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Couretsy Park Associati e CRA-Carlo Ratti Associati

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Couretsy Park Associati e CRA-Carlo Ratti Associati

Gli Spedali Civili di Brescia ripensano il futuro della sanità attraverso l'architettura

Il progetto vincitore del concorso internazionale trasforma gli Spedali Civili in un grande campus sanitario contemporaneo: un sistema integrato di edifici flessibili, spazi verdi continui e percorsi intuitivi che mette al centro assistenza, ricerca e didattica. Firmato da un team multidisciplinare guidato da Park Associati e CRA-Carlo Ratti Associati, il masterplan punta su sostenibilità, qualità architettonica e relazione con la città, ridisegnando uno dei principali poli ospedalieri italiani senza interromperne la piena operatività

Nicoletta Biglietti

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Per oltre mezzo secolo gli Spedali Civili hanno rappresentato uno dei principali riferimenti della sanità lombarda, un complesso cresciuto progressivamente per rispondere all'aumento della popolazione, all'evoluzione della medicina e all'ampliamento delle attività universitarie. Oggi, però, la sfida non riguarda soltanto l'aggiornamento di edifici ormai datati. Riguarda il modo stesso di concepire un ospedale, chiamato a essere non più una sequenza di padiglioni costruiti in epoche diverse, ma un'infrastruttura capace di integrare assistenza, ricerca, innovazione e relazione con la città.
È in questa prospettiva che si inserisce il progetto vincitore del concorso internazionale promosso da ARIA Lombardia per la riqualificazione degli Spedali Civili di Brescia. A firmarlo è il raggruppamento guidato da Park Associati insieme a CRA-Carlo Ratti Associati e Politecnica Building for Humans, affiancati da Openfabric per il paesaggio, Dotdotdot per l'esperienza digitale e il wayfinding e Studio Mattioli per gli aspetti geologici e ambientali. Il primo lotto prevede un investimento di 274 milioni di euro, oltre 60 mila metri quadrati di nuove costruzioni e 745 posti letto. Secondo il cronoprogramma illustrato durante la presentazione al Teatro Grande, i lavori dovrebbero iniziare nel 2028 a partire dal nuovo polo pediatrico, mantenendo sempre operative le attività assistenziali.

La scelta di intervenire sul complesso esistente, invece di costruire un nuovo ospedale in un'altra area della città, riflette una tendenza ormai consolidata in molte realtà europee. Gli ospedali contemporanei sono infatti sempre meno concepiti come strutture isolate e sempre più come nodi urbani, strettamente connessi con università, reti di trasporto, servizi territoriali e quartieri circostanti. Conservare la posizione storica degli Spedali Civili significa preservare questa rete di relazioni, evitando di trasferire altrove funzioni che negli anni hanno contribuito a costruire un vero ecosistema sanitario.
Il progetto non nasce da un incarico diretto, ma da un concorso internazionale. È un elemento tutt'altro che secondario. Da alcuni anni Regione Lombardia ha scelto di affidare gli interventi più complessi a procedure aperte, nelle quali la qualità progettuale diventa il principale criterio di selezione. Non viene valutata soltanto la capacità di rispondere a un programma funzionale, ma anche la visione complessiva dell'opera, il rapporto con il contesto urbano, la sostenibilità ambientale e la possibilità di adattare gli edifici alle esigenze future della medicina.

L'area degli Spedali Civili rappresenta uno dei più importanti poli sanitari italiani. Ogni giorno migliaia di persone attraversano il complesso tra pazienti, familiari, studenti universitari, medici, infermieri, ricercatori, tecnici e personale amministrativo. Più che un singolo edificio, è una piccola città nella città, dotata di percorsi, servizi, infrastrutture e funzioni differenti. Questa dimensione rende particolarmente complessa qualsiasi trasformazione, perché ogni intervento deve garantire la continuità dell'assistenza senza compromettere l'attività clinica.
La configurazione attuale è il risultato di decenni di ampliamenti successivi. Accanto ai padiglioni storici si sono progressivamente aggiunti nuovi edifici, ciascuno costruito per rispondere a esigenze specifiche del proprio tempo. Il risultato è un insieme articolato, spesso efficiente dal punto di vista sanitario ma meno leggibile per chi lo frequenta. Orientarsi può risultare complesso, così come individuare rapidamente i collegamenti tra i diversi reparti. È uno dei problemi che il nuovo masterplan intende affrontare attraverso una riorganizzazione complessiva degli spazi.

