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Figura umana raffigurata in uno dei mosaici del IV secolo recentemente scoperti a Qesarat, vicino a Tepelenë, in Albania. La figura è stata identificata nei rapporti degli scavi come Eros. Credito: Vjosa – Park Kombëtar

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Figura umana raffigurata in uno dei mosaici del IV secolo recentemente scoperti a Qesarat, vicino a Tepelenë, in Albania. La figura è stata identificata nei rapporti degli scavi come Eros. Credito: Vjosa – Park Kombëtar

Un Eros e sei bellissimi mosaici di 1.600 anni fa. La scoperta archeologica in Albania

A Qesarat, nella valle del Vjosa, una missione archeologica albanese-italiana ha riportato alla luce sei pavimenti a mosaico policromo del IV secolo d.C., con motivi geometrici e figure umane, insieme a frammenti di decorazioni parietali. Il ritrovamento si inserisce in un sito archeologico molto più esteso: le indagini condotte negli ultimi anni su circa 70 ettari hanno individuato terme, ricche residenze romane e tracce di occupazione che risalgono fino alla preistoria. La funzione del nuovo complesso resta ancora da chiarire.

Angelica Kaufmann

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Sei pavimenti a mosaico, figure umane, geometrie policrome e frammenti di pareti dipinte. Ma ciò che sta emergendo a Qesarat, nel sud dell’Albania, potrebbe essere molto più importante del singolo ritrovamento. La campagna archeologica del 2026 ha riportato alla luce un complesso del IV secolo d.C. che aggiunge un nuovo tassello alla ricostruzione di un insediamento romano e tardoantico sviluppatosi nella media valle del Vjosa, un sito la cui estensione è diventata progressivamente più chiara nel corso degli ultimi anni.

La scoperta è avvenuta nei pressi di Tepelenë, nell’ambito di un progetto archeologico congiunto albanese-italiano. I sei pavimenti sono decorati con mosaici multicolori che alternano motivi geometrici e figure umane; una delle figure è stata identificata nei rapporti di scavo come Eros. All’interno del complesso sono sopravvissuti anche frammenti di decorazioni murali dipinte, elementi che restituiscono l’immagine di ambienti caratterizzati da un apparato decorativo articolato.

La ricerca è condotta da Eduart Shehi e Sabina Veseli dell’Istituto di Archeologia albanese e da Silvio Fioriello dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro. La datazione proposta colloca il complesso nel IV secolo d.C., dunque nella tarda antichità, quando grandi proprietà e insediamenti rurali continuavano a organizzare il territorio dei Balcani meridionali. La funzione precisa dell’edificio, tuttavia, non è ancora stata determinata e gli archeologi non hanno ancora pubblicato un’interpretazione complessiva delle strutture appena rinvenute. Ed è proprio questa cautela a rendere interessante ciò che potrebbe emergere dalle prossime campagne. I mosaici non sembrano infatti costituire un episodio isolato. Le ricerche condotte negli anni precedenti hanno identificato Qesarat come un grande insediamento stratificato, occupato principalmente in epoca romana e tardoantica. Le prime indagini avevano suggerito uno sviluppo originario attorno a una grande villa romana, seguito da una progressiva espansione sull’anfiteatro naturale della collina oggi occupata dal villaggio.

La scala delle indagini offre una misura del potenziale archeologico dell’area. Le campagne precedenti hanno interessato circa 70 ettari, registrando 67 unità topografiche e individuando una ventina di siti archeologici, molti dei quali con tracce appartenenti a più fasi di occupazione. Erano già emersi un grande edificio dotato di spazi termali e resti di ricche residenze romane decorate con mosaici e pareti dipinte. I sei pavimenti scoperti nel 2026 potrebbero quindi appartenere a un sistema edilizio considerevolmente più articolato, sviluppatosi durante l’età imperiale e sopravvissuto fino alla tarda antichità.

Anche la posizione contribuisce a spiegare la lunga durata dell’insediamento. Qesarat domina le anse del Vjosa, in un paesaggio che sembra aver favorito per secoli l’occupazione e le attività economiche. Il progetto nel quale rientrano gli scavi, significativamente intitolato «Archeologia del paesaggio nell’area di Tepelenë-Memaliaj», non mira infatti soltanto a riportare alla luce singoli edifici, ma a comprendere come le comunità abbiano occupato e trasformato nel tempo la media valle del fiume. E la storia di Qesarat comincia molto prima di Roma. Nei dintorni del villaggio sono state individuate tracce di frequentazione preistorica, con materiali attribuiti al Neolitico tardo e all’Età del Bronzo. Un deposito distribuito su oltre tre ettari ha restituito più di 1.100 manufatti in selce e centinaia di frammenti ceramici. I ricercatori hanno ipotizzato la possibile presenza di un insediamento preistorico di dimensioni insolitamente grandi, anche se saranno necessarie ulteriori indagini per determinarne natura ed estensione.

I nuovi mosaici diventano così la testimonianza visivamente più spettacolare di una storia molto più lunga. Non sappiamo ancora che cosa fosse esattamente l’edificio che li ospitava: una residenza d’élite, una parte di un insediamento più articolato o un complesso con un’altra funzione. Per ora restano sei pavimenti sopravvissuti per circa sedici secoli, le pareti dipinte e la figura di Eros che riaffiora dal terreno. Ma soprattutto resta un sito che, scavo dopo scavo, sta cambiando scala: da edificio romano decorato a paesaggio archeologico capace di raccontare millenni di occupazione della valle del Vjosa.

Angelica Kaufmann, 27 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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