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Andy Warhol, Nine Jackies

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Andy Warhol, Nine Jackies

«Fireworks». Ileana Sonnabend e l’arte di anticipare il proprio tempo

Palazzo Esposizioni Roma, dal 3 novembre al 4 aprile 2027, consacra una grande mostra alla mercante che fece dialogare Europa e America

Valentina Casacchia

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«Facevo solo da tappezzeria.» Ormai ottantaduenne, in un’intervista del 1997 per gli archivi del MoMA, Ileana Sonnabend (1914–2007) liquidava così, ridendo, le serate in cui, timidissima e incerta con l’inglese, sedeva in disparte tra i maestri dell’espressionismo astratto. Dall’angolo di una stanza, però, si coglie quel che il centro non sospetta, e chi vi si attarda affina un fiuto che nessun manuale saprebbe insegnare. Toccò a lei, in seguito, decidere cosa appendere alle pareti. 

Ileana Schapira nacque a Bucarest nel 1914 da un industriale, consigliere finanziario di re Carlo II (1893–1953), e da un’austriaca. A Vienna, ricordava il figlio adottivo Antonio Homem (1939–2026), la lasciavano per giornate intere dentro la pinacoteca mentre madre e sorella si perdevano tra i negozi, e da quelle ore solitarie germogliò la sua vocazione. Nel 1933 sposò Leo Castelli, il giovane triestino destinato a diventare uno dei mercanti d’arte più influenti del Novecento. Cresciuta in una famiglia dell’alta borghesia ebraica, in un ambiente cosmopolita ma protettivo, Ileana desiderava soprattutto emanciparsi e lasciare il paese. Castelli, prossimo a partire, le offriva quella possibilità. Sullo sfondo, un clima politico segnato dall’antisemitismo, che avrebbe contribuito al loro trasferimento nel 1935. 

La coppia si trasferì a Parigi, dove nel 1939 fondò con l’arredatore René Drouin (1905–1979) una vetrina su place Vendôme, e durante la guerra riparò a New York. Quando Castelli, nel 1957, inaugurò un indirizzo tutto suo, Ileana ebbe un ruolo determinante nell’identificare Jasper Johns (Augusta, 1930) e Robert Rauschenberg (1925–2008), due nomi chiamati a ridisegnare la geografia della modernità. Il matrimonio con Castelli finì nel 1959, dopo ventisei anni e numerose infedeltà di lui. La separazione non incrinò tuttavia un’intesa destinata a sopravvivere alla vita coniugale, i due continuarono a confrontarsi, condividere artisti e sostenere reciprocamente le proprie iniziative. 

Jasper Johns, Figure 8

Robert Rauschenberg, Kite

L’anno successivo Ileana sposò Michael Sonnabend, studioso di Dante conosciuto alla Columbia University, con il quale avrebbe intrapreso una nuova stagione della propria attività. Nel 1962 diede vita a Parigi alla Galerie Ileana Sonnabend; all’inizio del 1964 vi ospitò l’esordio fuori dagli Stati Uniti di Andy Warhol (1928–1987). Nello stesso 1964, con Castelli e con Alan Solomon (1920–1970), responsabile del padiglione a stelle e strisce, spinse Rauschenberg verso la Biennale di Venezia, dove il Gran Premio per la pittura suggellò il sorpasso di New York sulla culla tradizionale delle avanguardie. 

Nel maggio 1965, al vernissage dei Flowers, Warhol dichiarò che avrebbe abbandonato i pennelli per la cinepresa, non mantenne la parola, ma l’annuncio risuonò tra le mura di Ileana. Nel 1971 la sede newyorkese, avviata nel 1970, traslocò a SoHo e prese il via con la performance di Gilbert & George (San Martin de Tor, 1943; Plymouth, 1942), due sconosciuti londinesi trasformati in scultura cantante. Nel 1986 il riflettore passò al Neo-Geo, con Jeff Koons (York, 1955) e Ashley Bickerton (1959–2022). Ciò che amava di più, però, teneva per sé, i fiori di Warhol vissero con lei tra Manhattan e la Laguna, e il Rabbit di Koons, che un conservatore del MoMA desiderava, era già suo e tale rimase.