Il progetto mantiene l'impianto radiale ideato dall'ingegnere Angelo Bordoni, figura centrale nella storia urbanistica e ospedaliera di Brescia. Piuttosto che cancellare questa eredità, la proposta la interpreta in chiave contemporanea. La geometria originaria diventa infatti la base sulla quale innestare nuovi edifici, ridefinire i percorsi e migliorare le connessioni interne, evitando una frattura tra la memoria del luogo e le esigenze della sanità del XXI secolo.
La conservazione dell'impianto storico non coincide quindi con una scelta conservativa. Al contrario, rappresenta uno strumento progettuale. Negli ultimi anni numerosi interventi europei hanno dimostrato come il recupero delle grandi infrastrutture pubbliche possa produrre risultati più sostenibili rispetto alla sostituzione integrale, riducendo il consumo di suolo e valorizzando patrimoni edilizi che continuano a svolgere un ruolo strategico per le comunità locali.
Uno degli elementi più significativi della proposta riguarda il rapporto con la città. Tradizionalmente gli ospedali sono stati progettati come luoghi separati, delimitati da recinzioni e accessi controllati, dove la funzione sanitaria prevaleva su qualsiasi altra considerazione urbana. Il progetto bresciano sceglie una direzione diversa. L'ingresso principale viene ripensato attraverso una grande piazza pubblica che introduce alla nuova hall vetrata, trasformando lo spazio di accesso in un luogo aperto, riconoscibile e facilmente attraversabile.
La hall non svolgerà soltanto una funzione distributiva. Nelle intenzioni dei progettisti diventerà il cuore dell'intero campus sanitario, uno spazio nel quale orientarsi, attendere, incontrarsi e accedere ai diversi servizi. È una soluzione che riflette un cambiamento profondo nella progettazione ospedaliera contemporanea. L'ingresso non è più considerato un semplice filtro tra interno ed esterno, ma il primo ambiente dell'esperienza di cura, capace di incidere sulla percezione complessiva dell'edificio da parte di pazienti e visitatori.

Se l'impianto urbano rappresenta la cornice del progetto, è nella distribuzione degli edifici che emerge il cambio di paradigma più evidente. Il nuovo complesso non sarà organizzato attorno a un unico volume compatto, ma a un sistema di strutture specializzate e tra loro interconnesse. Una scelta che riflette l'evoluzione dell'architettura sanitaria negli ultimi vent'anni, orientata verso organismi più flessibili, leggibili e facilmente adattabili ai cambiamenti della pratica clinica.
Il primo intervento riguarderà il nuovo Main Hospital, il Children's Hospital e il Dipartimento di Emergenza e Accettazione. Insieme costituiranno il cuore operativo della futura cittadella della salute. I 745 posti letto previsti nella prima fase sostituiranno progressivamente alcune delle strutture oggi presenti, consentendo di concentrare le attività assistenziali in edifici progettati secondo standard tecnologici e organizzativi molto diversi rispetto a quelli del passato.

Courtesy Park Associati e CRA-Carlo Ratti Associati.

L'ospedale pediatrico rappresenta uno degli elementi più caratterizzanti dell'intervento. Non si tratta semplicemente di un edificio dedicato ai più piccoli, ma di un organismo composto da tre volumi collegati tra loro attraverso terrazze e giardini terapeutici. L'articolazione degli spazi evita l'effetto monumentale che spesso caratterizza le grandi strutture sanitarie e introduce una scala più vicina alle esigenze dei bambini e delle loro famiglie. La disposizione dei corpi di fabbrica permette inoltre alla luce naturale di raggiungere gli ambienti interni durante gran parte della giornata, migliorando il comfort e riducendo il ricorso all'illuminazione artificiale.

Questa attenzione alla qualità dello spazio non è casuale. Negli ultimi decenni numerose ricerche nell'ambito dell'healing architecture hanno dimostrato come l'ambiente costruito possa influenzare il benessere psicologico dei pazienti, la capacità di orientamento, i livelli di stress e persino alcuni indicatori del recupero clinico. Tra gli studi più citati vi è quello del ricercatore statunitense Roger Ulrich, che già negli anni Ottanta osservò come i pazienti ricoverati in stanze affacciate sul verde mostrassero tempi di degenza mediamente inferiori rispetto a quelli con vista su pareti o cortili interni. Da allora il rapporto tra architettura e salute è diventato un vero ambito di ricerca interdisciplinare.

In questa prospettiva acquistano significato le ampie superfici vetrate previste dal progetto bresciano. La luce naturale non viene utilizzata soltanto per ragioni energetiche, ma come componente dello spazio di cura. Le camere di degenza saranno orientate per privilegiare le viste verso le Prealpi bresciane, mentre gli ambienti comuni saranno attraversati da un'illuminazione diffusa che contribuirà a rendere meno percepibile il confine tra interno ed esterno. Anche la percezione del tempo, spesso alterata durante una degenza ospedaliera, beneficia infatti del rapporto con la luce naturale e con il paesaggio.

