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Angelica Kaufmann
Leggi i suoi articoliUna fotografia che non viene mai scattata. Jacopo Benassi parte dalla luce, elimina la macchina fotografica e lascia che sia il paesaggio a diventare immagine per pochi secondi. Poi tutto torna al buio e di quella visione non rimane alcun negativo, file o stampa: soltanto la memoria di chi era presente.
È il principio di Immagine di luce, il nuovo intervento site-specific che l'artista realizza alla Fontana del Foo, a Vicoforte, nel Cuneese, nell'ambito di Landandart – andar per arte. L'opera sarà inaugurata sabato 10 ottobre e resterà come nuovo intervento del progetto pluriennale promosso dall'associazione culturale VIA, nato per costruire una rete di arte contemporanea nel paesaggio collinare tra Mondovì e Vicoforte. Il lavoro di Benassi nasce da una riduzione della fotografia al suo elemento fondamentale. Alla Fontana del Foo, quando scende la notte, un potente fascio luminoso si accende a intervalli regolari. Per un istante emergono dall'oscurità alberi, rami, vuoti e profondità del paesaggio. Subito dopo scompaiono.
Il riferimento al flash fotografico è evidente, ma viene eliminata proprio la conseguenza abituale del flash: la fotografia. Non esiste un'immagine registrata da osservare successivamente. Ogni accensione produce invece una visione temporanea e diversa, affidata all'occhio dello spettatore. «La fotografia è fatta di luce. Con Immagine di luce ho immaginato di eliminare tutto il resto: la macchina fotografica, la registrazione, l'archivio», spiega Benassi. «Rimane soltanto la luce che appare e scompare, e l'esperienza di chi la incontra. Ogni immagine esiste solo per un attimo, senza lasciare tracce se non nella memoria di chi la vede». È un principio particolarmente coerente con il lavoro di un artista che da oltre vent'anni attraversa fotografia, performance, musica e installazione, mettendo spesso sotto pressione il dispositivo fotografico e il rapporto tra immagine e corpo. In questo caso Benassi arriva quasi al grado zero della fotografia: non fotografa qualcosa, ma ricrea la condizione fisica necessaria perché qualcosa possa apparire.
Il bosco diventa contemporaneamente soggetto e supporto. La luce lo isola dall'oscurità come farebbe l'apertura di un otturatore, mentre è lo spettatore a dover conservare l'immagine. In un presente nel quale produrre e archiviare fotografie è diventato un gesto praticamente continuo, Immagine di luce lavora quindi sulla condizione opposta: vedere senza poter conservare. L'immagine esiste perché scompare. All'inaugurazione questa struttura viene estesa alla dimensione sonora attraverso Light is life!, performance concepita da Benassi in relazione diretta con l'installazione. Le accensioni luminose diventano una scansione temporale alla quale rispondono suono, movimento e corpo dell'artista. «La luce non accompagna la performance, ma ne determina il tempo e la struttura», spiega Benassi. «Ogni accensione genera un impulso che guida il suono e il movimento».
L'inaugurazione del 10 ottobre vedrà anche la presenza del critico Antonio Grulli, autore di un testo dedicato all'opera. Il pubblico potrà raggiungere l'installazione attraverso un percorso che parte dal Santuario di Vicoforte e attraversa gli interventi realizzati nelle precedenti edizioni di Landandart. È proprio questa dimensione territoriale a distinguere il progetto avviato nel 2024 dall'associazione VIA. Landandart sta costruendo progressivamente un itinerario di interventi site-specific permanenti dentro quella parte del paesaggio piemontese che il progetto definisce un'«altra Langa»: l'area collinare, meno conosciuta, compresa tra Mondovì e Vicoforte. Il primo intervento è stato MIRACLE di Emilio Ferro. Sono seguiti Atto unico – campane di Giovanni Ozzola, La Vergine dei Battuti di Antonio Capaccio e Flusso Pellegrino di Carlo D'Oria. Le opere vengono inserite lungo percorsi naturalistici che collegano paesaggio, luoghi storici e cappelle, costruendo una geografia visitabile a piedi o in bicicletta. L'idea è utilizzare l'arte contemporanea come elemento permanente di un territorio, anziché concentrare gli interventi all'interno di un unico edificio o di una manifestazione temporanea. Il visitatore deve muoversi per incontrare le opere e, nel farlo, attraversa inevitabilmente anche ciò che esiste intorno a esse.
Con Benassi questa relazione diventa ancora più stretta, perché non viene collocato nel paesaggio un oggetto da osservare. È il paesaggio stesso, attraverso la luce, a essere continuamente fatto apparire e scomparire. La scelta della Fontana del Foo diventa così parte integrante del lavoro. Di giorno esiste un luogo; con il buio quel luogo quasi scompare; a intervalli regolari il fascio luminoso ne costruisce una nuova immagine. Non ce ne sarà una definitiva, perché ogni spettatore vedrà una combinazione leggermente diversa di vegetazione, profondità e ombre. Benassi porta dunque dentro Landandart un'opera che modifica anche il modo di intendere la permanenza. L'intervento rimane, ma l'immagine che produce non rimane mai.
Angelica Kaufmann
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