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Gaspare Melchiorri
Leggi i suoi articoliUna fotografia che fece scandalo nel 1898 torna al centro della scena internazionale. Il Toledo Museum of Art ha acquisito «The Seven Words», una delle opere più ambiziose e controverse di F. Holland Day, protagonista della fotografia pittorialista americana di fine Ottocento. Il museo statunitense presenterà il lavoro nell’autunno del 2027, in occasione della riapertura delle gallerie della collezione permanente dopo il riallestimento. L’annuncio dell’acquisizione è stato dato dalla Bruce Silverstein Gallery, in qualità di venditore dell’opera.
Realizzata nel 1898, «The Seven Words» è composta da sette stampe al platino nelle quali Day interpreta sé stesso nei panni di Cristo negli ultimi momenti della Crocifissione. Ogni immagine corrisponde a una delle sette ultime parole pronunciate da Gesù secondo la tradizione evangelica. L’artista concepì l’insieme come un’unica opera, inserendolo nella cornice originale in lacca nera, da lui stesso progettata e ancora oggi caratterizzata dalle iscrizioni incise.
Per prepararsi alla parte, Day si fece crescere i capelli e osservò un lungo periodo di digiuno. Modificò inoltre la propria macchina fotografica applicandovi uno specchio, così da poter controllare la propria espressione nel momento dello scatto. Per l’intero ciclo della Passione realizzò circa 250 studi su lastra, ma soltanto una dozzina raggiunse il risultato desiderato.
Quando «The Seven Words» venne presentata al primo Philadelphia Photographic Salon, alla Pennsylvania Academy of the Fine Arts, l’opera aprì un acceso dibattito sulla possibilità che la fotografia potesse appropriarsi di soggetti sacri tradizionalmente riservati alla pittura e alla scultura. Per alcuni l’operazione era blasfema; altri ne riconobbero invece la forza spirituale. Edward Steichen, tra i sostenitori dell’artista, arrivò a difendere il lavoro sostenendo che poche opere pittoriche possedevano una simile intensità religiosa.
Day fu tra i principali promotori della fotografia come forma d’arte negli Stati Uniti. Nel 1900 organizzò «The New School of American Photography», prima grande mostra itinerante dedicata alla fotografia pittorialista americana, che raggiunse anche Inghilterra e Francia. L’iniziativa divise la critica, confermando la capacità di Day di suscitare reazioni opposte.
L’esemplare acquistato dal museo di Toledo è particolarmente prezioso anche per la sua storia. Si tratta proprio di quello esposto a Philadelphia nel 1898. La cornice conserva la dedica che documenta la donazione del collezionista Clarence B. Moore al Philadelphia Museum of Art. In seguito, l’opera passò a Louis Walton Sipley, fondatore dell’American Museum of Photography, e nel 1970 venne addirittura recuperata dalla spazzatura, quando fu venduta la sua abitazione di Philadelphia. Nel 1986 stabilì da Sotheby’s a New York un record d’asta per un’opera fotografica.
Nel 1998 Bruce Silverstein acquistò «The Seven Words» come collezionista privato, prima di fondare la propria galleria. Negli anni successivi la prestò a importanti esposizioni internazionali, contribuendo alla riscoperta di Day e alla lettura dell’opera come anticipazione di forme di autoritratto performativo sviluppate nel Novecento da artisti come Cindy Sherman, Robert Mapplethorpe e Francesca Woodman.
Il prezzo dell’attuale acquisizione non è stato reso pubblico, ma il comunicato della Bruce Silverstein Gallery afferma che si tratta della cifra più alta mai pagata, privatamente o pubblicamente, per un’opera fotografica del XIX secolo. Per Adam M. Levine, direttore del Toledo Museum of Art, «The Seven Words» è «la fotografia più importante che la gente non conosce». Dal 2027, il museo offrirà al pubblico l’occasione di scoprirla.
«The Seven Words», di F. Holland Day, opera acquisita dal Toledo Museum of Art (nella sua totalità). Foto: Toledo Museum of Art
Gaspare Melchiorri
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