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Ezio Gribaudo, «Omaggio a de Chirico»,1968.

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Ezio Gribaudo, «Omaggio a de Chirico»,1968.

De Chirico, Gribaudo e le storie dimenticate: a Torino l’arte riscrive la memoria

Dalla pittura metafisica alle tracce di Raissa Calza e Barbara Guest, l’Archivio Gribaudo intreccia opere e documenti per riportare alla luce relazioni nascoste e voci rimaste ai margini della storia dell’arte

Sophie Seydoux

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Un rapporto artistico, le tracce di una storia personale e le possibilità di riscrivere la memoria. Dal 21 ottobre 2026 al 21 aprile 2027, l’Archivio Gribaudo di Torino presenta «Ezio Gribaudo & Giorgio de Chirico. Traslazione e radiografia di una relazione», un progetto che indaga le connessioni tra le ricerche dei due artisti attraverso opere, documenti e materiali d’archivio. Il programma, curato da Lilou Vidal, si articola in tre percorsi, mettendo in relazione la persistenza delle immagini, le storie rimaste in ombra e il ruolo degli archivi nella costruzione della memoria culturale.

Al centro del primo percorso c’è l’incontro tra Giorgio de Chirico ed Ezio Gribaudo, avvenuto nel 1967 e seguito da una collaborazione intellettuale sviluppatasi attraverso diversi progetti editoriali. Un anno dopo, Gribaudo realizza la serie pittorica «Omaggio a de Chirico», dalla quale prende avvio una riflessione sulla possibilità di trasferire un’immagine in un nuovo contesto, trasformandone il significato senza cancellarne le origini. Attingendo all’universo metafisico di de Chirico, Gribaudo ne riprende i motivi e li trasferisce su fondi monocromi, attraverso un linguaggio grafico vicino alla Pop Art. Le figure vengono così sottratte al loro contesto originario e ricondotte a segni autonomi. I contorni in rilievo, che richiamano la matrice incisa, spostano inoltre l’omaggio verso l’idea di impronta: l’immagine non è soltanto citata, ma riattivata attraverso un nuovo procedimento formale. La ripetizione e la persistenza diventano così elementi di contatto tra le pratiche dei due artisti. Attraverso una lettura incrociata delle opere e degli archivi, il progetto ricostruisce le relazioni meno evidenti tra le rispettive ricerche, facendo emergere nuove possibilità interpretative. La metafora della radiografia suggerisce proprio questo sguardo: andare oltre la superficie visibile per individuare le strutture e le connessioni che attraversano le immagini.

Accanto al dialogo tra Gribaudo e de Chirico, l’Archivio presenta «INSERTO. Ex-Libris per Raissa Calza», una stagione di eventi dedicata a una figura rimasta a lungo ai margini della narrazione sull’artista metafisico. Nata Raissa Gourevich a Odessa nel 1897, Calza fu ballerina, attrice, archeologa e storica dell’arte, specializzata nello studio dell’antica Ostia. Prima moglie di de Chirico, condivise con lui la vita dal 1924 al 1930, occupando un posto significativo nel suo universo personale e artistico. A testimoniare questo legame sono opere, lettere, poesie e un ex-libris dedicatole dal pittore. Eppure, nella sua autobiografia «Memorie della mia vita», pubblicata nel 1945, il nome di Raissa scompare. È proprio questa assenza a diventare il punto di partenza della ricerca: quali meccanismi determinano ciò che viene conservato nella memoria artistica e ciò che, invece, viene escluso? Attraverso gli interventi di poeti, artisti e storici dell’arte, il programma assume l’ex-libris come strumento per riattivare le tracce di Calza e aprire nuove prospettive sulla storia del modernismo. L’obiettivo non si limita a restituire visibilità a una figura dimenticata, ma interroga una narrazione costruita prevalentemente al maschile, nella quale le donne sono state spesso ricondotte al ruolo di muse, a discapito della loro autonomia intellettuale e del loro contributo culturale. Il percorso invita quindi a considerare l’archivio non soltanto come luogo di conservazione, ma anche come spazio critico, nel quale omissioni e documenti possono essere riletti per costruire narrazioni differenti.

Il terzo nucleo del programma è «#1 Proof of Your History: un viaggio con Barbara Guest, Allison Grimaldi Donahue e Raissa Calza», una lettura performativa ideata da Allison Grimaldi Donahue a partire da una ricerca condotta presso la Beinecke Library della Yale University, dove sono conservate le carte della poetessa Barbara Guest. Realizzato grazie al sostegno dell’Italian Council, il progetto intreccia ricerca documentaria, scrittura poetica ed esperienza personale. Durante le settimane trascorse nell’archivio di Guest, esponente della prima generazione della New York School, Grimaldi Donahue si è interrogata sul significato dell’essere poeta in un contesto attraversato dalle arti visive. Parallelamente, l’esperienza di assistenza a un genitore anziano ha contribuito a far emergere una sovrapposizione tra l’archivio della poetessa e quello personale dell’artista. Da questa relazione prende forma un diario visivo e poetico, restituito attraverso un’esperienza intima di lettura. La vicenda individuale diventa così parte integrante della ricerca, mostrando come la consultazione di documenti e materiali del passato possa trasformarsi in un processo di riconoscimento e rielaborazione del presente. Nata nel 1920 e scomparsa nel 2006, Barbara Guest è stata a lungo trascurata nella ricostruzione della poesia del Novecento, nonostante il suo ruolo nella scena letteraria newyorkese e il rapporto di amicizia con Frank O’Hara. Il progetto di Grimaldi Donahue si inserisce in un più ampio tentativo di riportarne l’opera al centro dell’attenzione, facendo dialogare la sua vicenda con quella di altre donne la cui presenza nella storia culturale è stata ridimensionata o dimenticata.

I tre percorsi proposti dall’Archivio Gribaudo si incontrano dunque attorno a una questione comune: come si trasmettono le immagini, le esperienze e le storie? Dalla rielaborazione dei motivi metafisici di de Chirico alla riscoperta di Raissa Calza e Barbara Guest, l’archivio diventa il luogo in cui ciò che è già stato può essere interrogato nuovamente. Non una ricostruzione definitiva del passato, ma un processo di lettura capace di far emergere relazioni, assenze e significati che continuano a trasformarsi nel tempo.

Sophie Seydoux, 16 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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