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Berlin Art Week 2026, Kunst im Westend, Lu Yang, DOKU the Self, 2022

Courtesy of the artist and Société

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Berlin Art Week 2026, Kunst im Westend, Lu Yang, DOKU the Self, 2022

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Berlin Art Week 2026: una mappa della scena artistica più stratificata d’Europa

Dal 9 al 13 settembre la città riunisce oltre cento realtà tra istituzioni, gallerie, collezioni, project space e Positions Berlin Art Fair

Margherita Panaciciu

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Dal 9 al 13 settembre Berlino torna a concentrare in cinque giorni una delle scene artistiche più stimolanti e varie d’Europa. La quindicesima edizione della Berlin Art Week riunisce fiere, musei, gallerie, collezioni private, project space e programmi indipendenti, con oltre cento realtà distribuite in tutta la città che aprono le proprie porte. Il festival è occasione per scoprire il sistema dell’arte berlinese e la sua struttura. Il punto di partenza è il Berlin Art Week Garten, che quest’anno occupa il Kulturforum, tra Neue Nationalgalerie e Gemäldegalerie. Il Garten è insieme centro informazioni, spazio pubblico e programma culturale: workshop, performance, talk, film e incontri si susseguono per tutta la settimana. La sua funzione più interessante, però, è un’altra. In una manifestazione costruita sulla dispersione geografica, il Garten introduce un centro temporaneo, un luogo da cui orientarsi prima di tornare a una città che, per sua natura, non offre un unico percorso.

Il resto è una mappa estesa e inevitabilmente selettiva. Le grandi istituzioni - Neue Nationalgalerie, Hamburger Bahnhof, Gropius Bau, Berlinische Galerie, C/O Berlin, KW Institute for Contemporary Art, Haus der Kulturen der Welt, Kindl - Centre for Contemporary Art - convivono con una rete di associazioni e spazi indipendenti come n.b.k., nGbK, Savvy Contemporary, Schinkel Pavillon, Künstlerhaus Bethanien e Between Bridges. Una delle caratteristiche che continua a distinguere Berlino è proprio la distanza tra istituzione e scena indipendente che non cenna a scomparire ma che viene costantemente attraversata. 

Cosa visitare quindi durante la settimana dell'arte?

Al Gropius Bau, «Kreuzberg: Kunst und Migration seit 1960» ricostruisce la storia culturale delle comunità migranti del quartiere attraverso artisti come Mehmet Aksoy, Nuray Demir e Pınar Öğrenci. Una prospettiva che riporta al centro una Berlino spesso raccontata senza le voci di chi l’ha trasformata dal basso. Sullo stesso terreno politico si muove la nuova opera site-specific delle Guerrilla Girls sulla facciata del Neuer Berliner Kunstverein, mentre n.b.k. e Schinkel Pavillon collaborano a «Projections onto the East». Il rapporto con l’ex Germania Est è uno degli altri assi del programma. All’Hamburger Bahnhof, con «Art Spaces East», si discute sul ruolo dei musei nei Länder orientali mentre allo Stiftung Kunstforum Berliner Volksbank si guarda alle relazioni fra Germania Est e Vietnam con «Vietnam. Art. GDR. Reclaiming Solidarity». Il Kvost presenta «Izabella Gustowska: Home’s Shadows» e la nGbK riflette sull’architettura e sul postmodernismo nella DDR. Il discorso si allarga poi oltre Berlino. L’Akademie der Künste presenta «Metaxy: Between Destruction and Reconstruction», mostra dedicata alle condizioni sociali prodotte da guerra e crisi. Alla Haus der Kulturen der Welt arriva invece, per la prima volta in Germania, la Biennale di San Paolo, con «Not All Travellers Walk Roads-Of Humanity as Practice», con opere, tra gli altri, di Forensic Architecture, Cevdet Erek, Leiko Ikemura, Emeka Ogboh e Wolfgang Tillmans. Savvy Contemporary, organizzazione artistica berlinese, «risponde» con «Vilanismo: Architectural Echotones—A Poetics of the Surrounds», costruendo un dialogo curatoriale fra Berlino e San Paolo. La Berlinische Galerie ospita «Residual Memories» di Jeewi Lee, vincitrice del Gasag Art Prize 2026. Il lavoro dell'artista coreana, che vive a Berlino, ruota intorno al tema della memoria e alle tracce che lascia nel tempo. Al Kindl-Centre for Contemporary Art inaugurano contemporaneamente quattro mostre che coinvolgono Kira Freije, Mischa Kuball, Thu-Van Tran e il duo Neozoon. Quattro progetti diversi, presentati negli spazi dell'ex birrificio di Neukölln, oggi uno dei centri dedicati all'arte contemporanea più interessanti della città. Al C/O Berlin, Carrie Mae Weems presenta la personale «The Heart of the Matter». Nello stesso spazio è allestita «After Nature», con opere di Stelios Kallinikou e Susanne Kriemann, nell'ambito dell'Ulrike Crespo Photography Prize 26. Il percorso può continuare alla Schering Stiftung, con «7 Summers», progetto nato dalla collaborazione tra Diakron ed Emil Rønn Andersen. Alla Haus am Lützowplatz è invece in corso una collettiva dedicata alla pittura di paesaggio e al modo in cui gli artisti contemporanei guardano oggi alla natura e al territorio. Ultima tappa alla nGbK, con «in touch—Goldrausch 2026», mostra dedicata alle artiste selezionate per l'edizione 2026 del programma Goldrausch. L'esposizione è accompagnata da un programma di eventi pubblici che prosegue per tutta la durata della mostra.

