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Sophie Seydoux
Leggi i suoi articoliUn gatto ghermisce una pernice in un mosaico proveniente dalla Casa del Fauno di Pompei, intorno al 180 a.C. La scena conserva, a oltre duemila anni di distanza, un'immediatezza sorprendente: l'animale è colto nell'istante della caccia, mentre il movimento del corpo e la tensione dell'agguato diventano il centro della composizione. È una delle immagini che attraversano «Gatto», il volume curato da Hannah Shaw e Leïla Jarbouai, in uscita il 20 ottobre per Marsilio Arte, che ricostruisce attraverso oltre 200 riproduzioni la presenza del felino nella storia dell'arte e della cultura visiva. Dall'antichità alle rappresentazioni contemporanee, il gatto si rivela un soggetto capace di conservare alcuni caratteri riconoscibili e, contemporaneamente, di adattarsi alle trasformazioni del gusto, della sensibilità e dei linguaggi artistici.
Il suo posto nell'immaginario è particolare. Animale domestico e predatore, presenza familiare e creatura associata al mistero, il gatto ha attraversato epoche e culture senza essere ricondotto a un significato univoco. Nell'antico Egitto occupava una posizione di rilievo nell'universo religioso e simbolico; nella tradizione figurativa occidentale è entrato progressivamente negli ambienti domestici, nelle scene di genere, nei ritratti e nelle rappresentazioni della vita quotidiana. La sua capacità di muoversi tra mondi differenti, quello della casa e quello della natura, quello dell'affetto e quello dell'indipendenza, ne ha fatto un soggetto particolarmente fertile per gli artisti. Il volume ne segue le trasformazioni senza limitarsi alla successione cronologica delle opere, privilegiando accostamenti iconografici che mettono in relazione immagini lontane nel tempo e nella funzione.
È proprio questo uno degli aspetti più interessanti dell'impostazione editoriale. Accanto alle testimonianze dell'arte antica trovano spazio le illustrazioni antropomorfe dell'Inghilterra vittoriana, i maneki-neko della tradizione giapponese, la grafica pubblicitaria, l'animazione, la moda e le ricerche degli artisti contemporanei. Il gatto diventa così un punto di osservazione sulla circolazione delle immagini: dalla rappresentazione naturalistica alla caricatura, dall'oggetto decorativo all'icona popolare, fino all'opera d'arte. La sua figura permette di attraversare ambiti che la storia dell'arte ha spesso studiato separatamente, mostrando come l'immaginario visivo si costruisca anche attraverso la ripetizione, la trasformazione e la diffusione di soggetti apparentemente ordinari.
Un ruolo importante in questa vicenda spetta a Louis Wain, l'illustratore britannico celebre per i suoi gatti antropomorfi, protagonisti di scene nelle quali assumono comportamenti, abitudini e atteggiamenti umani. Con Wain, il felino diventa una figura capace di interpretare ironicamente la società e le sue convenzioni, conquistando uno spazio autonomo nella cultura illustrata. Un'altra declinazione emerge nella Pop Art di Andy Warhol, dove la riproducibilità dell'immagine e il linguaggio grafico contribuiscono a trasformare il gatto in un soggetto immediatamente riconoscibile. La sua presenza nella produzione artistica moderna e contemporanea dimostra come la familiarità dell'animale non ne esaurisca le possibilità espressive: proprio perché universalmente identificabile, può essere continuamente reinterpretato.
Il repertorio comprende anche artisti come Tracey Emin, Judy Chicago e Yoshitomo Nara, le cui ricerche appartengono a contesti e sensibilità molto differenti. La presenza del gatto assume di volta in volta una dimensione personale, simbolica o legata ai linguaggi della cultura contemporanea. Accanto a queste esperienze, il volume considera le incursioni del felino nella moda, con riferimenti, tra gli altri, a Thom Browne, confermando quanto l'immagine dell'animale abbia superato i confini delle arti figurative per diventare un elemento ricorrente della comunicazione visiva e dell'immaginario collettivo.
La fortuna iconografica del gatto passa inoltre attraverso la letteratura e il folklore. Il Gatto con gli Stivali, protagonista di una lunga tradizione narrativa e illustrativa, e lo Stregatto di Alice nel Paese delle Meraviglie rappresentano due esempi della capacità del felino di assumere un'identità autonoma rispetto alla sua natura animale. Astuzia, ambiguità, ironia e imprevedibilità diventano qualità narrative, poi tradotte in immagini e continuamente rielaborate attraverso l'illustrazione, il cinema e l'animazione. È anche attraverso questi personaggi che il gatto si afferma come una delle figure più persistenti della cultura popolare, capace di passare dalla pagina al grande schermo e di rinnovarsi con ogni generazione.
I saggi introduttivi di Hannah Shaw e Leïla Jarbouai accompagnano questa ricognizione, proponendo una lettura del rapporto millenario tra esseri umani e felini. Più che ricostruire una storia autonoma dell'animale nell'arte, il libro suggerisce quanto le sue rappresentazioni raccontino delle società che le hanno prodotte: delle loro credenze, dei rapporti con la natura, delle abitudini domestiche e dei modi in cui attribuiamo agli animali caratteri e comportamenti umani. Il gatto diventa così una figura attraverso la quale osservare le continuità e le discontinuità della cultura visiva, dai mosaici antichi alla produzione contemporanea.
In questa lunga successione di immagini, ciò che cambia è soprattutto lo sguardo umano. Il gatto continua a essere riconoscibile nella propria anatomia e nei propri comportamenti, ma ogni epoca sembra attribuirgli una funzione differente: animale sacro, compagno domestico, personaggio letterario, protagonista di immagini popolari o soggetto della ricerca artistica. È forse questa disponibilità a essere continuamente reinterpretato, senza perdere la propria identità, a spiegare la sua straordinaria fortuna figurativa. Un animale che l'arte rappresenta da millenni e che continua a offrire nuove possibilità di osservazione.
«Gatto», a cura di Hannah Shaw e Leïla Jarbouai, Marsilio Arte, in libreria dal 20 ottobre 2026.
Sophie Seydoux
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