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Credito: Forshaw

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Credito: Forshaw

Monete sui teschi dei maiali: riaffiora un misterioso santuario romano in Britannia

Nel Suffolk, in Inghilterra, lo studio del sito di Red Lodge rivela un singolare paesaggio rituale: all’inizio del II secolo d.C. una comunità romana costruì un santuario accanto a un tumulo funerario dell’Età del Bronzo eretto quasi duemila anni prima. Teschi di maiale orientati verso l’edificio sacro, monete deposte sopra i crani, sacrifici animali e oggetti votivi documentano un culto rimasto attivo per secoli. E mostrano come anche per i Romani il passato più remoto potesse diventare materia religiosa.

Quando i Romani arrivarono in questo punto dell’attuale Suffolk, il grande tumulo circolare che dominava il paesaggio era già antico di quasi duemila anni. Probabilmente nessuno conosceva più l’identità delle persone per cui era stato costruito, né le credenze che ne avevano determinato la nascita. Eppure quel monumento continuava a essere riconoscibile. Tanto da diventare, all’inizio del II secolo d.C., il centro di un nuovo spazio sacro. È questo uno degli aspetti più interessanti emersi dallo studio del complesso archeologico di Red Lodge, nella contea inglese del Suffolk. Scavato nel 2016 da Archaeology South-East prima della costruzione di un complesso residenziale, il sito è stato ora analizzato dettagliatamente da Angus Forshaw in uno studio pubblicato su Britannia. La ricerca ricostruisce una sequenza lunga millenni: prima un monumento funerario dell’Età del Bronzo, poi un santuario romano caratterizzato da insolite deposizioni rituali e, molti secoli dopo, un luogo che potrebbe essere stato associato a un patibolo medievale.

Al centro di tutto c’era il tumulo. Il fossato circolare che lo delimitava aveva un diametro di circa 45 metri e i depositi sottostanti permettono di datarne la costruzione tra il 2200 e il 1600 a.C. L’attività agricola successiva ha cancellato gran parte della struttura e nessuna sepoltura originaria è sopravvissuta, ma la scarsità di altre costruzioni preistoriche nelle vicinanze suggerisce che l’area circostante potesse essere stata mantenuta intenzionalmente libera, accentuando la presenza del monumento nel paesaggio. Quasi due millenni dopo, il tumulo era evidentemente ancora abbastanza visibile da attirare l’attenzione di una comunità della Britannia romana. Probabilmente all’inizio del II secolo d.C. venne inglobato in un grande temenos, un recinto sacro rettangolare stimato in circa 200 per 160 metri. Il fossato preistorico fu mantenuto o rimodellato: un elemento importante, perché suggerisce che il monumento più antico non si trovasse casualmente all’interno del nuovo complesso, ma costituisse uno dei suoi punti focali.

Immediatamente a est del tumulo sorgeva un piccolo edificio di circa cinque metri per quattro e mezzo, identificato come santuario. Le dimensioni erano modeste, la decorazione decisamente meno spartana: gli archeologi hanno recuperato circa 48 chilogrammi di intonaco dipinto, prevalentemente bianco e rosso, con zone rosa e verdi, oltre a più di 111 chilogrammi di tegole. La disposizione interna ha portato Forshaw ad accostarlo a un santuario di tipo larario, inserito però in un complesso rurale molto più vasto. Nelle fosse immediatamente a ovest del santuario sono stati individuati sei depositi costituiti da teste e zoccoli di maiale. I crani erano tutti orientati verso est, dunque direttamente verso l’edificio sacro. Una disposizione sufficientemente sistematica da escludere una deposizione casuale. Su due dei teschi erano state collocate delle monete: un sesterzio di Antonino Pio del 156-157 d.C. e un dupondio di Faustina datato al 142. Su un terzo cranio, una macchia verde prodotta dal rame potrebbe indicare che anche qui fosse stata originariamente deposta una moneta.

Non sembra essersi trattato di un’unica grande cerimonia. Le fosse furono riaperte e utilizzate più volte, aggiungendo nuove offerte nel corso del tempo. Una moneta rinvenuta in associazione con i depositi risale addirittura al 345-350 d.C., indicando una continuità delle pratiche rituali fino al IV secolo. La maggioranza dei maiali era costituita da giovani maschi adulti e lo stato delle ossa lascia pensare che testa e zampe fossero ancora collegate dalla pelle al momento della deposizione. I maiali rappresentano però soltanto una parte del repertorio rituale di Red Lodge. Presso quello che potrebbe essere stato l’ingresso del complesso è stato trovato lo scheletro completo di un cane accompagnato da una scapola di cavallo. Altrove erano stati deposti un gallo insieme a una scapola bovina e a un palco di cervo, mentre dalla parte opposta del tumulo è emersa una giovane mucca quasi completa, priva di segni di macellazione o consumo e databile tra il 238 e il 384 d.C.

Quale divinità venisse venerata rimane sconosciuto. Proprio l'eterogeneità delle offerte rende difficile collegare il complesso a un culto romano preciso. Forshaw considera possibile che si trattasse di una forma di devozione locale, oppure di uno spazio capace di accogliere pratiche differenti. Anche la distribuzione degli oggetti rafforza la natura sacra dell'area. Delle 52 monete romane recuperate complessivamente, 27 provengono dalle immediate vicinanze del santuario e altre undici dal tratto vicino del fossato dell’Età del Bronzo. Nella stessa zona si concentravano spille, fermagli, pinzette e frammenti di placche votive. Alcuni manufatti erano stati intenzionalmente modificati prima della deposizione: una foglia votiva in lega di rame era piegata, un bracciale probabilmente spezzato deliberatamente. Ancora più interessante è il ritrovamento, all’interno di contesti romani, di due asce neolitiche in pietra levigata. Anche questi oggetti erano già antichissimi quando vennero maneggiati dagli abitanti della Britannia romana. Manufatti preistorici di questo genere potevano essere reinterpretati come curiosità, amuleti o oggetti dotati di qualità soprannaturali. Il sito permette di osservare un fenomeno molto più ampio: il rapporto delle società antiche con un passato ancora più antico. I Romani non conoscevano necessariamente la funzione originaria del tumulo dell’Età del Bronzo. Quel monumento apparteneva già per loro a un tempo remoto, privo probabilmente di una memoria storica precisa. Ma la sua stessa antichità, la monumentalità e la persistenza nel paesaggio potevano conferirgli un’autorità particolare. Il passato diventava una risorsa simbolica da reinterpretare.

Redazione, 24 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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