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Gaspare Melchiorri
Leggi i suoi articoliAlcune nuove scoperte archeologiche a Kapellenberg, nei pressi di Hofheim am Taunus, nell’Assia (Germania centro-occidentale), rafforzano l’ipotesi che uno dei più grandi tumuli funerari del Neolitico dell’Europa centrale custodisse una monumentale tomba centrale. Durante l’ultima campagna di scavo, gli archeologi hanno infatti individuato parte di una struttura rivestita in pietra, interpretata come i resti della camera funeraria principale del monumento.
Gli scavi, condotti dal Leibniz Zentrum für Archäologie (Leiza) insieme all’Università Johannes Gutenberg di Magonza, a HessenArchäologie e alla municipalità di Hofheim, si sono concentrati sulla sommità del tumulo, databile intorno al 4100 a.C. Le indagini precedenti avevano già permesso di ricostruire la forma originaria del rilievo e di documentarne le trasformazioni avvenute nel corso dei millenni. Ora l’attenzione si è spostata verso il centro del monumento, dove le nuove evidenze sembrano confermare la presenza di una grande sepoltura.
Sebbene l’area sia stata più volte alterata nel tempo, i ricercatori hanno identificato una cavità delimitata da pietre, con caratteristiche molto simili a quelle osservate in monumenti funerari neolitici della Francia settentrionale. È emersa inoltre una base realizzata a gradoni, una tecnica costruttiva già nota nel bacino orientale di Parigi. Queste analogie rafforzano l’ipotesi che le prime comunità insediate a Kapellenberg fossero strettamente collegate, dal punto di vista culturale, alle popolazioni dell’attuale Francia nord-orientale.
Kapellenberg non era soltanto un luogo destinato alle sepolture. Gli archeologi ritengono che rappresentasse il centro di una vasta comunità agricola e un importante nodo delle reti di scambio che, circa 6mila anni fa, collegavano l'Europa centrale con l’Atlantico e le Alpi.
A conferma di questi contatti a lunga distanza vi sono due asce levigate conservate nel Museo Civico di Hofheim: una in giadeite, proveniente probabilmente dalle Alpi occidentali, e l'altra in anfibolite, riconducibile alla Bretagna. Reperti che testimoniano l'esistenza di una rete di scambi estesa per centinaia di chilometri.
Considerato uno dei siti neolitici meglio conservati della regione Reno-Meno, Kapellenberg è oggetto di ricerche dal 2008 e continua a offrire nuove informazioni sulla cultura di Michelsberg. Nonostante il caldo intenso e la siccità abbiano reso particolarmente impegnativa l’ultima campagna di scavo, i nuovi ritrovamenti rappresentano un passo importante verso la ricostruzione dell’aspetto originario del tumulo e della sua funzione, aprendo nuove prospettive sul ruolo delle élite e delle pratiche funerarie nell’Europa del Neolitico.
Gaspare Melchiorri
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