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Che cos’è un «Dormedario»? e un «Murattore»? E un «Arpadillo» o un «Campacavallo»?
Sono gli animali immaginari inventati da Franco Matticchio (1957), geniale disegnatore e personaggio dotato di estro fantastico e di stralunata ironia, suggeriti al loro autore da un’assonanza fra il loro nome e un’attività che poco o nulla ha a che fare con la loro natura
Ecco allora la «Soprana», una rana gorgheggiante, fasciata da un abito da sera, e un «Pandalone», un panda che indossa una salopette di jeans. Lui stesso, del resto, definisce i suoi disegni «Matticchiate», giocando anche con il suo cognome.
Chi volesse conoscere da vicino questo strano bestiario, lo troverà, fino al 26 luglio, alla Galleria dell’Incisione, esposto nella mostra «Franco Matticchio: Campacavallo» che, insieme ai suoi, esibisce i non meno singolari disegni caricaturali di Käthe Olshausen-Schönberger (Mödling, Austria, 1881-New York, 1967), abitati da un’umanità dotata di teste zoomorfe: borghesi in tuba ma con volti di orango, cane, lince o leone, circondati da allegre fanciulle-gatto, od oca o capra; vanitosi americani-piccioni e molti altri ibridi ancora (nella foto, «Perfetto! Il mio amato, così come amò e visse»).
Sono le creature con le quali lei, autodidatta ma coeditrice della rivista «Fliegende Blätter» di Monaco di Baviera e collaboratrice dell’autorevole «Jugend», organo della Secessione monacense, si guadagnò una buona fama, prima di emigrare nel 1925 a New York, dove avrebbe lavorato firmandosi K.O.S.
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