Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

Intervento artistico di Idem Studio, Torre dei Segnali, Viarigi

Photo: Chiara Ferrando

Image

Intervento artistico di Idem Studio, Torre dei Segnali, Viarigi

Photo: Chiara Ferrando

Il Monferrato sotto la superficie

Dalle marne al patrimonio industriale, dagli Infernot alle comunità: l’arte contemporanea attraversa le stratificazioni dell’affascinante territorio piemontese durante Germinale – Monferrato Art Fest in programma dall’11 settembre al 4 ottobre 

Margherita Panaciciu

Leggi i suoi articoli

Un mare antico, scomparso milioni di anni fa e rimasto nella materia delle marne, delle argille e dei calcari che ancora oggi modellano il paesaggio, alimentano la viticoltura e conservano, nei sedimenti e nei fossili, la memoria geologica di un territorio. La terza edizione di Germinale – Monferrato Art Fest, curata da Francesca Canfora e intitolata «Di marne feconde, un mare», in programma dall’11 settembre al 4 ottobre, evoca quest'immagine. Il titolo suggerisce appunto una direzione precisa: guardare sotto la superficie, attraversare gli strati visibili e invisibili del paesaggio per intercettare ciò che i luoghi hanno conservato e che l’arte contemporanea può ancora riportare alla luce.

«La terza edizione di Germinale Monferrato Art Fest consolida un percorso di ricerca che mette al centro il legame indissolubile tra la creatività contemporanea e la memoria profonda del territorio», spiega Canfora. «Quest’anno il tema Di marne feconde, un mare invita il pubblico a un’esplorazione profonda, a scavare sotto la superficie alla ricerca dell’essenza e della memoria dei luoghi». Il sottosuolo diventa così una chiave di lettura che non riguarda soltanto la geologia, ma anche l’identità culturale del Monferrato: ciò che si trova sotto i piedi è metafora di una memoria stratificata, di una storia fatta di lavoro, agricoltura, architettura, industria, trasformazioni del paesaggio e comunità.

Promosso dalla Quasi Fondazione Carlo Gloria, Germinale torna a costruire una geografia dell’arte contemporanea che esce dai tradizionali luoghi espositivi per distribuirsi tra borghi e colline, castelli, chiese, Infernot, edifici storici, spazi industriali e luoghi pubblici. L’edizione 2026 coinvolge 18 comuni e 29 sedi, con circa 60 artisti, articolati tra invitati, giovani in residenza, finalisti del Premio Selva e partecipanti agli altri progetti del festival. La dimensione diffusa è il principio stesso attraverso cui Germinale interpreta il rapporto fra arte e territorio. Le opere sono chiamate a confrontarsi con la loro storia, con la materia di cui sono fatte e con le comunità che li abitano.

La costellazione degli artisti invitati comprende Luigi Mainolfi, Richi Ferrero, Paola Anziché, Simone Benedetto, Domenico Borrelli, Boscolo/Rossetto, Gianluca Brando, Chiara Capellini, Claudio Cravero, Agata Ferrari Bravo, Gabriele Garbolino Rù, Ferdi Giardini, Carlo Gloria, IDEM studio, Sophie Anne Herin, Marguerite Kahrl, Davide Mineo, Jessica Moroni, Johannes Pfeiffer, Paolo Piscitelli, Daniele Ratti, Tamara Repetto, Ugo Ricciardi, Raffaele Salvoldi, Enrico Tealdi e Marzio Zorio. Sono ricerche differenti per generazione, linguaggio e modalità di intervento, ma accomunate dalla possibilità di misurarsi con una dimensione territoriale che non funziona da sfondo. La scultura, la fotografia, l’installazione, l’intervento ambientale e le pratiche partecipative infatti diventano strumenti per interrogare un paesaggio già densamente carico di significati.

L’installazione fotografica di Daniele Ratti presso la chiesa di Sant’Agata, Alfiano Natta. Photo: Daniele Ratti

«I Cappuccini 1624» di Gabriele Garbolino Rù alla Cantina Sette Colli, Moncalvo. Photo: Chiara Ferrando

Tra le presenze più importanti figura Luigi Mainolfi, con «Soltitan» nell’atrio di Palazzo di Città ad Asti, una scelta che rinnova anche il rapporto dell’artista con la città, dove nel 1995 realizzò i drappi del Palio. A Palazzo Mazzetti sarà invece presentata un’installazione di Domenico Borrelli mentre a Vignale Monferrato Richi Ferrero interviene nell’Infernot, uno degli spazi in cui il tema della relazione tra natura, materia e cultura trova una delle sue espressioni più caratteristiche. Gli Infernot sono infatti architetture ipogee scavate nella cosiddetta pietra da cantoni, nate per la conservazione del vino e oggi parte dei Paesaggi vitivinicoli del Piemonte riconosciuti dall’UNESCO. 

