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Jeff Koons, «Made in Heaven», 1989

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Jeff Koons, «Made in Heaven», 1989

Jeff Koons vince ancora: un buco nell’acqua per il ricorso presentato da Michael Hayden

Come già dichiarato dal giudice Timothy M. Reif il 25 febbraio 2025, la richiesta di risarcimento per l’appropriazione della scultura in polistirolo raffigurante un serpente arrotolato realizzata per Ilona Staller, è stata presentata oltre i termini previsti dalla legge

La lunga storia dei contenziosi sul copyright che accompagna la pratica appropriazionista di Jeff Koons si arricchisce di un nuovo capitolo. La Corte d’Appello federale del Secondo Circuito di New York ha infatti confermato il rigetto della causa intentata da Michael A. Hayden, stabilendo che la richiesta di risarcimento è stata presentata oltre i termini previsti dalla legge, come già dichiarato dal giudice Timothy M. Reif il 25 febbraio 2025.

Il procedimento riguardava una scultura in polistirolo raffigurante un serpente arrotolato, realizzata da Hayden per Ilona Staller, in arte Cicciolina, allora collaboratrice e successivamente moglie di Koons. L’opera compare in una fotografia della celebre serie «Made in Heaven» (1989), progetto che comprendeva anche dipinti a olio e un billboard, divenuto uno dei cicli più discussi e iconici della produzione dell’artista.

Hayden ha registrato il copyright della scultura soltanto nel 2019, sostenendo di aver scoperto solo allora l’utilizzo dell’opera, e ha avviato l’azione legale nel 2021. I giudici hanno però ritenuto che avrebbe potuto accorgersi della presunta violazione molto prima, considerando l’ampia copertura mediatica che «Made in Heaven» ricevette all’epoca, in particolare sulla stampa italiana, e il fatto che Hayden vivesse da tempo in Italia.

Nelle motivazioni della sentenza depositata il 21 luglio, il giudice Denny Chin ha precisato che la decisione non equivale a stabilire l’assenza di una violazione del copyright, ma riguarda esclusivamente la decadenza dei termini. «La regola della scoperta non consente ai ricorrenti di ignorare un’estesa copertura mediatica internazionale e citare in giudizio trent’anni dopo», ha scritto.

Respinte anche le argomentazioni fondate sul «Digital Millennium Copyright Act», secondo cui le immagini della serie pubblicate più recentemente sul sito di Koons avrebbero dato origine a una nuova violazione.

Alessia De Michelis, 23 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

Alessia De Michelis

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