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Foto: Ruocco

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Ai piedi di Giotto: cinquanta madonnari ridisegnano San Francesco

Oltre cinquanta madonnari provenienti da diversi Paesi stanno trasformando la piazza davanti alla Basilica Inferiore di Assisi in una grande superficie figurativa dedicata a San Francesco, nell’anno dell’ottavo centenario della morte. Al centro, i 50 metri quadrati della Visione di San Francesco progettata dallo statunitense Kurt Wenner; intorno, quaranta opere individuali. Un’iconografia popolare ed effimera si confronta così, a pochi metri di distanza, con il luogo nel quale Cimabue, Giotto, Simone Martini e Pietro Lorenzetti contribuirono a costruire per secoli l’immagine occidentale del santo.

Lavinia Trivulzio

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C’è qualcosa di particolarmente significativo nel vedere San Francesco ridisegnato a terra proprio davanti alla Basilica di Assisi. Alle spalle ci sono Cimabue, Giotto, Simone Martini, Pietro Lorenzetti e uno dei luoghi nei quali tra Duecento e Trecento l’immagine del santo contribuì a cambiare la pittura occidentale; sulla piazza, invece, oltre cinquanta madonnari provenienti da diversi Paesi lavorano inginocchiati con gessetti e materiali poveri, mentre turisti e pellegrini osservano le figure prendere forma. Quasi otto secoli di storia dell’immagine francescana si trovano così, per qualche giorno, a pochi metri di distanza.

È entrata nel vivo ad Assisi «Francesco nell’arte dei madonnari», iniziativa organizzata dal Comune nell’ambito delle celebrazioni per l’ottavo centenario della morte di San Francesco. La piazza davanti alla Basilica Inferiore è stata trasformata in un grande spazio di lavoro collettivo: quaranta opere individuali occupano complessivamente oltre 220 metri quadrati, mentre al centro della manifestazione prende forma La visione di San Francesco, composizione di circa 50 metri quadrati ideata dall’artista statunitense Kurt Wenner, direttore artistico dell’iniziativa e figura centrale nello sviluppo contemporaneo della pavement art tridimensionale. Alla realizzazione dell’opera partecipano dodici madonnari.

Wenner costruisce una sorta di grande condensazione dell’immaginario francescano. Compaiono San Francesco e Santa Chiara, Giovanni Paolo II, Papa Francesco, Leone XIV e Carlo Acutis, insieme a figure e scene legate alla vita del santo, al rapporto con la natura e al Cantico delle creature. Il risultato mette insieme temporalità diverse e porta l’eredità francescana fino al presente, trasformando il pavimento della piazza in una superficie narrativa attraversabile con lo sguardo.

Ma è soprattutto il luogo a dare all'operazione una particolare densità. Pochi monumenti europei hanno avuto nella costruzione di un’iconografia la funzione esercitata dalla Basilica di San Francesco. Qui il racconto della vita del santo diventa immagine monumentale e la nuova spiritualità francescana incontra alcune delle trasformazioni decisive della pittura italiana. Francesco smette progressivamente di essere soltanto una figura sacra da venerare e diventa un uomo la cui esistenza può essere raccontata attraverso episodi, gesti, luoghi, incontri, emozioni.

Il celebre ciclo delle Storie di san Francesco nella Basilica Superiore, tradizionalmente legato al nome di Giotto e alla sua bottega pur all'interno di una questione attributiva lungamente discussa, rappresenta uno dei punti culminanti di questo processo. Francesco parla agli uccelli, rinuncia ai beni paterni, riceve le stimmate, incontra il sultano, muore circondato dai confratelli. Il santo viene inserito dentro uno spazio umano e riconoscibile. Architetture, paesaggi e persone partecipano al racconto. La sua biografia diventa una grande narrazione per immagini. È interessante che otto secoli dopo la piazza torni a svolgere, con strumenti completamente diversi, una funzione simile. L’arte dei madonnari nasce per essere pubblica, immediata e accessibile, realizzata sotto gli occhi di chi passa e tradizionalmente destinata a scomparire. Non richiede la soglia di un museo e riduce al minimo la distanza tra artista e spettatore: si vede contemporaneamente l'immagine e il processo attraverso il quale viene costruita.

Proprio questa dimensione avvicina simbolicamente la pratica dei madonnari alla cultura francescana. Wenner ha indicato nel «contatto diretto con il popolo» uno dei punti di relazione tra Francesco e questi artisti. È una lettura suggestiva soprattutto perché riguarda il modo attraverso il quale un'immagine circola. Francesco è stato uno dei grandi soggetti popolari della storia dell'arte italiana: dagli affreschi medievali alle pale d'altare, dalle stampe devozionali alle immagini votive, dal cinema alla fotografia, la sua figura ha continuamente attraversato registri alti e popolari.

La manifestazione di Assisi aggiunge ora un altro capitolo a questa lunga genealogia. Con una differenza importante rispetto alla tradizione dei madonnari: le opere vengono realizzate su uno speciale supporto in linoleum naturale ed ecosostenibile, che permetterà di conservarle ed esporle anche dopo la conclusione dell'evento. L'arte effimera diventa così potenzialmente permanente, o almeno trasportabile, modificando uno dei caratteri originari di una pratica nata invece nel rapporto diretto e temporaneo con il suolo. L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra Assisi e Curtatone, nel Mantovano, sede dell’Antichissima Fiera delle Grazie e dello storico Incontro nazionale dei Madonnari, ed è promossa insieme al Sacro Convento con il sostegno del Comitato nazionale per l’ottavo centenario francescano. Le opere saranno completate domenica entro le 11, quando i frati del Sacro Convento impartiranno la benedizione agli artisti e ai lavori; rimarranno poi esposte fino al primo settembre.

Per qualche giorno, dunque, la piazza diventa una sorta di seconda superficie pittorica della Basilica. Dentro, sulle pareti, sopravvivono immagini realizzate più di sette secoli fa e diventate patrimonio della storia dell'arte; fuori, sul terreno, altre immagini nascono davanti agli spettatori e portano Francesco dentro un linguaggio popolare e contemporaneo. Sarebbe improprio mettere sullo stesso piano esperienze artistiche così lontane. È invece interessante osservarne la continuità: la necessità, continuamente rinnovata, di tradurre Francesco in una figura visibile. Perché forse pochi santi sono stati altrettanto inesauribili dal punto di vista iconografico. Ogni epoca ha costruito il proprio Francesco: asceta, mistico, alter Christus, predicatore, pacificatore, ecologista ante litteram, simbolo della fraternità e della relazione con il creato. Le immagini hanno accompagnato e spesso determinato queste trasformazioni. Ad Assisi, in questi giorni, il processo avviene letteralmente sotto gli occhi del pubblico. Alle spalle rimane la grande storia della pittura italiana; davanti, un artista è inginocchiato sul pavimento e traccia ancora una volta il profilo del santo. Da Giotto ai gessetti, Francesco continua a diventare immagine.

Lavinia Trivulzio, 31 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

Lavinia Trivulzio

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