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Gaspare Melchiorri
Leggi i suoi articoliLe nuove tecnologie entrano in gioco per proteggere uno dei paesaggi archeologici più importanti della Turchia. Nell’antica città di Sardi e nella vicina area dei tumuli di Bin Tepe è stato inaugurato un nuovo Centro di Sorveglianza Aerea e Sicurezza, progettato per controllare dall’alto un territorio vasto e difficile da presidiare soltanto con le pattuglie a terra.
Il centro, inaugurato dal ministro della Cultura e del Turismo Mehmet Nuri Ersoy, dispone di due sistemi Uav a lungo raggio equipaggiati con visione notturna, tre sistemi di antenna, postazioni di monitoraggio, grandi schermi e telecamere di sicurezza. Gli operatori hanno ricevuto una formazione specifica per il pilotaggio dei droni e le necessarie certificazioni. In caso di attività sospette, le immagini raccolte dall’alto possono essere trasmesse direttamente alle unità della Gendarmeria, permettendo di intervenire con maggiore rapidità.
La struttura è stata ricavata nell’ex casa degli scavi nei pressi di Karnıyarık Tepe, in una posizione strategica che domina Bin Tepe. Il progetto nasce come esperienza pilota e potrebbe diventare un modello replicabile in altri siti archeologici del Paese. L’obiettivo è soprattutto prevenire gli scavi clandestini e intercettare tempestivamente eventuali minacce al patrimonio.
La scelta di Sardi non è casuale. La città fu capitale del Regno di Lidia, una delle potenze dell’Anatolia occidentale tra l’VIII e il VI secolo a.C. Ai Lidi viene tradizionalmente attribuita l’introduzione della moneta coniata, un’innovazione destinata a trasformare la storia degli scambi. Sardi è inoltre legata alla figura di Creso, il celebre re la cui ricchezza è diventata proverbiale.
A pochi chilometri dall’antica capitale si estende Bin Tepe, una vasta necropoli reale che occupa circa 75 chilometri quadrati e comprende oltre 120 tumuli funerari. Tra questi spicca il monumentale tumulo attribuito ad Alyattes, padre di Creso. Proprio le dimensioni dell’area hanno reso particolarmente complesso il controllo del territorio. Nel corso degli anni alcuni tumuli sono stati infatti danneggiati da scavi clandestini, con conseguenze spesso irreversibili per le informazioni archeologiche custodite al loro interno.
Nel 2025 Sardi e Bin Tepe sono entrati nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco, diventando il 22mo sito della Turchia riconosciuto dall’organizzazione. La sorveglianza con i droni si inserisce così in una strategia più ampia di tutela, che comprende prevenzione, cooperazione internazionale e recupero dei beni culturali trafugati.
La Turchia collabora con Unesco, Interpol, Organizzazione Mondiale delle Dogane e Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine. Nel 2026 è stato inoltre rinnovato per altri cinque anni l’accordo con gli Stati Uniti sulle restrizioni all’importazione di beni culturali. Dal 2002 sono stati riportati in Turchia 13.474 reperti e beni culturali, 9.159 dei quali negli ultimi otto anni. Tra i recuperi figurano la statua in bronzo di Marco Aurelio proveniente da Bubon, le piastrelle di İznik, i bronzi urartei e la testa di Eros ricongiunta al Sarcofago di Sidamara.
La tutela non riguarda però soltanto la sicurezza. Sardi è anche protagonista del programma turco di musealizzazione serale: grazie a un nuovo progetto di illuminazione, luoghi simbolo come il Tempio di Artemide, il Gymnasium e il complesso termale possono essere visitati anche dopo il tramonto. Dalla sorveglianza dei droni alla valorizzazione notturna, il sito lidio diventa così un laboratorio nel quale tecnologia, conservazione e divulgazione lavorano insieme per proteggere e rendere accessibile la memoria del passato.
Gaspare Melchiorri
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