Lo stesso principio guida la progettazione del sistema del verde. Nel masterplan gli spazi aperti non sono concepiti come semplici aree di mitigazione ambientale, ma come parte integrante del percorso assistenziale. Openfabric, lo studio incaricato del progetto paesaggistico, ha immaginato un'infrastruttura verde continua che attraversa l'intero campus, collega i diversi edifici e accompagna gli spostamenti di pazienti, operatori e visitatori. Gli alberi, le superfici permeabili e le aree di sosta contribuiscono a migliorare il microclima, ma anche a rendere più riconoscibili gli spazi e più gradevole l'esperienza quotidiana dell'ospedale.

A unire il complesso sarà un anello verde lungo oltre un chilometro. Più che un percorso pedonale, costituirà una vera spina dorsale del campus. Da un lato separerà i flussi logistici, destinati al trasporto di materiali, forniture e servizi tecnici, da quelli di pazienti e visitatori. Dall'altro costruirà una continuità paesaggistica che metterà in relazione edifici oggi percepiti come episodi isolati. La distinzione dei percorsi è uno degli aspetti più delicati nella progettazione ospedaliera contemporanea, perché consente di migliorare sia l'efficienza organizzativa sia la sicurezza sanitaria.

Un altro elemento spesso sottovalutato riguarda l'orientamento. Chi frequenta grandi ospedali conosce la difficoltà di individuare reparti, ambulatori e servizi distribuiti in edifici costruiti in epoche diverse. Ogni errore di percorso genera ritardi, aumenta l'ansia dei pazienti e sottrae tempo al personale sanitario, spesso chiamato a fornire indicazioni. Per questo motivo il progetto dedica particolare attenzione al wayfinding, disciplina che combina architettura, grafica, psicologia cognitiva e strumenti digitali per rendere intuitiva la lettura degli spazi.

A occuparsi di questo aspetto sarà Dotdotdot, studio specializzato nella progettazione dell'esperienza degli utenti. La segnaletica tradizionale verrà affiancata da sistemi digitali capaci di guidare il visitatore lungo il percorso più rapido, integrando informazioni fisiche e strumenti tecnologici. Non è soltanto una questione di comfort. In una struttura che ogni giorno accoglie migliaia di persone, ridurre i tempi di orientamento significa migliorare il funzionamento complessivo dell'ospedale e alleggerire il carico organizzativo delle attività quotidiane.

La capacità di adattarsi nel tempo rappresenta uno dei principali requisiti dell'architettura sanitaria contemporanea. L'evoluzione delle tecnologie diagnostiche, delle apparecchiature medicali e dei modelli organizzativi impone infatti edifici flessibili, in grado di accogliere trasformazioni senza richiedere continue demolizioni o interventi strutturali. È una consapevolezza maturata negli ultimi decenni e rafforzata dall'esperienza della pandemia, che ha evidenziato quanto la riconfigurazione rapida degli spazi possa incidere sulla capacità di risposta del sistema sanitario.

Per questo motivo il nuovo complesso sarà realizzato attraverso un sistema costruttivo modulare basato principalmente su acciaio e legno. Non si tratta di una scelta esclusivamente ambientale. L'impiego di elementi prefabbricati e di strutture facilmente modificabili permetterà di aggiornare nel tempo reparti, laboratori, sale operatorie e ambulatori limitando l'impatto sull'attività clinica. Un ospedale destinato a rimanere operativo per molti decenni deve infatti poter evolvere insieme alla medicina, senza essere costretto a ricominciare da zero ogni volta che cambiano tecnologie e modelli assistenziali.

La sostenibilità, di conseguenza, non coincide soltanto con il contenimento dei consumi energetici. Sempre più spesso viene valutata lungo l'intero ciclo di vita dell'edificio, considerando la durata dei materiali, la facilità di manutenzione, la possibilità di sostituire gli impianti e persino la futura riconversione degli spazi. È un approccio che supera la tradizionale idea di edificio "finito" per avvicinarsi a quella di un organismo in continua evoluzione.

Courtesy Park Associati e CRA-Carlo Ratti Associati.

Anche il destino dei padiglioni storici rientra in questa visione di lungo periodo. Con il trasferimento progressivo delle attività assistenziali nei nuovi edifici, una parte delle strutture esistenti verrà destinata a funzioni universitarie e di ricerca. L'obiettivo è rafforzare ulteriormente il rapporto con l'Università degli Studi di Brescia, consolidando un modello nel quale assistenza, formazione e sperimentazione convivono nello stesso campus.

