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Sophie Seydoux
Leggi i suoi articoliAlla Fondazione THE BANK ETS di Bassano del Grappa, la pittura torna a essere osservata a partire dai suoi strumenti fondamentali: colore, materia, superficie, gesto e struttura figurativa. «Il mestiere del pittore», a cura di Cesare Biasini Selvaggi, riunisce oltre 40 opere di Nebojša Despotović, realizzate tra il 2013 e il 2026, costruendo un percorso attraverso le diverse direzioni assunte dalla sua ricerca. Il progetto comprende anche numerosi lavori inediti e una sezione dedicata a sei giovani artisti dell’Atelier F dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove Despotović insegna Tecniche Pittoriche.
Nato a Belgrado nel 1982, Despotović appartiene a una generazione di artisti che ha contribuito a riportare la pittura figurativa al centro della ricerca contemporanea italiana. Nella sua pratica la pittura diventa uno strumento per interrogare identità, memoria e percezione, attraverso immagini costruite a partire da riferimenti cinematografici e mediatici, dalla memoria familiare e dalle relazioni personali. Il titolo della mostra indica così una precisa posizione: tornare alla pratica pittorica per indagarne gli elementi costitutivi e, attraverso questi, affrontare la complessità dell’esperienza umana.
Il percorso si articola in tre nuclei. Il primo è dedicato all’identità e raccoglie dipinti nei quali figure in costume abitano ambientazioni teatrali, costruite attingendo al cinema e ai mass media. Le immagini assumono la forma di una rappresentazione dell’esistenza e la luce interviene nella definizione dello spazio, del tempo e della narrazione. Nel secondo nucleo entrano i familiari dell’artista, ritratti all’interno dei loro ambienti quotidiani e in differenti momenti della loro storia. Qui la tavolozza si raffredda, con una prevalenza di blu e, in alcuni casi, di rosa, mentre le immagini si aprono a interrogativi legati a vita e morte, paura e desiderio, affrontando anche aspetti più complessi e perturbanti della condizione umana.
La terza sezione è dedicata invece agli amici, in particolare agli artisti. La cromia si fa più intensa e satura e la pittura assume una resa maggiormente modellata, tattile e materica. Il ritratto diventa così uno strumento di relazione: l’attenzione alla fisionomia lascia spazio all’indagine di ciò che Despotović riconosce nell’altro.
Accanto a questo percorso, al primo piano dell’ex filiale della Banca Commerciale Italiana convertita in museo, la mostra apre uno spazio rivolto alla formazione e alle possibilità future della pittura. Sono presentati i lavori di Anna Furlan, Giorgia Martinuzzi, Elia Peruffo, Silvia Pezzi, Lorenzo Piazza e Isabella Ponte, sei giovani artisti provenienti dall’Atelier F dell’Accademia di Belle Arti di Venezia.
Fondato da Carlo Di Raco e oggi diretto insieme a Martino Scavezzon, l’Atelier F è da anni un luogo di formazione e ricerca sulla pittura contemporanea. Lo stesso Despotović ne è stato allievo e oggi vi insegna Tecniche Pittoriche, mantenendo un rapporto con l’atelier e con gli studenti. La presenza dei sei giovani artisti introduce quindi nella mostra una seconda generazione della pittura, accomunata dalla ricerca di modalità personali per costruire e rielaborare l’immagine.
È proprio in questo passaggio tra esperienza e formazione che il titolo acquista un’ulteriore dimensione. Il «mestiere» riguarda la pratica quotidiana della pittura, la conoscenza dei suoi strumenti e la possibilità di rimetterli continuamente in discussione. La mostra di Despotović e il focus sull’Atelier F mettono così in relazione due momenti di uno stesso percorso: da una parte un artista che ha costruito la propria ricerca intorno alla pittura, dall’altra sei giovani autori che ne stanno verificando oggi possibilità e direzioni.
Nebojša Despotović, «All my dreams are peaceful because of you», 2020. Collezione Fondazione THE BANK, Bassano del Grappa.