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Redazione
Leggi i suoi articoliIl prossimo 17 aprile si apre a Sant’Ambrogio (To), in bassa Val di Susa, il Museo Mario Giansone, articolato, su una superficie totale di 750 metri quadrati, in 7 sale. Trova casa nell’ex Maglificio Fratelli Bosio. Con circa 170 sculture, 30 quadri, 23 xilografie, 20 disegni, 12 incisioni, sei litografie, quattro stencil e un arazzo, il Museo si propone come luogo aperto e accessibile, dove riscoprire il valore della sperimentazione visiva e riflettere sulle declinazioni dell’arte contemporanea.
Il nuovo ente intende far conoscere a cittadini, appassionati e curiosi l’eredità artistica e culturale di Mario Giansone (1915-97), artista torinese tra le figure più originali dell’arte italiana del Novecento. Un nuovo spazio espositivo, ma anche e soprattutto un progetto di restituzione culturale: dare finalmente una casa stabile e una lettura organica a un autore che ha attraversato il Novecento con una voce originale e profondamente attuale.
Dopo il diploma all’Istituto d'Arte di Torino nel 1935, Giansone fu assistente di Alberto Cibrario alla cattedra di anatomia dell’Accademia di Belle Arti di Torino, di cui tenne l’incarico di insegnamento nel biennio 1946-48. Lavorò anche allo studio di Michele Guerrisi. Dal 1956 al 1985 insegnò all’Istituto Statale d’Arte per il Disegno di Moda e Costume di Torino (divenuto poi Liceo Artistico «Aldo Passoni»).
Giansone è stato un artista indipendente nel panorama del Novecento italiano. Ha esposto alle Quadriennali di Torino e Roma, ha ricevuto la commissione per l’Auditorium Rai di Torino, ha realizzato opere per la Gam, ma ha sempre scelto una traiettoria personale, lontana dai circuiti tradizionali del sistema dell’arte.
La sua ricerca attraversa materia e spirito: sculture in marmo, granito, legno, ferro e bronzo; arazzi in cui la luce viene «imprigionata» nel retro dei fili; xilografie, incisioni, dipinti e opere in cui convivono cinque grandi ossessioni artistiche (la guerra, la tecnologia, l’intimismo, la musica, particolarmente il jazz, e la trascendenza).
«Il ferro, le pietre, i legni più duri, i marmi, le lamiere non sono bastati a Giansone per placare la sua ansia di dare forma e volume alla sua anima, alle sue emozioni, alla sua visione dell’umanità, dell’universo e dell’ultraterreno. Ha disegnato, dipinto, inciso, imprigionato la luce nei fili del retro degli arazzi, dato forma ed espressione alle ombre, dato movimento alle pietre per esprimere concetti o creare sensazioni visive», ha dichiarato alla stampa Giuseppe Floridia, presidente della Fondazione Giansone.
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