Anche Casale Monferrato entra nella geografia di questa edizione con il Castello del Monferrato, dove saranno esposte le fotografie di Ugo Ricciardi e Sophie-Anne Herin, e con il Chiostro piccolo del Museo Civico Bistolfi, che ospita Simone Benedetto. Il Chiosco Liberty sarà invece destinato a una residenza d’artista. Il passaggio da un luogo all’altro diventa così parte della fruizione: il pubblico è chiamato a costruire il proprio percorso attraverso un territorio nel quale la distinzione tra sede espositiva e paesaggio tende progressivamente a sfumare.

È soprattutto nel rapporto con le comunità che Germinale prova però a spostare ulteriormente il discorso. A Rinco, Carlo Gloria realizza un murale permanente nato da un percorso partecipativo con gli abitanti, portando l’opera fuori dalla dimensione dell’evento temporaneo per inserirla nella vita quotidiana del paese. Il progetto si lega alla costruzione progressiva di un museo territoriale diffuso, nel quale gli interventi artistici possano lasciare una traccia anche dopo la conclusione delle singole edizioni. Una prima esperienza di questo tipo era stata realizzata nel 2024 alla Cantina Sette Colli di Moncalvo con un intervento murale permanente di Monograff. 

Ad Olivola, Claudio Cravero porta invece nelle vie del borgo «Visagi – Ritratti di un paese che vive», con grandi ritratti fotografici degli abitanti. Anche qui l’immagine non è soltanto rappresentazione ma diventa uno strumento per rendere visibile una comunità e il suo rapporto con il luogo. Il paese, anziché essere soltanto lo scenario dell’opera, entra nell’opera stessa. In questa prospettiva si comprende anche «Cantieri di Roccia», uno dei progetti speciali più direttamente legati al tema dell’edizione. Nato dall’incontro tra La Fabbrica di Santa Caterina ETS, Germinale Monferrato Art Fest e Le Muse – Accademia Europea d’Arte, il progetto mette in relazione due luoghi emblematici del territorio casalese: Gabanon, nato dal recupero di un’ex cementeria, e la chiesa di Santa Caterina, nel tricentenario della sua consacrazione. Sono due luoghi diversi, ma legati da una storia nella quale la materia del territorio diventa materia del lavoro e quindi dell’architettura.

La presenza della marna nel sottosuolo delle colline casalesi ha infatti favorito lo sviluppo dell’industria del cemento, che tra Otto e Novecento trovò nel quartiere del Ronzone uno dei principali poli produttivi. È una storia che permette di leggere il titolo del festival in una sequenza quasi fisica: la marna viene estratta, diventa cemento, il cemento costruisce, le costruzioni diventano patrimonio e il restauro restituisce oggi nuovi significati a ciò che era stato prodotto dall’industria. In «Cantieri di Roccia» questa trasformazione viene tradotta in un’esperienza artistica che attraversa il territorio.

 

Un'opera di Paola Anziché, Quasi Fondazione Carlo Gloria, Rinco di Montiglio. Photo: Chiara Ferrando

Opere di Simone Benedetto, Chiostro piccolo del Museo Civico Bistolfi, Casale Monferrato. Photo Chiara Ferrando

Sabato 3 ottobre, dalle 15.30 alle 18.30, il progetto collegherà Gabanon e Santa Caterina attraverso un itinerario nel territorio, per poi tornare al punto di partenza. Il percorso, realizzato con il contributo dell’Associazione Il Cemento e del Gruppo STAT, comprenderà alcuni luoghi significativi dell’archeologia industriale casalese. Danza contemporanea, musica originale, parola poetica e azione scenica accompagneranno il pubblico, trasformando lo spostamento da un luogo all’altro in una parte integrante della performance. È un passaggio importante perché consente a Germinale di affrontare il tema del patrimonio senza cadere nella semplice celebrazione del passato. L’ex cementeria e la chiesa di Santa Caterina non vengono presentate come testimonianze immobili, ma come luoghi ancora capaci di produrre esperienza. La memoria industriale, così come quella religiosa e architettonica, entra nel presente attraverso il linguaggio dell’arte e della performance. La marna, in questo caso, diventa quasi il filo materiale che unisce geologia, industria e cultura.

