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Le cinque finaliste del Max Mara Art Prize for Woman (2025-2027). Da sinistra: Ipeh Nur, Dian Suci, Betty Adii, Dzikra Afifah e Mira Rizki

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Le cinque finaliste del Max Mara Art Prize for Woman (2025-2027). Da sinistra: Ipeh Nur, Dian Suci, Betty Adii, Dzikra Afifah e Mira Rizki

Il Max Mara Art Prize for Women compie dieci anni, diventa nomade e guarda all’Indonesia

Quattro indonesiane e una papuana sono le artiste selezionate dalla giuria presieduta da Cecilia Alemani. A maggio la proclamazione della vincitrice, poi una mostra a Giacarta e una a Reggio Emilia

Daria Berro

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Betty Adii, Dzikra Afifah, Ipeh Nur, Mira Rizki e Dian Suci, quattro artiste indonesiane e una papuana, sono le cinque finaliste del decimo Max Mara Art Prize for Women (2025-2027), promosso dalla Collezione Maramotti e dell’azienda di moda Max Mara. La giuria del premio era presieduta da Cecilia Alemani, direttrice e curatrice capo della High Line Art di New York, e composta da Venus Lau, direttrice del Museum Macan di Giacarta, dalla curatrice Amanda Ariawan, dalla gallerista Megan Arlin, dalla collezionista Evelyn Halim e dall’artista Melati Suryodarmo. A maggio si conoscerà il nome della vincitrice, attesa in Italia per una residenza di sei mesi durante la quale lavorerà alle opere per le personali previste in Indonesia, al Museum Macan, e, nel 2027, alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia. 

Dopo la lunga collaborazione con la Whitechapel Gallery di Londra, per il decennale il Max Mara Art Prize for Women (2025-2027) inaugura una nuova fase nomadica e internazionale del premio, che con la guida e la curatela di Cecilia Alemani si sposterà in un nuovo Paese a ogni edizione, mantenendo il proprio impegno nel sostenere artiste emergenti e mid-career, promuovendo l’uguaglianza di opportunità e creando ponti culturali tra diverse aree del mondo. L’Indonesia è la scena artistica di riferimento individuata da Alemani in accordo con Max Mara e Collezione Maramotti, e partner di questa nuova fase sarà il Macan-Museum of Modern and Contemporary Art in Nusantara a Giacarta.

«Inaugurare questo nuovo capitolo globale del Max Mara Art Prize for Women in Indonesia ha rivelato una scena artistica di straordinario dinamismo, resilienza e complessità poetica, ha dichiarato a nome di tutte le giurate Cecilia Alemani. Le cinque finaliste rappresentano l'avanguardia di questa energia. Il loro lavoro esplora una vasta gamma di tecniche tradizionali e attuali: dall’alchimia ancestrale della ceramica e dalle mitologie marittime, fino ai linguaggi contemporanei dei paesaggi sonori e del video. Al di là della loro maestria tecnica, queste artiste possiedono la capacità unica di intrecciare narrazioni intime e domestiche con riflessioni più ampie sulla storia politica e la giustizia sociale».

 

Le cinque finaliste

La papuana Betty Adii (1997, Wamena, Papua, vive e lavora a Yogyakarta, Indonesia) è un’artista autodidatta la cui pratica spazia tra disegno, pittura e installazioni, con cui crea riflessioni sulle realtà sociali e politiche della Papua. Le sue opere intrecciano narrazioni personali e collettive, combinando riferimenti culturali tradizionali e forme contemporanee per sfidare le storie dominanti e amplificare le voci delle donne papuane. Ha preso parte a varie collettive, tra cui Sharjah Biennial 16 (2025); Biennale Jogja 17 (2023) e Biennale Jogja XVI (2021).

Dzikra Afifah (1998, Bandung, Indonesia) lavora principalmente con la ceramica, utilizzando un particolare processo di svuotamento: dopo aver modellato forme di argilla piene, procede a scavarle dall’interno, favorendo sia la deformazione che la trasformazione attraverso la cottura.  Le sculture di Afifah aprono uno spazio di negoziazione in cui i confini tra artista e materia, processo e contesto, sono sottoposti a una costante ridefinizione e risultano inseparabili dalla fatica, dall’empatia e dall’incertezza che li hanno generati. Nel 2022 ha ricevuto il Young Artist Award di Art Jog e nel 2024 è stata nominata vincitrice onoraria dell’ottavo Bandung Contemporary Art Award.

Ipeh Nur (1993, Yogyakarta, Indonesia) crea narrazioni legate alla memoria, alla storia, alla mitologia e alla tradizione orale. La sua pratica artistica, che si fonda nel disegno e nella pittura, intreccia varie tecniche e materiali come il batik, la ceramica, l’incisione, la scultura, l’installazione, il video e i murales. La ricerca di Nur fonde e si fonda, spesso, sulle mitologie antiche e dal 2019 ha indagato le culture marittime dell'arcipelago indonesiano. Vincitrice nel 2024 dello Special Prize del Future Generation Art Prize, ha partecipato a varie collettive, tra cui Tra le mostre collettive a cui 47 Canal, New York; Sharjah Biennial 16 (2025); Sculpture Center, New York (2024). 

Artista multidisciplinare sensibile alla forma e alla percezione sonora, Mira Rizki (1994, Bandung, Indonesia) esplora il modo in cui le differenze di contesti, ambienti e ricordi modellano le nostre esperienze uditive. Attraverso una sperimentazione tra memoria uditiva e paesaggi sonori, con l’obiettivo di creare composizioni immersive, le opere di Rizki mettono in luce come ogni individuo percepisca il suono in modo unico. Ha partecipato a diverse mostre, tra cui: Ilham Kuala Lumpur (2025); Padiglione Indonesiano, Gwangju Biennale (2024); Museum Macan, Giacarta (2021).

Le opere di Dian Suci (1985, Kebumen, Indonesia; vive e lavora a Yogyakarta), realizzate con una varietà di media, tra cui installazioni, pittura, scultura e video, e ispirate dalla sua esperienza quotidiana di madre single, affrontano temi legati alla domesticazione politica delle donne, all’autoritarismo e al fascismo, al patriarcato e al capitalismo, fattori tutt’oggi alla base di molti problemi che le donne indonesiane devono affrontare. Il suo lavoro è stato presentato alla recente Sharjah Biennial 16 (2025).

«Attraverso le rispettive pratiche, chiosa Venus Lau, le cinque artiste finaliste affrontano questioni legate all’esperienza di genere, alla vulnerabilità ecologica, ai diritti delle comunità indigene, alla capacità d’agire dei soggetti non umani e alla resilienza emotiva. Le loro opere offrono prospettive inedite nel dibattito contemporaneo sulla società, sull’ambiente e sul ruolo della pratica artistica oggi. Il Museum Macan rinnova il proprio impegno nel sostenere artiste e artisti che promuovano un dialogo così attento e nel condividere le loro voci in Indonesia e nel mondo».

 

Daria Berro, 12 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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