Il legame tra ospedale e università costituisce uno degli elementi che hanno contribuito negli anni alla crescita degli Spedali Civili come centro di riferimento nazionale. La presenza della Facoltà di Medicina favorisce infatti un continuo scambio tra attività clinica e ricerca scientifica, consentendo agli studenti di formarsi in un contesto operativo e ai ricercatori di trasferire più rapidamente l'innovazione nella pratica sanitaria. La riorganizzazione degli spazi punta a rendere questa relazione ancora più stretta, evitando la frammentazione che oggi caratterizza parte delle attività accademiche.

La proposta selezionata per gli Spedali Civili è il risultato di un concorso internazionale che ha coinvolto alcuni dei principali studi di progettazione specializzati nell'architettura sanitaria. Negli ultimi anni questo strumento è tornato a occupare un ruolo centrale nella realizzazione delle grandi opere pubbliche, perché consente di confrontare approcci differenti e di privilegiare la qualità progettuale rispetto alla sola dimensione economica. Nel caso bresciano il progetto è stato scelto per la capacità di coniugare organizzazione sanitaria, qualità architettonica e visione urbana in un'unica strategia.

La presenza di Park Associati e CRA-Carlo Ratti Associati riflette inoltre una trasformazione più ampia della professione. I grandi ospedali contemporanei non sono più progettati esclusivamente da architetti, ma da gruppi multidisciplinari nei quali convivono competenze ingegneristiche, paesaggistiche, digitali e sanitarie. Alla definizione degli spazi partecipano specialisti del wayfinding, della progettazione ambientale, dell'esperienza degli utenti e dell'organizzazione clinica, in un processo che supera la tradizionale distinzione tra architettura e tecnica.

Questa impostazione colloca Brescia all'interno di una stagione di profondo rinnovamento dell'edilizia sanitaria europea. Negli ultimi anni progetti come il New North Zealand Hospital in Danimarca, il Karolinska University Hospital di Stoccolma o il New Papworth Hospital di Cambridge hanno mostrato come la qualità di un ospedale non dipenda soltanto dalle apparecchiature installate, ma dalla capacità dell'edificio di adattarsi nel tempo, favorire il lavoro multidisciplinare e migliorare l'esperienza di pazienti e operatori. Anche il nuovo campus bresciano si muove in questa direzione, privilegiando la flessibilità rispetto alla ricerca di un'immagine iconica.

La trasformazione richiederà però tempi lunghi. Alla prima fase, finanziata con 274 milioni di euro, seguirà un secondo lotto che Regione Lombardia prevede di sostenere con ulteriori risorse, portando l'investimento complessivo a una delle più rilevanti operazioni di edilizia sanitaria attualmente in programma nel Paese. Secondo le prime stime, il cantiere della fase iniziale durerà tra cinque e sei anni, un arco temporale inevitabile per un intervento che dovrà essere realizzato senza interrompere l'attività di uno dei maggiori ospedali italiani.

La complessità dell'opera non risiede soltanto nelle dimensioni o nell'entità dell'investimento. Trasformare un ospedale significa intervenire su una struttura che continua a funzionare ventiquattr'ore su ventiquattro, sette giorni su sette. Ogni trasferimento di reparto, ogni nuova connessione impiantistica, ogni demolizione e ogni nuova costruzione dovranno essere pianificati con estrema precisione per garantire continuità assistenziale, sicurezza dei pazienti e operatività del personale sanitario. È un processo spesso invisibile all'opinione pubblica, ma determinante quanto la qualità del progetto architettonico.

Resta infine una considerazione che accompagna ogni grande investimento nella sanità pubblica. L'architettura può migliorare il comfort, semplificare il lavoro quotidiano, favorire l'innovazione e rendere più efficienti gli spazi. Non può però sostituire il capitale umano che rende vivo un ospedale. La qualità delle cure continuerà a dipendere dalle competenze di medici, infermieri, ricercatori, tecnici e operatori, chiamati ogni giorno a trasformare un'infrastruttura in un luogo di assistenza, formazione e ricerca.

Il progetto degli Spedali Civili guarda quindi oltre la semplice sostituzione di edifici ormai non più adeguati. Propone un diverso modo di interpretare una delle principali infrastrutture pubbliche della città, immaginando un ospedale capace di evolvere insieme alla medicina, di dialogare con l'università e di adattarsi alle esigenze delle generazioni future. La qualità dell'intervento si misurerà naturalmente quando i cantieri lasceranno spazio ai nuovi reparti. Ma il concorso internazionale appena concluso indica già una direzione precisa: quella di una sanità che considera l'architettura non un elemento accessorio, bensì una componente del progetto di cura.

Courtesy Park Associati e CRA-Carlo Ratti Associati.

Nicoletta Biglietti, 03 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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