Se una parte del festival guarda alla memoria, un’altra è esplicitamente rivolta al futuro. Le nove Residenze d’arte affidano a giovani artisti il compito di abitare i luoghi del Monferrato per la durata della manifestazione, trasformandoli in atelier, laboratori e spazi di ricerca. È un modello che presuppone un rapporto più lento con il territorio: l’artista dispone di un tempo nel quale osservare, incontrare, conoscere e lasciarsi condizionare dal contesto.

Alla scena più giovane è dedicato anche il Selva Art Prize, promosso e sostenuto da Compagnia dei Caraibi e Dispensa e rivolto agli artisti under 40. I 18 finalisti saranno riuniti negli spazi dell’ex Asilo Regina Elena di Castagnole Monferrato, in una mostra che mette a confronto pratiche e linguaggi emergenti. Il premio contribuisce inoltre ad ampliare la rete del festival, che per questa edizione coinvolge le gallerie Umberto Benappi, Weber&Weber, RedLab Gallery, Galleria Simondi, Société Interludio e GART.

Il rapporto tra Germinale e le nuove generazioni non finisce qua. Con «Micromondi sotto i piedi», 460 bambini delle scuole primarie hanno lavorato con l’artista Gregorio Furnari, realizzando formelle in argilla destinate a comporre una grande opera collettiva. Quelle che il progetto definisce “tracce del presente” confluiranno nella Pieve di San Lorenzo a Montiglio. Anche qui la materia è fondamentale: l’argilla permette di imprimere una traccia individuale che diventa parte di un lavoro collettivo, trasformando un’esperienza educativa in un oggetto destinato a entrare nella memoria del territorio. A Cocconato, invece, The Monferriner affronta il problema della rappresentazione del paesaggio attraverso l’illustrazione contemporanea. Le opere, ospitate nell’ex Farmacia, costruiscono una nuova iconografia del Monferrato, mettendo in discussione l’immagine tradizionale della collina e della sua cultura attraverso linguaggi visivi contemporanei.

 

Ferdi Giardini, Belvedere Poggiolo, Calliano. Photo: Chiara Ferrando

Un'opera di Gianluca Brando, Bava azienda vinivola, Cocconato. Photo: Chiara Ferrando

La rete si completa con il programma di talk, workshop e performing arts curato in collaborazione con Casa degli Alfieri, che porta nel festival una dimensione performativa destinata ad attraversare le diverse sedi. La terza edizione di Germinale sembra così compiere un passo ulteriore rispetto alle precedenti: dal concetto di festival diffuso a quello di una vera e propria rassegna territoriale, nel quale la mostra è soltanto una delle forme possibili. Ci sono le opere degli artisti affermati e mid-career, le residenze, il premio, le gallerie, le scuole, le comunità, la performance, il patrimonio industriale e quello architettonico. Tutti questi elementi non sono episodi separati ma parti di una stessa ricerca sulla capacità dell’arte di produrre nuove letture dei luoghi.

Margherita Panaciciu, 08 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

Margherita Panaciciu

Leggi i suoi articoli

Altri articoli dell'autore

La collezione della famiglia americana, tra Tintoretto, Mancini, arredi veneziani e oggetti d’arte, è protagonista della vendita del 29 settembre di Wannenes

Alla Galleria Raffaella Cortese «Metamorfosi» riunisce nuove opere e interventi spaziali in una mostra che mette in discussione il confine tra oggetto, ambiente e percezione

Dal 9 al 13 settembre la città riunisce oltre cento realtà tra istituzioni, gallerie, collezioni, project space e Positions Berlin Art Fair

Tre secoli di storia dell’arte e della cultura europea passano dalle aste che Koller organizza dal 16 al 18 settembre. Il programma autunnale riunisce Old Masters, pittura del XIX secolo, arti decorative, libri e autografi, con alcuni nuclei particolarmente significativi per qualità delle opere e per la storia del collezionismo che li accompagna

Il Monferrato sotto la superficie | Margherita Panaciciu

Il Monferrato sotto la superficie | Margherita Panaciciu