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Rosalba Cignetti
Leggi i suoi articoliAlla fine del Settecento Alberico XII Barbiano di Belgioioso decide che il Castello di famiglia non gli basta più così com’è. È uno degli uomini più in vista della Milano del suo tempo, ha frequentato le corti europee e vuole trasformare la dimora di Belgioioso (in provincia di Pavia) secondo un gusto aggiornato. Chiama Leopold Pollack, l’architetto viennese allievo di Giuseppe Piermarini e interviene anche sul grande giardino. È la stagione in cui il Castello diventa luogo di villeggiatura e di rappresentanza, frequentato da uomini di lettere e intellettuali: Giuseppe Parini era stato precettore di Alberico e Ugo Foscolo sarà suo ospite proprio a Belgioioso.
Più di due secoli dopo è la medesima relazione fra edificio e giardino determina ancora la natura del luogo. Ed è su questa scala che dal 25 al 27 settembre si misura la terza edizione di Be.Art, la fiera d’arte moderna e contemporanea organizzata da DEA Servizi. Per la prima volta il programma attribuisce un ruolo centrale agli spazi esterni, costruendo nel parco un percorso di scultura monumentale e arte ambientale che affianca le gallerie ospitate nelle sale del castello. «L’iniziativa affronta temi di forte attualità quali il rispetto della natura e del creato, il rapporto tra uomo e ambiente, la fraternità, il dialogo tra culture, la pace, la solidarietà e l’inclusione, inserendosi nella più ampia visione di Be.Art, che considera l’arte uno strumento di conoscenza, dialogo e valorizzazione del patrimonio culturale», spiegano gli organizzatori.
La scelta arriva dopo l’intervento di recupero al giardino storico e introduce un modo diverso di vedere le opere, con prospettive e architetture che non si offrono allo sguardo nello spazio controllato di uno stand. Be.Art utilizza il giardino come spazio espositivo e non come semplice estensione della fiera, affiancando alla dimensione commerciale un percorso culturale affidato al rapporto con il luogo e la sua storia. Gli artisti che partecipano al progetto a cielo aperto sono Carlo Mo, Angelo Grilli, Mario Rossello, Carlo Guzzi, Teo Gallino, Roberto Perino, Habicher e Carlo Ramous: generazioni e percorsi diversi, accomunati da una lunga esperienza della scultura nello spazio pubblico e monumentale. Tra loro, Carlo Ramous aveva cominciato a confrontarsi con questa dimensione già negli anni Sessanta. Nato a Milano nel 1926, dopo gli studi all’Accademia di Brera abbandona progressivamente la compattezza della massa scultorea per costruire forme che si aprono nello spazio. Il ferro e l’acciaio gli permettono di lavorare non soltanto sui volumi, ma sui vuoti, sulle linee e sugli equilibri. Nel 1972 realizza Gesto per la Libertà, struttura monumentale alta oltre sette metri oggi collocata in piazza della Conciliazione a Milano; due anni dopo sei sue grandi opere vengono esposte in Piazzetta Reale. La città per Ramous diventa una delle condizioni della sua percezione. Con Mario Rossello il rapporto con il paesaggio prende un’altra strada. Nato a Savona nel 1927, Rossello appartiene alla stagione di Albisola che nel secondo dopoguerra vede incontrarsi nelle manifatture ceramiche artisti italiani e internazionali. Nella sua ricerca compare progressivamente un’immagine elementare: l’albero, che diventa uno dei motivi più persistenti della sua produzione. Pittura, ceramica e scultura ne modificano materia e dimensioni senza cancellarne la riconoscibilità. Portare una sua opera in un giardino significa quindi mettere una forma costruita dall’artista davanti al suo referente naturale. Angelo Grilli appartiene invece alla storia artistica pavese. Nato nel 1932 e morto nel 2015, scultore e medaglista, ha lavorato anche alla scala dell’architettura e del monumento pubblico. Nel 1977 realizza il grande rilievo in terracotta per la chiesa della Sacra Famiglia di Pavia; negli anni successivi prosegue una produzione in cui la figura e il rilievo convivono con la ricerca medaglistica. Anche qui la presenza nel parco permette di ricondurre l’opera a una questione che attraversa buona parte della sua attività: il passaggio alla scultura pensata per uno spazio condiviso.
Una parte del giardino sarà inoltre dedicata a san Francesco d’Assisi, di cui ricorre quest’anno l’ottavo centenario della morte, trasformando i giardini «in uno spazio di contemplazione, partecipazione e riflessione su temi quali rispetto della natura e del creato, rapporto tra uomo e ambiente, fraternità, pace, solidarietà e dialogo tra culture», aggiungono gli organizzatori. Nelle sale, invece, la fiera vera e propria con gallerie italiane e internazionali e un arco cronologico che attraversa Novecento e contemporaneità. Da Lucio Fontana, Giorgio de Chirico, Mario Sironi, Mimmo Rotella, Mario Schifano e Mimmo Paladino alle nuove generazioni e artisti emergenti per restituire una panoramica sui linguaggi dell’arte moderna e contemporanea. L’inaugurazione è in programma venerdì 25 settembre alle 18 con la VIP Preview & Opening Ceremony, seguita dal vernissage negli spazi esterni del Castello, con degustazioni di Portofino Dry Gin e Giorgi Wines; Lauretana sarà invece presente per tutta la durata della manifestazione. Be.Art 2026 affianca infine alla dimensione espositiva un programma di visite guidate, performance artistiche e momenti di approfondimento.
Rosalba Cignetti
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