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Davide Landoni
Leggi i suoi articoliIncastonato tra falesie del Carso, dove il mare Adriatico si stringe intorno al golfo di Trieste, il Castello di Duino custodisce un’eredità secolare di architetture maestose, suggestioni letterarie e reminiscenze asburgiche. Eppure, oggi, visitandolo, lo sguardo urta contro una serie di elementi inaspettati. Accanto agli arredi d’epoca e ai pavimenti intarsiati, si innestano le geometrie precise e i colori accesi di oltre 350mila mattoncini LEGO, i quali, attraverso un linguaggio universale e contemporaneo, vanno a comporre sette installazioni permanenti che ridisegnano l’identità del maniero fortificato, tuttora abitato dai Principi della Torre e Tasso. La metamorfosi porta il nome di «Pezzi di Storia», un’operazione culturale voluta dal Principe Dimitri della Torre e Tasso e realizzata dallo studio francese Epicure Studio. È un innesto permanente studiato per integrarsi con l’architettura e la memoria delle sale. L’impatto è immediato fin dall’ingresso, dove i visitatori si trovano di fronte a un colossale modello in scala del castello: 600 kg tra struttura metallica e mattoncini LEGO, con incastri perfetti che riproducono ogni singola feritoia della fortezza. Camminare per il castello diventa così un esercizio di scomposizione e riproduzione della realtà. Nella penombra della Sala Grotta, migliaia di micro-mattoncini restituiscono i tratti pittorici del ritratto della Principessa Marie von Thurn und Taxis, la mecenate che trasformò Duino in un crocevia per le menti più brillanti d’Europa. Poco oltre, ai piedi della scalinata elicoidale del XV secolo, una replica millimetrica (nella foto) omaggia la Scala Palladio. Nel Salotto Rosso, seduto su una sedia a grandezza naturale, c’è Rainer Maria Rilke. Il poeta boemo, di cui a dicembre 2026 ricorre il centenario della morte, che qui trovò l’ispirazione per le sue celebri Elegie Duinesi, è ricostruito pezzo dopo pezzo, immobile e monumentale. Il legame profondo con il territorio si accende nel Salotto Verde, dove la bora attraversa una veduta prospettica del Molo Audace di Trieste. Infine, nella Sala da Pranzo la ricostruzione minuziosa della firma del Patto di Duino del 1954, l’accordo internazionale che restituì la città di Trieste all’Italia. L’apparente leggerezza del gioco apre un nuovo modo di attraversare il Castello, dove opere, spazi e memorie si ricompongono in nuovi percorsi di scoperta e interpretazione.
Davide Landoni
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