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Caterina da Siena dipinta magistralmente da Tiepolo

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Caterina da Siena dipinta magistralmente da Tiepolo

Come nasce l’immagine di una santa. Caterina da Siena tra estasi e ardore, la mostra

Dal 28 novembre 2026 il Santa Maria della Scala di Siena ricostruisce la fortuna figurativa di Caterina Benincasa tra l’età post-tridentina e il Seicento. Curata da Alessandro Angelini, Gabriele Fattorini e Michele Maccherini, Santa Caterina da Siena, estasi e ardore riunirà dipinti, stampe, sculture e libri provenienti da importanti musei italiani e internazionali, mettendo in relazione le opere con i luoghi senesi legati alla vita e alla memoria della patrona d’Italia e d’Europa. L’inaugurazione è prevista il 27 novembre, l’apertura al pubblico il giorno successivo.

Martha Levy

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Prima ancora della devozione c’è un problema di immagini: come si costruisce il volto di una santa e come quell’immagine cambia attraversando i secoli? È intorno a questa domanda che il Santa Maria della Scala di Siena prepara una delle mostre centrali della propria stagione. Dal 28 novembre 2026, il complesso museale ospiterà Santa Caterina da Siena, estasi e ardore, esposizione dedicata alla fortuna figurativa di Caterina Benincasa e, in particolare, alla definizione della sua iconografia tra l’età successiva al Concilio di Trento e il Seicento.

Promossa dalla Fondazione Antico Ospedale Santa Maria della Scala in collaborazione con il Comune di Siena, la mostra è curata da Alessandro Angelini, storico dell’arte dell’Università di Siena, Gabriele Fattorini dell’Università di Firenze e Michele Maccherini dell’Università dell’Aquila. Dipinti, stampe, sculture e libri provenienti da importanti raccolte nazionali e internazionali saranno chiamati a ricostruire non semplicemente una successione di rappresentazioni della santa, ma il processo attraverso il quale la sua figura è stata interpretata, codificata e trasmessa. È questo l’aspetto che rende il progetto estremamente interessante dal punto di vista storico-artistico. Caterina da Siena non è soltanto una delle personalità religiose più importanti legate alla città, ma un soggetto sul quale l’arte ha costruito nel tempo una complessa grammatica visiva. Mistica, domenicana, protagonista della vita religiosa e politica del Trecento, patrona d’Italia e d’Europa: la sua identità storica e spirituale si è progressivamente sovrapposta alle immagini attraverso cui generazioni differenti hanno imparato a riconoscerla.

Il periodo preso in esame dalla mostra è, in questo senso, decisivo. Tra la cultura post-tridentina e il Seicento l’immagine religiosa assume una funzione particolarmente importante nella costruzione e nella diffusione dei modelli devozionali. La rappresentazione del santo deve rendere immediatamente riconoscibili identità, virtù, episodi biografici ed esperienze spirituali. Nel caso di Caterina, estasi e ardore, i due termini scelti per il titolo dell’esposizione, diventano così anche categorie attraverso cui osservare la traduzione visiva della sua esperienza mistica. Il progetto senese intende seguire proprio questa trasformazione. Pittura e scultura restituiscono la presenza fisica della santa; la grafica contribuisce alla circolazione dei modelli; i libri permettono di comprendere come testo e immagine abbiano concorso alla costruzione della sua memoria. Accostare media differenti significa dunque osservare come una stessa figura possa attraversare contesti, funzioni e pubblici diversi senza perdere la propria riconoscibilità e, nello stesso tempo, continuando a trasformarsi.

Ma a rendere particolare la mostra sarà soprattutto il rapporto con Siena. Le opere non verranno considerate come immagini isolate dalla geografia che le ha generate: il percorso sarà infatti collegato ai luoghi della città legati alla memoria di Caterina. Il Santa Maria della Scala diventa così il punto di partenza di una lettura che potrà idealmente proseguire nello spazio urbano. In una città nella quale storia civile, religiosa e artistica continuano a sovrapporsi, l’iconografia della santa torna a confrontarsi con i luoghi che ne custodiscono la presenza. È un rapporto particolarmente significativo proprio per il luogo scelto. Portare Caterina all’interno del Santa Maria della Scala significa collocare la sua fortuna figurativa nel cuore di uno dei grandi complessi monumentali senesi, trasformando la mostra in un'occasione per leggere insieme opera, devozione e territorio. L’interesse non risiede quindi soltanto nella qualità e nella provenienza dei prestiti annunciati, ma nella possibilità di comprendere attraverso di essi come una figura storica diventi progressivamente patrimonio visivo collettivo. La conferenza stampa e l’inaugurazione istituzionale sono previste per venerdì 27 novembre, rispettivamente alle 11 e alle 17.30; dal giorno successivo, sabato 28 novembre, la mostra sarà aperta al pubblico. Sarà allora possibile misurare concretamente l’ampiezza del progetto e la qualità delle opere riunite. Ma il tema è già chiaro: raccontare Caterina significa osservare qualcosa di più ampio della storia di una santa. Significa capire come l’arte costruisca un’immagine destinata a sopravvivere alla persona, attraversare i secoli e diventare memoria.

Martha Levy, 12 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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