealogie culturali differenti e temporalità immaginarie.

Martha Levy

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È uno degli artisti italiani della sua generazione la cui traiettoria internazionale sta diventando più interessante. A novembre Jem Perucchini compie un nuovo passaggio: il pittore italo-etiope, nato nel 1995, avrà la sua prima personale negli Stati Uniti nella sede di David Zwirner al 52 Walker Street di Tribeca, New York. In programma dal 6 novembre al 19 dicembre 2026, la mostra presenterà un nuovo nucleo di dipinti e arriva dopo le recenti personali alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino e al Centro Andaluz de Arte Contemporáneo di Siviglia.

Il passaggio a New York assume un peso particolare proprio per la sequenza nella quale si inserisce. Dopo due presentazioni istituzionali europee, Perucchini entra per la prima volta nel circuito espositivo statunitense attraverso una delle gallerie maggiormente strutturate sulla scena internazionale. Non è dunque soltanto un debutto geografico, ma un ulteriore avanzamento nella costruzione di una carriera che negli ultimi anni ha progressivamente superato i confini italiani. Al centro rimane una pittura immediatamente riconoscibile, costruita però attraverso genealogie visive difficilmente riconducibili a un'unica tradizione. Il primo Rinascimento italiano convive con i motivi dei tessuti africani stampati a cera; la mitologia greca con gli affreschi delle chiese etiopi; l'iconografia religiosa e la ritrattistica storica vengono assorbite all'interno di una figurazione contemporanea che evita tanto la citazione letterale quanto la ricostruzione storica.

Perucchini popola le proprie composizioni di figure prevalentemente giovani, corpi sottili e volti difficilmente decifrabili. Sono personaggi che sembrano appartenere a racconti dei quali lo spettatore riconosce alcuni elementi senza riuscire a ricostruirne completamente la trama. La familiarità delle immagini è continuamente contraddetta dalla loro indeterminatezza: qualcosa sembra provenire dalla memoria della pittura, ma luoghi, personaggi e avvenimenti rimangono sottratti a una cronologia precisa. Anche il colore contribuisce a questa sospensione. Le composizioni sono spesso dominate da campiture quasi monocromatiche, dense e luminose, attraversate dalla presenza di soli o lune ridotti a forme sferiche. La luce non serve semplicemente a descrivere uno spazio, ma partecipa alla costruzione di un ambiente mentale nel quale passato e presente possono coesistere.

È proprio questa libertà temporale a costituire uno degli elementi più interessanti della ricerca di Perucchini. Le sue immagini utilizzano la storia dell'arte senza trasformarla in repertorio nostalgico. Il Rinascimento non viene recuperato come passato da citare, ma come linguaggio ancora disponibile, capace di essere contaminato con tradizioni iconografiche africane e con una sensibilità pienamente contemporanea. Ne derivano scene che sembrano collocarsi contemporaneamente prima e dopo il nostro presente. Solitudine e appartenenza, individuo e archetipo, luce e oscurità ritornano come polarità elementari, mentre la precisione della costruzione pittorica convive con l'impossibilità di attribuire alle immagini un significato definitivo.

La mostra di Tribeca permetterà ora di verificare questa ricerca davanti a un pubblico nuovo e soprattutto all'interno del mercato americano. Per un artista nato nel 1995, il passaggio dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e dal Centro Andaluz de Arte Contemporáneo alla prima personale newyorkese con David Zwirner disegna una progressione particolarmente significativa. E colloca Perucchini dentro una questione più ampia che riguarda oggi diversi artisti italiani delle nuove generazioni: la possibilità di costruire una carriera realmente internazionale senza dover trasformare la propria provenienza culturale in un'etichetta. Nel suo caso, anzi, l'identità sembra funzionare precisamente al contrario. Italia ed Etiopia, Rinascimento e cultura visiva africana, storia e invenzione non vengono utilizzati per stabilire un'appartenenza, ma per rendere impossibile sceglierne una sola. Ed è probabilmente proprio in questa condizione intermedia che la pittura di Jem Perucchini trova la propria riconoscibilità.

Martha Levy, 03 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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