Migrazione, Est, diaspora, guerra e appartenenza diventano così i temi attraverso cui la Berlin Art Week prova a leggere il presente.

E poi ci sono le gallerie private. Sprüth Magers, Galerie Max Hetzler, Esther Schipper, Galerie Neu, Galerie Buchholz, neugerriemschneider, Kraupa-Tuskany Zeidler, KOW, Pace, carlier | gebauer, Contemporary Fine Arts, Meyer Riegger, Galerie Barbara Thumm, Tanya Leighton, Galerie Eigen + Art e molte altre realtà costruiscono una geografia commerciale ormai pienamente internazionale. La Gallery Night del 10 settembre - momento in cui la città mette in scena con maggiore evidenza la propria infrastruttura del mercato - ne concentrerà una parte significativa, con circa cinquanta gallerie coinvolte. Tra le tante proposte, la Galerie Neu ospita la mostra del canadese Jeremy Shaw, Galerie Thomas Schulte invece quella della fotografa tedesca Katharina Sieverding, Hua International una collettiva con opere di David Horvitz, Alfredo Jaar, and Zhang Peili mentre da Isabella Bortolozzi troviamo la ricerca interdisciplinare dell’americano Wu Tsang.

Berlin Art Week 2026, Société, Salim Green, Sugarshack, 2026, © Salim Green

Berlin Art Week 2026, Haus der Kulturen der Welt (HKW), María Magdalena Campos-Pons, Macuto. Ausstellungsansicht 36. Biennale von São Paulo, © Levi Fanan / Fundação Bienal de São Paulo

Il 10 settembre apre anche Positions Berlin Art Fair, negli hangar 5 e 6 dell’ex aeroporto di Tempelhof, situato nella parte sud del quartiere centrale di Tempelhof-Schöneberge e chiuso dal 2008. La scelta del luogo è ormai parte dell’immaginario berlinese: un’architettura monumentale e post-industriale convertita in infrastruttura culturale e commerciale. La fiera presenta gallerie nazionali e internazionali, artisti emergenti e nomi affermati. È il punto in cui la Berlin Art Week rende più esplicita la propria dimensione economica. Mentre i musei costruiscono legittimazione e i project space sperimentano forme alternative di produzione, la fiera rende infatti visibile il momento in cui l’opera entra nel circuito dello scambio. Questa edizione riserverà uno speciale focus sugli spazi turchi attraverso gallerie come Galerie Anna Laudel (Düsseldorf / Istanbul / Ankara), Ambidexter (Instambul) e Sanatorium (Intambul). Tra i 93 espositori è fortissima la presenza tedesca (66) ma non mancano dealer provenienti da altri paesi, tra cui Svizzera, Corea del Sud, Paesi Bassi, Polonia, Giappone, Romania, Repubblica Ceca, Francia, Taiwan ecc...e anche una galleria italiana (Galleria Immaginaria da Firenze).

