Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Redazione
Leggi i suoi articoliLa mostra dedicata a John Galliano al Metropolitan Museum of Art di New York non si farà. Dopo giorni di polemiche e crescenti contestazioni, il progetto che avrebbe dovuto inaugurare la stagione primaverile del Costume Institute in concomitanza con il Met Gala è stato cancellato.
Il progetto, intitolato «John Galliano: Horizons», era stato annunciato all’inizio di agosto e avrebbe dovuto celebrare l’opera di uno dei designer più influenti e controversi della moda contemporanea. Ma proprio la scelta di dedicargli una grande esposizione istituzionale aveva riaperto una ferita mai del tutto rimarginata. Nel 2011 infatti Galliano era stato condannato da un tribunale francese per incitamento all’odio dopo una serie di dichiarazioni razziste e antisemite pronunciate in pubblico. Lo scandalo aveva portato al suo licenziamento da Dior, dove ricopriva il ruolo di direttore creativo. Da allora, il suo percorso professionale è stato accompagnato da una complessa discussione sulla possibilità di separare l’opera dall’autore e, soprattutto, sull’effettivo significato della riabilitazione pubblica.
Il Metropolitan Museum of Art e John Galliano hanno annunciato oggi che la mostra che avrebbe inaugurato per maggio 2027, non avrà luogo come pianificato. Max Hollein, direttore e amministratore delegato del Metropolitan Museum of Art ha dichiarato: «A seguito di attente discussioni con John Galliano, abbiamo deciso di comune accordo di non procedere con la mostra». John Galliano da parte sua ha aggiunto: «Sono profondamente grato al Metropolitan Museum of Art, e in particolare a Max Hollein, Andrew Bolton e Anna Wintour, per lo straordinario onore di avermi proposto una mostra dedicata al mio lavoro. Il fatto che il mio percorso creativo sia stato preso in considerazione da un’istituzione che ho ammirato per tutta la vita mi ha commosso più profondamente di quanto riesca a esprimere a parole. Sarò per sempre grato per la fiducia, l’attenzione e la competenza che Max, Andrew, Anna e l’intero team del Met hanno dedicato a questo progetto. Dopo lunghe riflessioni e discussioni con il Met e tutte le persone coinvolte, ho deciso, con grande tristezza, che sia meglio che la mostra non abbia luogo in questo momento. Mi assumo pienamente la responsabilità del dolore causato dalle mie parole in passato, in particolare per la sofferenza che ho provocato alle comunità ebraica e asiatica, e ne sono profondamente dispiaciuto. Comprendo che un’espiazione significativa non si ottiene attraverso una mostra, un riconoscimento istituzionale o un singolo gesto pubblico. Si tratta di una responsabilità continua, che si dimostra attraverso l’ascolto, l’apprendimento e la propria condotta nel tempo».
Lo stilista si è detto preoccupato inoltre delle possibili difficoltà che avrebbe incontrato il museo a seguito della mostra distogliendo anche l’attenzione dal lavoro straordinario del Costume Institute.
Redazione
Leggi i suoi articoliAltri articoli dell'autore
Klimt, Picasso, De Kooning e tutti gli artisti più ricercati e pagati della storia
A Büklükale, nell’Anatolia centrale, gli archeologi hanno rinvenuto un piccolo sigillo a stampo con due figure animali, databile probabilmente tra la tarda età dei Karum e la prima fase ittita. L’oggetto, ancora in corso di studio, si inserisce in un sito già noto per tavolette cuneiformi ittite e hurrite e rafforza l’ipotesi di un centro strategico coinvolto nelle reti politiche, religiose e amministrative che precedettero e accompagnarono l’ascesa del potere ittita.
Dopo trentacinque anni, 10 Corso Como apre al Breeze Center di Taipei. Moda, arte, design ed editoria entrano in un nuovo spazio dove il concept store milanese, oggi guidato da Tiziana Fausti, sperimenta ancora una volta l’idea del retail come esperienza culturale
Come si comunica l'arte oggi? Il Giornale dell'Arte interroga i protagonisti della comunicazione culturale italiana. La comunicazione dell'arte sta attraversando una trasformazione profonda. Uffici stampa, responsabili della comunicazione e consulenti culturali sono oggi chiamati a governare un ecosistema in cui convivono stampa, social media, intelligenza artificiale, dati, reputazione e costruzione delle comunità. Con una serie di interviste ai principali professionisti italiani del settore, Il Giornale dell'Arte avvia una ricognizione sul presente e sul futuro della comunicazione culturale, per comprenderne evoluzione, criticità e nuove responsabilità.



