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Vittorio Bertello
Leggi i suoi articoliUna piccola chiesa medievale, rimasta nascosta per secoli nel paesaggio del Sud della Groenlandia, sta offrendo agli archeologi nuove informazioni sull’organizzazione delle comunità nordiche che abitarono l’immensa isola artica più di 800 anni fa. La scoperta è stata annunciata dal Museo nazionale di Danimarca e riguarda il sito di Qinngua, nei pressi di Narsarsuaq.
L’edificio, databile con ogni probabilità al XIII secolo, era lungo tra gli otto e i dieci metri e largo appena tre o quattro. Accanto alla struttura è stata individuata almeno una tomba. A rendere particolarmente interessante il ritrovamento è però il contesto: intorno alla chiesa sorgevano almeno tre fattorie, probabilmente collegate tra loro dalla condivisione dei campi e delle risorse. Secondo l’archeologo Christian Edelfelt Koch Madsen, che ha guidato le ricerche, si potrebbe parlare di un vero e proprio «proto-villaggio».
La Groenlandia è stata popolata a partire da almeno 3mila anni fa dal popolo Inuit dell’Artico. Nel X secolo i Vichinghi, grazie all’innalzamento delle temperature durante il cosiddetto «periodo caldo medievale» e alla possibilità quindi di poterne perlustrare più agevolmente il territorio, fondarono una colonia che cessò di esistere circa 500 anni dopo, in circostanze che al momento rimangono ancora misteriose, prima della colonizzazione da parte della Danimarca nel Settecento.
La scoperta è arrivata quasi per caso. L’indizio decisivo è emerso soltanto nelle ultime ore delle campagne di scavo condotte l'anno precedente, quando ormai le indagini stavano per concludersi. Da quel momento, il sito ha aperto una nuova prospettiva sulla vita delle comunità nordiche della Groenlandia.
I coloni dell’epoca, infatti, non vivevano soltanto di agricoltura, un'attività resa difficile dal clima e dalle condizioni ambientali. Una parte importante della loro economia era legata allo sfruttamento delle risorse artiche. Dalle coste e dai territori circostanti provenivano zanne di tricheco, zanne di narvalo e pelli di orso polare, prodotti di grande valore che entravano nelle rotte commerciali dirette verso l’Europa e, attraverso reti più ampie, fino al Medio Oriente e all’Eurasia centrale.
Le fattorie groenlandesi potevano quindi rappresentare non soltanto insediamenti agricoli, ma basi per la caccia marina e per il commercio a lunga distanza. La nuova chiesa aggiunge inoltre un tassello alla storia della diffusione del Cristianesimo nelle colonie nordiche. Le fonti scritte indicano infatti l’esistenza di una rete di piccole chiese, tra le prime strutture cattoliche sorte nel continente nordamericano.
Il ritrovamento porta gli archeologi a interrogarsi sull’intera evoluzione dell’insediamento: come venne fondato, come si sviluppò e, infine, perché fu abbandonato. Le colonie nordiche della Groenlandia scomparvero entro il XV secolo, probabilmente non oltre il 1450, lasciando ancora molti interrogativi sulle cause del loro declino.
Ora gli scavi di Qinngua potrebbero contribuire a ricostruire una storia rimasta a lungo sepolta sotto il terreno artico: quella di comunità che, in uno degli ambienti più difficili del pianeta, riuscirono a costruire fattorie, luoghi di culto e reti commerciali capaci di collegare il remoto Groenlandia al resto del mondo medievale.
Vittorio Bertello
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