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Un raro vaso di peonie sgraffiato di Cizhou, settentrionale, Dinastia Song

Courtesy of Sotheby’s

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Un raro vaso di peonie sgraffiato di Cizhou, settentrionale, Dinastia Song

Courtesy of Sotheby’s

I capolavori dell’arte asiatica dalla collezione Okada Museum

Cina e Giappone protagonisti di un’asta di Sotheby’s, tra porcellane imperiali, ceramiche antiche, arte Edo e grandi maestri 

Lavinia Trivulzio

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La raccolta del giapponese Okada Museum of Art mette in relazione epoche, culture e linguaggi differenti, mostrando quanto profondamente Cina e Giappone abbiano condiviso, nel corso dei secoli, una stessa idea di bellezza. Su questa consonanza si sviluppa Masterpieces of Asian Art from the Okada Museum of Art II la nuova selezione proposta da Sotheby’s il 4 settembre che riunisce opere di eccezionale qualità e accompagna il pubblico in un lungo viaggio attraverso la storia dell’arte dell’Asia orientale. La seconda sessione dell’asta, dedicata ai lotti dal 2071 al 2188, presenta una sequenza particolarmente ricca, nella quale convivono testimonianze dell’antichità, raffinate porcellane imperiali cinesi e capolavori della tradizione artistica giapponese. A legare oggetti così diversi è una sensibilità comune verso la materia, la natura e il gesto dell'artista, ma anche una costante ricerca della perfezione tecnica.

Il viaggio comincia nel Giappone più antico, con una rara figura femminile haniwa del tardo periodo Kofun, databile tra il V e il VI secolo. Realizzata in terracotta, la figura restituisce con sorprendente immediatezza un frammento della vita e della spiritualità dell'antico Giappone. La donna indossa magatama, le caratteristiche perle ricurve associate alla cultura giapponese arcaica, e porta con sé un vaso. Nonostante la semplicità della modellazione, la scultura possiede una forte presenza: sembra quasi conservare la memoria di una persona realmente esistita, trasformando un oggetto funerario in una testimonianza umana e quotidiana.

Dall'altra parte del continente asiatico, la collezione conduce nella Cina della dinastia Tang, una delle epoche più cosmopolite della storia cinese. Una figura di cane con invetriatura color ambra colpisce per la sua straordinaria vitalità. Il corpo e l'atteggiamento dell'animale suggeriscono movimento e attenzione, allontanandosi dalla rigidità che spesso associamo alla scultura antica. È un'opera apparentemente semplice ma proprio nella sua naturalezza rivela la capacità degli artisti Tang di osservare e restituire la realtà con grande libertà.

La ceramica diventa poi il terreno sul quale la selezione dell'Okada Museum raggiunge alcuni dei suoi vertici più alti. Un vaso Cizhou della dinastia Song settentrionale, decorato con un motivo di peonie attraverso la tecnica dello sgraffito, mostra una straordinaria padronanza della superficie. Il disegno viene inciso nello strato decorativo, creando profondità e movimento e trasformando il motivo floreale in una composizione quasi scultorea. La peonia, con il suo andamento ritmico, occupa la superficie con una forza che rende il vaso immediatamente riconoscibile e dimostra quanto la ceramica cinese medievale potesse essere sofisticata e innovativa.

A questa energia si contrappone la purezza quasi assoluta di una rarissima porcellana imperiale Ming. Si tratta di un grande piatto bianco con marchio e periodo Xuande, caratterizzato dal celebre smalto tianbai, il cosiddetto «bianco dolce», una superficie dalla qualità lattiginosa e quasi simile alla giada. Il delicato motivo inciso di un bouquet di loto emerge appena dalla superficie, in un equilibrio raffinatissimo tra decorazione e materia. È proprio questa apparente semplicità a rivelare la difficoltà tecnica dell'opera: nella grande porcellana imperiale Ming, ogni imperfezione rischiava di compromettere l'armonia dell'insieme.

Vaso “stagno di loto” blu e bianco, meiping, dinastia Ming, XV secolo. Courtesy of Sotheby’s

Il rapporto con la tradizione imperiale prosegue nella produzione della dinastia Qing, rappresentata da una coppia di ciotole dell'epoca Yongzheng. Il fondo giallo, fortemente legato all'immaginario della corte, accoglie vivaci scene di bambini intenti a giocare, secondo modelli che guardano alla tradizione Ming. Il contrasto tra la solennità del colore imperiale e la leggerezza del soggetto crea un risultato particolarmente affascinante, nel quale la precisione decorativa si accompagna a una sorprendente vivacità narrativa.

Dalla Cina il racconto torna quindi in Giappone, entrando nell'eleganza sofisticata del periodo Edo. Un magnifico piatto «Nabeshima» testimonia il livello altissimo raggiunto dalla produzione destinata agli ambienti più esclusivi. Il disegno combina blu di cobalto e smalti policromi per raffigurare un cesto di rattan contenente vasi dalla superficie craquelé, circondato da camelie rosse e narcisi. La composizione appare ricca ma mai sovraccarica: ogni elemento è calibrato con precisione e contribuisce a creare quella particolare sensazione di equilibrio che caratterizza l'estetica giapponese.

È però in una piccola carta poetica che la sensibilità di Kyoto trova la sua espressione più intima. Lo shikishi riunisce due nomi fondamentali dell'arte giapponese del Seicento: Hon'ami Kōetsu e Tawaraya Sōtatsu. La calligrafia di Kōetsu è tracciata sopra un fondo decorato da Sōtatsu con delicati motivi di vegetazione in oro e argento. Pittura, calligrafia e poesia non sono più elementi separati ma diventano parti di una stessa composizione. Il risultato è un'opera nella quale anche il vuoto, il ritmo dei caratteri e la leggerezza della vegetazione contribuiscono alla costruzione dell'immagine.

Il percorso si conclude idealmente con una visione molto più ampia del Giappone del periodo Edo attraverso una rara coppia di paraventi di Sakuma Sōen, «Bird’s-Eye View of Famous Places». La scena si apre come un grande panorama: il lago Biwa, il monte Fuji, le città e i luoghi celebri del Giappone vengono osservati da una prospettiva elevata, mentre la vita quotidiana e le festività animano il paesaggio. La pittura diventa così anche memoria di una società, documento di un'epoca nella quale natura e presenza umana erano profondamente intrecciate.

Il rapporto tra natura e vita quotidiana conferisce unità all'intera selezione di Sotheby's. Dalle figure dell'antichità alle porcellane imperiali, dalle ceramiche Song alle raffinate creazioni della cultura di Kyoto, ogni opera sembra appartenere a un racconto più grande. Cambiano i materiali, le tecniche e i secoli, ma rimane costante la volontà di trasformare la realtà in qualcosa di poetico.

Un paio di ciotole smaltate in verde su fondo giallo, con marchi e databili all'epoca di Yongzheng. Courtesy of Sotheby’s

Lavinia Trivulzio, 04 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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