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Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliAchille-Etna Michallon, «La morte di Roland», 1818; anonimo, «Cristo tra san Paolo e Apollo d’Alessandria», 1546; Louis Neillot, «Sottobosco, Bellevue», 1935; e Armand Le Véel, «Testa di Giovanna d’Arco», 1899: sono tre dipinti e una scultura recuperati in due anni grazie a un lavoro di ricerca sistematico. È questo il primo risultato concreto del progetto avviato dal Musée des Beaux-Arts d’Orléans per censire le opere disperse nel corso della sua storia, raccogliendo in un unico repertorio tutti i lavori oggi mancanti ma documentati negli inventari e nei cataloghi storici. Ogni scheda riunisce le informazioni provenienti da archivi, cataloghi e annotazioni d’epoca, con l’obiettivo di agevolarne il riconoscimento e favorirne l’eventuale restituzione al museo.
Le perdite più gravi risalgono al giugno 1940, quando il museo fu saccheggiato prima di essere incendiato. La stessa sorte toccò alle sedi distaccate presso l’Hôtel Cabu e il Museo Jeanne d’Arc, mentre altre opere scomparvero negli anni in cui erano depositate presso uffici pubblici, una pratica allora diffusa e proseguita, in alcuni casi, anche oltre il secondo dopoguerra.
La storia del Musée des Beaux-Arts è però anche quella di una straordinaria partecipazione collettiva. Inaugurato il 4 novembre 1825 all’Hôtel des Créneaux, si distinse fin dall’inizio per una scelta controcorrente: invece di basare la collezione sui depositi statali previsti dal decreto Chaptal (emanato nel 1801, istituì i musei provinciali francesi, distribuendo opere d’arte in 15 città per diffondere la cultura oltre Parigi), il direttore, il conte de Bizemont, costruì il patrimonio grazie alle donazioni di collezionisti e cittadini del territorio. Settimana dopo settimana, sull’allora quotidiano locale «Journal du Loiret» pubblicava l’elenco dei nuovi lasciti, documentando la crescita di una raccolta nata dall’impegno della comunità locale.
Questa tradizione di mecenatismo non si è mai interrotta. Le continue donazioni hanno sostenuto la politica di acquisizioni del museo e favorito l’apertura di nuove sedi, tra cui il Musée Paul Fourché, inaugurato nel 1907 grazie al lascito dell’omonimo collezionista. Oggi quello stesso patrimonio, costruito nei secoli dalla generosità dei cittadini, continua a essere ricostruito attraverso un paziente lavoro di ricerca e restituzione.
Anonimo, «Cristo tra san Paolo e Apollo d’Alessandria», 1546
Alessia De Michelis
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