Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

Il Drappellone dipinto da Ismaele Nunes per il Palio di Siena del 2 luglio 2026

Image

Il Drappellone dipinto da Ismaele Nunes per il Palio di Siena del 2 luglio 2026

Arte e Palio di Siena: il Drappellone di Ismaele Nones è un enigma su tre livelli

Con la consueta aprospettica temporalità cara al suo autore, l’opera del giovane artista trentino fluttua tra santi francescani, cavalli danzanti e l’ironia di un fiume sotterraneo mai trovato

Davide Landoni

Leggi i suoi articoli

Nell'assurdo rovesciamento che la città di Siena propone, osserviamo la sua impermeabilità conservatrice, esaltata nella tradizione del Palio, trovare proprio in questa ricorrenza una via artistica per rimanere connessa al presente. Per la scelta del consueto Drappellone, l'unico premio materiale conferito alla contrada vincitrice della carriera, il Comune si è infatti rivolto anche quest'anno a due pittori contemporanei, anagraficamente e stilisticamente, proseguendo e aggiornando l'usanza di affidare a un artista la realizzazione del cencio.

Se è vero che le prime testimonianze dell'assegnazione di un drappo come premio risalgono al 1306, nei secoli abbiamo assistito a evoluzioni drastiche nell'estetica e nella funzione del premio. Da un valore prettamente materiale, l'oggetto si è gradualmente mosso verso una semantica simbolica e artistica, e con l'inizio del XX secolo la svolta pittorica ha preso il sopravvento. Fino ad arrivare al punto di commissionare l'opera ad artisti a tutti gli effetti. Professionisti, anche nell'accezione elitaristica di «artisti inseriti nel mondo dell'arte». Parliamo, fuori dai denti, di autori come Renato Guttuso (1971), Antonio Bueno (1976), Valerio Adami (1981), Leonardo Cremonini (1985), Salvatore Fiume (1986), Domenico Paladino (1992), Sandro Chia (1994), Emilio Tadini (1997), Luigi Ontani (2002), Fernando Botero (2002), Igor Mitoraj (2004), Tino Stefanoni (2006), Mario Ceroli (2008) e Milo Manara (2019). Due all'anno, uno a luglio (Madonna di Provenzano) e una ad agosto (Madonna dell'Assunta).

Ma veniamo al 2026, quando il compito è stato affidato rispettivamente a Ismaele Nones e Teodora Axente. Artisti ancora giovani, 34 e 42 anni, seguiti da gallerie di livello, Lunetta11 e Niccoli per Nones, Rosenfeld per Axente. Autori diversi per stile e tratto, per poetica e genere, come anche per immaginario di riferimento; seppur su questo convergano entrambi verso un'interpretazione rivisita del passato. Forse, nello specifico, la ragione decisiva che ha indirizzato la scelta della commissione paliesca. Moderni ma classici, Nones e Axente esplorano un medesimo universo di simboli, in cui, nel loro riproporsi canonici, scoviamo frapporsi piccoli e grandi sfasamenti, ironici ed eleganti, provocatori quanto basta per dialogare con la storia in modo divertente ma raffinato al tempo stesso. Insomma, perfetto per l'occasione.

Ismaele Nones, L'inadeguato (2021)

E in effetti lo svelamento del drappo di Nones, avvenuto ieri venerdì 26 giugno nel Cortile del Podestà, presentato da Davide Ferri, curatore e critico d’arte, nuovo direttore di Arte Fiera Bologna, non ha deluso le aspettative. Qualche senese, o qualche turista, si era forse fatto un'idea della pittura algida e allusiva dell'artista di Trento visitando la sua mostra ai Magazzini del Sale del Museo Civico (fino al 26 luglio). O forse l'anno scorso, al Museo d’Arte Contemporanea di Lissone, nella sua prima personale istituzionale, curata da Stefano Raimondi. Per tutti gli altri, l'enigma in palette mediterranea di Nones si è mostrato aderente all'identità dell'autore, nell'occasione votato per una soluzione, una volta indicata, piuttosto lineare nel suo dispiegarsi.

L’opera si offre infatti allo sguardo con una forte unità visiva, pur articolandosi in una narrazione verticale scandita in tre registri. Volendo, un rimando a una sorta di polittico contemporaneo. In alto domina la Madonna di Provenzano, fedele ai suoi attributi iconografici. Sul capo la corona, lungo le spalle il manto d’argento ottocentesco, che evoca le rize delle icone ortodosse. Sul tessuto che pare di metallo, originariamente privi di decorazioni, Nones inscena una storia. Un'idea mutuata dalle corazze dei condottieri romani, istoriate con i loro trionfi. Su di essa l'omaggio al centenario francescano, che cade quest'anno e dunque candidava la figura religiosa, già nelle previsioni, a comparire nel dipinto. Ecco allora San Francesco, circondato da un festoso stormo di uccelli, ritratto insieme a frate Benedetto da Piratro, mentre gli detta il «Piccolo testamento di Siena» del 1226, sigillo storico del legame tra il Poverello d'Assisi e la città.