Roma, la capitale fu il primo scalo del ritorno. Tra il 1960 e il 1961 i Sonnabend avvicinarono la Scuola di Piazza del Popolo e il patron della Tartaruga Plinio De Martiis (1920–2004), e a critici e dealer del luogo esibirono fotografie e documenti degli artisti che già acquistavano, senza trovare l’entusiasmo sperato. Eppure la città non era terra vergine per chi arrivava dall’altra sponda, nel 1953 Rauschenberg vi aveva presentato la sua prima personale oltremare e nel 1957 Cy Twombly (1928–2011) vi aveva fissato la residenza.Il Belpaese, tuttavia, non uscì più dal loro orizzonte. Nel 1963 Mario Schifano (1934–1998), voce romana del Pop, fu l’apripista tricolore a Parigi, e dopo di lui venne Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933). Dal 1969, grazie ai rapporti con Gian Enzo Sperone (Torino, 1939) e con il teorico Germano Celant (1940–2020), la rotta puntò sull’Arte Povera: Mario Merz (1925–2003) e Jannis Kounellis (1936–2017) approdarono per merito suo, per la prima volta, a New York. Ileana contribuiva a far conoscere linguaggi artistici che mettevano in discussione i criteri stessi con cui l’arte veniva interpretata e riconosciuta.

Jeff Koons, Balloon Venus Lespugue Orange

Cy Twombly, Senza titolo

«Fireworks. Ileana Sonnabend e il boom dell’arte contemporanea», a cura di Mario Codognato (Venezia), occupa le otto sale del piano nobile con un insieme di opere che si parlano o si scontrano, come i tasselli di un mosaico. Il nucleo è statunitense e riparte dalle origini: il Figure 8 di Johns e il Kite di Rauschenberg, emersi con Castelli. Sul fronte Pop fanno da calamita le Nine Jackies di Warhol e la Wall Explosion II di Roy Lichtenstein (1923–1997). Attorno si distendono Minimalismo e Arte Concettuale, con presenze come Dan Flavin (1933–1996) e Bruce Nauman (Fort Wayne, 1941), poi gli sviluppi più recenti, dall’universo laccato di Koons ai travestimenti mitologici di Luigi Ontani (Vergato, 1943). Molti pezzi, non erano mai stati visti nel nostro Paese. Il titolo, traducibile in «fuochi d’artificio», rimanda all’energia esplosiva di quella stagione e al carattere intermittente, imprevedibile, delle intuizioni che la attraversarono. 

Il pregio principale dell’impianto è dirottare l’attenzione dalla storia ordinata per correnti a chi rese possibili gli scamb.  Ileana capì assai presto che sostenere un’idea vuol dire scommettere sul rischio di non essere subito intesi. I prestiti vengono dalla Sonnabend Collection Foundation di New York e dalla Sonnabend Collection Mantova, il museo attivo dal 2025 a Palazzo della Ragione con cui il progetto di Palazzo Esposizioni intreccia un cammino parallelo e complementare; partecipano anche altre raccolte, pubbliche e private. Codognato è un amico di famiglia dei Sonnabend, suo padre Attilio (1938–2023), collezionista veneziano, fu legato a Ileana e a Castelli, e lui afferma che Michael venerava Dante (1265–1321) con una devozione mai più ritrovata altrove. 

Accompagna la mostra un catalogo edito da Marsilio Arte, con contributi di Mario Codognato e altri tre studiosi. Ripercorrere oggi la vicenda di Ileana Sonnabend significa anche riflettere sul ruolo di chi, tra l’artista e il pubblico, non si limita a riconoscere un valore già affermato, ma contribuisce a costruirlo. Una lezione ancora attuale, in un sistema che spesso confonde la notorietà con la rilevanza, mentre la capacità di intuire ciò che non ha trovato riconoscimento resta forse il talento più raro.

Valentina Casacchia, 05 novembre 2026 | © Riproduzione riservata

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