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Giorgio Valentini
Leggi i suoi articoliUn dipinto a olio su carta del XVII secolo, opera del celebre paesaggista olandese Jan van Goyen (Leida, 1596-L’Aia, 1656), sta per tornare nelle mani dei legittimi proprietari. Si intitola «Pescatori sulla riva del lago» (1651) e per quasi sessant’anni è rimasto custodito tra le pareti del Mauritshuis dell’Aia, che lo acquistò nel 1967 per 58mila fiorini (oltre 26mila euro di oggi).
Nel panorama artistico dell’Età d’oro, Jan van Goyen si è imposto come pioniere del paesaggismo «tonale», trasformando la pittura di veduta da semplice sfondo a protagonista. Abbandonando i colori vivaci della tradizione precedente, il maestro di Leida ha codificato uno stile rivoluzionario basato su una tavolozza quasi monocromatica, dominata dalle sfumature dell’ocra, del grigio e del verde terra. Questa tecnica essenziale, combinata con una stesura del colore rapidissima e liquida, gli permetteva non solo di catturare con realismo la densità atmosferica, le nebbie e la luce mutevole dei Paesi Bassi, ma anche di dare vita a composizioni dove i due terzi della tela erano dedicati a cieli immensi e vibranti, capaci di ridefinire il senso dello spazio e della prospettiva dell’epoca.
Una recente e accurata ricerca sulla provenienza condotta dal Mauritshuis ha ricostruito la drammatica vicenda dei «Pescatori sulla riva del lago», riconducendoli alla collezione di Jacques Goudstikker, uno dei più importanti mercanti d’arte olandesi. Nel 1940, mentre tentava la fuga verso l’Inghilterra a bordo di una nave, Goudstikker morì tragicamente. La sua galleria e l’imponente patrimonio di oltre 1.100 capolavori vennero rilevati senza alcun consenso da parte della vedova. Tra le molte opere sottratte e trasferite in Germania, il dipinto di Van Goyen finì direttamente nella famigerata collezione del gerarca nazista Hermann Göring.
Oggi, su raccomandazione del Comitato olandese per le restituzioni, la ministra della Cultura Rianne Letschert ha formalizzato la decisione di restituire il quadro a Marei von Saher, vedova dell’unico figlio di Goudstikker. Il Comitato ha sottolineato come le transazioni dell’epoca non ebbero alcun carattere di volontarietà: furono orchestrate nominando un amministratore compiacente e simulando una legalità di facciata che nascondeva, nei fatti, un vero e proprio saccheggio sistematico.
Tuttavia, come ha dichiarato a «The Art Newspaper» Judith Niessen, responsabile delle collezioni e della ricerca del Mauritshuis, prevale oggi la priorità morale di correggere un’ingiustizia storica: «Lo acquistammo in buona fede negli anni Sessanta e ci dispiace dovergli dire addio, ma questo dipinto non ci appartiene: è uscito dalla collezione Goudstikker in modo illegittimo».
Questa restituzione riflette il nuovo corso della politica culturale olandese, improntato a maggiore umanità, trasparenza e sensibilità etica verso i beni confiscati durante il regime nazista. Già vent’anni fa la riconsegna di 202 opere agli eredi del mercante aveva sollevato accesi dibattiti e il timore, da parte dei direttori dei musei, di uno svuotamento delle collezioni pubbliche, portando ad anni di strette rigorose.
Giorgio Valentini
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