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Melchor García Peredo davanti a un suo murale

Foto Luis Ayala / Xalapa Antiguo

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Melchor García Peredo davanti a un suo murale

Foto Luis Ayala / Xalapa Antiguo

Addio a Melchor García Peredo, l’ultimo muralista messicano

È scomparso a 99 anni a Xalapa. Definiva la sua pittura la continuazione del muralismo messicano nelle sue caratteristiche nazionaliste, ma anche umanistiche e democratiche

Daria Berro

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«Finché non sarò morto io, il muralismo non è morto», aveva risposto nel 2018 alla domanda rivoltagli durante un’intervista  se il movimento nato in Messico ed espressione degli ideali politici, artistici e culturali del periodo dopo la Rivoluzione di inizio ’900 fosse defunto o in via di estinzione. Melchor Peredo García, l’ultimo muralista, si è spento ieri a 99 anni a a Xalapa, nello Stato di Veracruz. Nato a Città del Messico nel 1927, figlio di Luis Gerardo Peredo, uno dei pionieri del cinema messicano, aveva cominciato a dipingere da ragazzino, e spinto da un commento lusinghiero di un conoscente, raccontava «non sono più riuscito a a sfuggire a questa passione. Volevo diventare un muralista come Diego Rivera e un artista impegnato nel sociale, come lui», e come José Clemente Orozco e David Alfaro Siqueiros.

Fu un’osservazione, questa volta poco benevola, del padre («se sei un pittore mediocre, morirai di fame») a spingerlo, 19enne, a incontrare l’artista che tanto ammirava. Di Rivera, ricordava la statura gigantesca, e soprattutto il consiglio che ricevette dopo avergli riferito la conversazione avuta col genitore: «Se suo padre non vuole che lei diventi un pittore, faccia l’operaio, e dipinga di notte».

Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti San Carlos e nel Laboratorio di sperimentazione dei materiali per la pittura murale, fondato da Siqueiros presso l’Istituto Politecnico Nazionale nella capitale messicana, si era dedicato alla sua passione. Esperto di pittura ad affresco, realizzata con una canna di bambù di oltre dieci metri o arrampicato su un’impalcatura, ha firmato una trentina di murales in Messico, soprattutto, ma anche negli Stati Uniti, in Canada e in Francia. Qui, nell’Università Paris XII, sono visibili «Festa totonaca», «Dinamismo»; «Senza titolo»; «Omaggio agli studenti uccisi durante il fascismo»; e  il disegno monumentale «Le razze non esistono», realizzati nel 1983. L’anno successivo l’ateneo parigino, presso cui Peredo García aveva insegnato come professore invitato dell’Istituto di Urbanistica, gli aveva conferito una medaglia. Aveva tenuto corsi di muralismo anche  in Canada e in università messicane. Tra il 2018  e il 2020 in un ciclo di sei murales eseguiti su lastre di cemento e destinati all’antico palazzo municipale del porto di Veracruz aveva immortalato il «fenomeno storico e sociologico» rappresentato dall’arrivo degli Spagnoli in America. 

Appassionato divulgatore della storia e degli ideali del muralismo, per anni aveva tenuto una rubrica settimanale sul «Diario de Xalapa», intitolata anche «I muri hanno la parola».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 


 

 

 

 

Daria Berro, 09 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

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