Una parte significativa del programma si sposta verso gli spazi indipendenti e i distretti meno centrali. Il Wilhelm Hallen di Reinickendorf, complesso dai diversi ambienti, loft e uffici all’interno di una splendida architettura in mattoni di oltre 20mila metri quadrati e che ospita aziende di diversi settori, ospita la mostra «Hallen 07», promossa da alcune gallerie e collezioni berlinesi: il percorso con le opere contemporanee di oltre 50 artisti nazionali e internazionali è arricchito da un ricco programma collaterale rivolto a grandi e piccini, con performance e tavole rotonde. Tra i promotori del percorso espositivo ci sono la Collezione d’arte AArab Bank Switzerland, la Collezione d’arte Telekom, la Berlinische Galerie – Museo d’arte moderna, ChertLüdde, Christian Jankowski, Esther Schipper, EXOgallery, Galerie Gegen & Lücke, Galerie Georg Nothelfer, Galerie Mathias Güntner, Galerie Nagel Draxler, Galerie Russi Klenner, Collezione Kienbaum, Kunstmuseum Wolfsburg, Levy, Mehdi Chouakri, Collezione d’arte Mercedes-Benz e molti altri.

Un altro capitolo riguarda il collezionismo. Gli Open Houses e Discovering Collections! aprono al pubblico alcune raccolte private, tra cui Boros Collection, Julia Stoschek Foundation, Fluentum, Kienzle Art Foundation e Miettinen Collection. Temporaneamente diventa pubblico ciò che normalmente appartiene a una sfera privata mostrando anche quanto il collezionismo sia ormai parte integrante dell’ecosistema culturale cittadino.

Berlin Art Week 2026, Fluentum, Arash Nassiri, A Bugs Life, 2025. Co-commissioned by Chisenhale Gallery, London; Fluentum, Berlin; and Fondation Pernod Ricard, Paris. Produced by Chisenhale Gallery. Courtesy of the artist

Berlin Berlin Art Week 2026, C/O Berlin, Stelios Kallinikou, Butterflies (Haarp), 2020, © Stelios Kallinikou

Accanto alla struttura principale della settimana, il programma si allarga poi verso teatro, cinema, musica e performance. La performance è uno dei fili conduttori della Berlin Art Week di quest’anno. Alla Neue Nationalgalerie, la quinta edizione di Perform! ripropone «Walking on the Wall» (1971) di Trisha Brown, insieme a una nuova performance di Kiani del Valle. Nello stesso museo è in programma anche la mostra del Preis der Nationalgalerie 2026, con opere tra cui «Night» di Maurizio Cattelan. Tra gli altri appuntamenti dedicati alla performance, KW Institute for Contemporary Art presenta «Labour: Soft Thought» di Farahnaz Hatam e Colin Hacklander, mentre il Georg Kolbe Museum ospita «everybody», un festival che porta dal vivo i temi della mostra dedicata alle politiche del corpo. Per una sera, anche l'Hotel Adlon Kempinski si trasforma in spazio performativo con «Ordinary Tales of City Madness» di Sunny Pudert, artista multidisciplinare tedesca.

La Berlin Art Week guarda anche al teatro, con alcune produzioni che escono dagli spazi tradizionali. Il Berliner Ensemble collabora per la prima volta con la Gemäldegalerie, trasformandone le sale nel palcoscenico di Alternde Meister, di Ersan Mondtag e Nadim Samman. All'HAU Hebbel am Ufer debuttano invece Something Terrible Will Happen: The Cannibal Woman di Sophia Süßmilch e Internet Explorer di Theresa Reiwer. Al Gorki, infine, un nuovo muro sulla Platz der Märzrevolution viene attivato come spazio pubblico per mostre e performance, segnando l'inizio della direzione artistica di Çağla Ilk.

Il terzo grande tema è il suono. Al Hamburger Bahnhof, Ryuichi Sakamoto: seeing sound, hearing time ripercorre il lavoro del compositore giapponese, mentre al Reethaus «The Ear is the Eye of the Soul», curata da Hans Ulrich Obrist e Ben Vickers con Soundwalk Collective, riunisce contributi di artisti e musicisti come Brian Eno, FKA twigs e Patti Smith.Il programma sonoro si completa con performance e listening experience in diversi punti della città: Leyla Yenirce e Solomon Garçon al Konzerthaus Berlin, JJJJJerome Ellis all'Haus am Waldsee, Wadada Leo Smith da MALA e un live di Tati au Miel alla LAS Art Foundation

Berlin Art Week 2026, bmm—Berliner Medizinhistorisches Museum der Charité, Ania Nowak, Obelix Nutrix, © Ania Nowak

Berlin Art Week 2026, Berliner Ensemble x Gemäldegalerie, Ersan Mondtag und Nadim Samman, Alternde Meister. Foto: Kathrin Hammer, © Staatliche Museen zu Berlin

Margherita Panaciciu, 27 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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