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Particolare del ritratto d’anziano con una catena d’oro e cappello piumato in collezione britannica ritenuto copia di bottega e da Gary Schwartz assegnato a Rembrandt

Courtesy di Sir Francis Newman, UK

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Particolare del ritratto d’anziano con una catena d’oro e cappello piumato in collezione britannica ritenuto copia di bottega e da Gary Schwartz assegnato a Rembrandt

Courtesy di Sir Francis Newman, UK

Il ritratto d’uomo in cui Rembrandt forse copiò Rembrandt

Secondo lo storico dell’arte Gary Schwartz  il ritratto di «Anziano con una catena d’oro» conservato in una collezione britannica e attualmente esposto all’Art Institute di Chicago accanto al dipinto del medesimo soggetto attribuito con certezza al pittore olandese, è anch'esso di mano del maestro e non della sua bottega

Rembrandt o non Rembrandt? A riaccendere il dibattito è un dipinto, un ritratto di un uomo anziano con una catena d’oro, tradizionalmente assegnato alla bottega del maestro olandese, esposto per la prima volta in quattrocento anni accanto all’opera del medesimo soggetto conservata nell’Art Institute di Chicago e considerata di mano di Rembrandt. Entrambi databili ai primi anni Trenta del Seicento, raffigurano a grandezza naturale un uomo anziano che indossa una catena d’oro e un cappello piumato.

La questione è stata rilanciata dallo storico dell’arte olandese Gary Schwartz, secondo cui l’olio su tela custodito in una collezione inglese e di proprietà di Sir Francis Newman, un imprenditore di Cambridge, sarebbe una copia eseguita dal pittore stesso e non dalla sua bottega. La qualità della pennellata, la coincidenza dei materiali e l’assenza di correzioni tipiche del lavoro di un apprendista confutano l’ipotesi che il quadro britannico sia una semplice copia. Inoltre molti artisti olandesi dell’epoca creavano repliche dei propri dipinti:«Se Rembrandt avesse avuto un committente per una replica del suo affascinante anziano, quale sarebbe stato il modo più efficace ed efficiente per realizzarla? Affidarla a un allievo, il cui lavoro avrebbe dovuto essere corretto, e il dipinto di Newman non mostra alcun segno di correzioni, o ripetere i passaggi che aveva appena compiuto, quando erano ancora freschi nella mente e nella mano? Sicuramente la seconda opzione ha più senso. Questa ipotesi spiega l’eccezionale qualità della tela», ha dichiarato Schwartz in esclusiva al quotidiano britannico «The Guardian». 

Le immagini ai raggi X e all’infrarosso del dipinto di Chicago hanno rivelato un disegno preparatorio che mostra, ad esempio, modifiche all’abito dell’uomo. Pentimenti invece assenti nella tela: «Se fosse stato un allievo a dipingerlo, argomenta Schwarz, avrebbe commesso degli errori che il maestro avrebbe voluto correggere. Questo invece è molto preciso».

La versione contestata del ritratto era stata acquistata dal bisnonno di Sir Francis Newman come opera di Rembrandt nel 1898. Di dimensioni lievemente minori rispetto al dipinto su tavola di Chicago, il dipinto fin dalla sua acquisizione ha generato controversie su provenienza e autenticità. A sancire il cambio di attribuzione fu Wilhelm von Bode che nel 1912, in seguito alla comparsa del ritratto oggi a Chicago, classificò l’opera britannica come copia.

Il dipinto Newman è stato esposto solo una volta, nel 1952, in una mostra alla Royal Academy di Londra. «Nel catalogo, ricorda ancora Schwartz, era definito un originale di Rembrandt. Ma gli esperti che visitarono la mostra corressero l'affermazione; sul Burlington Magazine comparve poi un articolo di un importante storico dell’arte olandese che affermò trattarsi di una copia di bottega». Schwartz ha anche affermato che Bode non ha offerto «alcuna motivazione seria a sostegno della sua tesi».

Uno studio dell’Hamilton Kerr Institute dell’Università di Cambridge ha rilevato che la tela e i pigmenti della versione britannica corrispondevano a quelli utilizzati da Rembrandt e dalla sua bottega. La tela inoltre presentava lo stesso doppio strato di fondo a base di olio di otto dipinti di Rembrandt risalenti al 1632 e al 1633.

Dopo aver esaminato scansioni a infrarossi, raggi X e analisi dei pigmenti, l’Art Institute di Chicago ha affermato che, sulla base delle differenze tra le due opere, la versione britannica è una riproduzione di bottega; ha anche riconosciuto però che  «il dibattito sullo scopo e la paternità di queste copie continua a evolversi».

 

 

Redazione, 31 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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