La Vergine, altro personaggio immancabile, poggia su una colonna – asse simbolico che unisce la terra al cielo – ai cui lati si dispongono simmetricamente i simboli delle dieci Contrade che il 2 luglio correranno in Piazza. Il vincolo della presenza sacra si integra perfettamente con l'estetica chiara e stilizzante di Nones, allegorica in modo sottile, adatta alla celebrazione come alla sua contaminazione. Se solitamente il pittore gioca con lo spunto contemporaneo in un campo aprospettico e minimale, nel caso del Drappellone Nones è quasi facilitato nell'integrare eteree figure già mistiche quali i cavalli nel suo allestimento arcaizzante. 

Il Drappellone dipinto da Ismaele Nunes per il Palio di Siena del 2 luglio 2026

Poco sotto, nel registro di mezzo, ecco quindi splendere d'azzurro un cielo terso, sotto cui due cavalli, uno bianco e uno nero, lottano e giocano, si cercano e si sfidano. Il richiamo cromatico è alla Balzana senese e al mito di Senio e Ascanio, ma nell'abbraccio energico e sinuoso i due animali paiono liberarsi d'ogni riferimento reale, immortalati in una soluzione un filo assurda, quel che basta per muovere il piano nell'irrazionale. Sono quasi speculari, prossimi tanto da a stressare un dualismo ineluttabile, un legame reciproco di vita e di morte, di estremità che confluiscono e sostengono. Un rimando probabilmente alla rivalità paliesca, dove la gioia è anzitutto celebrazione del gioco e incontro degli opposti. La superficie artificiale su cui il ballo si consuma è un pavimento che evoca Piazza del Campo, il cui pattern prospettico riprende a sua volta le geometrie della Sala del Pellegrinaio in Santa Maria della Scala. Sulla destra del muro di cinta, posto a chiudere la scena, leggiamo incisa la data del 2 luglio 2026.

Infine, il registro inferiore ospita la trovata più lirica e ironica dell'opera. Scendiamo sotto la Piazza, dove si sviluppa un'ulteriore cinta muraria, che accoglie i Terzi della città, lo stemma del Sindaco e la Balzana. Da qui il digradarsi nei profili insolitamente irti delle colline senesi. Poi, ancora più sotto, sul limitare inferiore del drappellone - ovvero la prima porzione a disposizione dei contradaioli in festa, che subito dopo la vittoria del Palio proveranno ad afferrarla arrampicandosi sul palco dei capitani - troviamo, distesa in una grotta, Diana. L'allegoria del leggendario fiume sotterraneo che Siena insegue da secoli. Quasi stanca di attendere che qualcuno la trovi, nuda e annoiata, lascia scorrere da sé l'inafferrabile corso d'acqua. Una nota malinconica che scorre lungo le frange finali del drappo. Se l'intera altra opera celebra il rito e l'attesa che nutrono il Palio, l'acqua con cui si chiude è l'inafferrabile scarica della corsa, il cui piacere non si gode davvero nemmeno in caso di vittoria. La soddisfazione più profonda è nel ripetersi della Festa, che come un fiume sognato ambisce a scorrere all'infinito. A non farsi stanare. Se Diana non esiste, non può finire mai.

Davide Landoni, 27 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

Altri articoli dell'autore

Chi attira i migliori compratori, attira le migliori gallerie; chi ha le gallerie migliori, attira i collezionisti migliori. E le gallerie migliori, alla fine, le fanno le opere migliori

Il progetto ideato dall'artista americano Rashid Johnson riunisce autori come Lorna Simpson, Mona Hatoum e Julie Mehretu in una grande riflessione sullo smarrimento contemporaneo

Nome d'arte che evoca una carezza infantile, Manina era la firma di Marianne Tischler, voce dimenticata del Surrealismo del dopoguerra

Valutazione economica, impatto scenografico e rilevanza artistica candidano l’opera a pezzo più memorabile della fiera

Arte e Palio di Siena: il Drappellone di Ismaele Nones è un enigma su tre livelli | Davide Landoni

Arte e Palio di Siena: il Drappellone di Ismaele Nones è un enigma su tre livelli | Davide Landoni