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La fiera oltre gli stand. Al via la terza edizione di Be.Art

Dai maestri del Novecento alle ricerche contemporanee, alla nuova presenza della scultura nel parco del Castello, la manifestazione consolida la propria identità tra mercato e progetto culturale

Rosalba Cignetti

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Dal 25 al 27 settembre, al Castello di Belgioioso, la terza edizione di Be.Art ridefinisce il proprio posto nel panorama fieristico italiano, tenendo insieme mercato e progetto espositivo, collezionismo e territorio. Da Fontana, de Chirico, Sironi e Rotella alle ricerche contemporanee, quest’anno il percorso si estende per la prima volta in modo sostanziale al parco storico appena restaurato, con un progetto dedicato alla scultura. Intorno alle gallerie, una rete di archivi, istituzioni e imprese e un programma di mostre, performance e incontri allargano ulteriormente il perimetro della fiera. Nel parla il direttore artistico Tommaso Feninno.

Siamo alla terza edizione. Al di là della crescita numerica, che cosa è cambiato nella fiera rispetto all’esordio? Quale identità avete cercato di darle e quali scelte di questa edizione la rendono riconoscibile rispetto alle altre fiere italiane di moderno e contemporaneo?
Dall’esordio a oggi, Be.Art ha strutturato un’identità precisa che combina il rigore del mercato d’arte con la valorizzazione del patrimonio storico e del paesaggio. La nostra forza risiede nella qualità e nella varietà della proposta espositiva: nelle sale del Castello, la Main Section ospita gallerie nazionali e internazionali d’eccellenza, con un percorso che intreccia i grandi maestri del Novecento  come Fontana, de Chirico, Sironi, Rotella, Paladino e Schifano alle firme più significative della scena contemporanea. A rendere Be.Art immediatamente riconoscibile rispetto alle altre fiere italiane è proprio questo dialogo continuo tra storia e contemporaneità, che da quest’anno trova un’ulteriore e importante estensione con il progetto dedicato alla scultura nei giardini del Castello. L’identità di Be.Art sta quindi nel superare lo stand fieristico tradizionale per offrire a collezionisti e visitatori un’esperienza espositiva completa, articolata e ad alto profilo sia negli ambienti interni che negli spazi all’aperto

Qual è quest’anno la geografia di Be.Art? Da quali aree italiane e da quali Paesi arrivano le gallerie e ci sono provenienze nuove rispetto alle prime due edizioni?
La geografia di Be.Art restituisce la dimensione nazionale e internazionale di una manifestazione che, nel corso delle sue edizioni, ha costruito una rete di relazioni sempre più articolata con il sistema dell’arte contemporanea e moderna. La presenza degli espositori interessa numerosi dei principali distretti italiani del collezionismo e del mercato dell’arte: dalla Lombardia, con realtà provenienti da Milano, Brescia, Pavia, Lodi e Varese, all’Emilia-Romagna, rappresentata da gallerie di Bologna, Parma, Reggio Emilia e Forlì; dal Piemonte, con Torino, Valenza e Alessandria, alla Liguria, al Veneto, fino a Roma e alla Puglia. Una distribuzione che testimonia la volontà di Be.Art di mettere in dialogo differenti geografie e sensibilità del panorama artistico italiano. A questa rappresentanza si affiancano presenze internazionali, con gallerie e collezioni provenienti dalla Francia e dalla Repubblica di San Marino, tra cui Galleria Artemisia Fine Art, insieme alla collaborazione con archivi storici e associazioni culturali di rilievo, come l’Archivio Carlo Ramous di Milano e l’Associazione Culturale Mario Rossello di Albissola. Ne emerge una rete espositiva ampia e diversificata, nella quale gallerie, archivi e realtà culturali contribuiscono a costruire a Belgioioso un luogo di confronto tra esperienze consolidate e differenti orientamenti della ricerca artistica. È proprio questa articolazione territoriale, unita alla specificità della sede e al progetto curatoriale, a rendere Be.Art un appuntamento capace di attrarre galleristi, collezionisti, art advisor e operatori del settore provenienti da diverse aree d’Italia e dall’estero.

Emergono quest’anno temi, linguaggi o ritorni particolari?
In questa terza edizione emergono nuclei concettuali ben definiti che tracciano un ponte rigoroso tra la storicizzazione critica del Novecento e le ricerche contemporanee d’avanguardia. Sul fronte dell’arte storicizzata si registra anzitutto un marcato focus critico sugli autori del XX secolo, la cui indagine ha scardinato la bidimensionalità della superficie figurativa; da maestri come Lucio Fontana a Mimmo Rotella, l’attenzione è rivolta a quelle ricerche che hanno trasformato il gesto in concetto, rottura e dimensione spaziale, ponendo le basi storiche per le sperimentazioni ambientali di oggi. A questo affondo sul ’900 si affianca una decisa riaffermazione della materia e della tridimensionalità, testimoniata da una forte presenza di scultura che esalta la concretezza e la fisicità di materiali primari quali bronzo, ferro, acciaio, pietra e legno, intesi come veicoli di volume e presenza architettonica. Infine, il dialogo continuo con il parco monumentale stimola una riflessione sul rapporto tra uomo, natura ed ecosistema.

Be.Art attraversa un arco molto ampio, da de Chirico, Sironi e Fontana fino agli artisti più contemporanei. Come dialogano queste diverse stagioni e che cosa aggiunge la coabitazione dello spazio alla lettura di entrambe?
Evitiamo la rigida frammentazione dei layout tradizionali. L’architettura del Castello fa da collante: la storicità del Novecento offre le fondamenta concettuali su cui si innesta la sperimentazione di oggi. Si crea così una narrazione fluida in cui il collezionista comprende come le ricerche contemporanee siano l’evoluzione naturale delle rotture spaziali innescate dai grandi maestri.

 

Quest’anno avete deciso di non limitare Be.Art alle sale ma di utilizzare per la prima volta in modo sostanziale il giardino storico appena recuperato. Quanto cambia la natura della fiera?
La fiera diventa a tutti gli effetti un «museo temporaneo a cielo aperto». Il parco ha beneficiato di un importante restauro finanziato dal PNRR tramite il Ministero della Cultura; per cui l’arte contemporanea si cala oggi in un contesto che ha ospitato figure come Canova e Foscolo e che vanta elementi di pregio come la fontana settecentesca di Poseidone e Teti. Il dialogo tra architettura, natura e creazione artistica cambia radicalmente l’esperienza di fruizione del pubblico.

Nel parco riunite Carlo Mo, Angelo Grilli, Mario Rossello, Carlo Guzzi, Quirino Cipolla, Riccardo Gatti, Teo Gallino, Roberto Perino, Habicher e Carlo Ramous: artisti di generazioni e ricerche molto diverse. Che cosa vi ha guidato nella selezione di opere e artisti?
l lavoro sugli accostamenti è stato concepito come una vera e propria regia del paesaggio, sviluppata attorno a un tema portante: creare un colloquio armonioso tra i grandi maestri della scultura del Novecento, tra cui Carlo Ramous, Carlo Mo, Angelo Grilli e Mario Rossello, e le proposte più contemporanee, inserite anche attraverso installazioni e interventi specificamente pensati per dialogare con il contesto del parco. La selezione nasce quindi dalla volontà di mettere in relazione generazioni, linguaggi e materiali differenti, costruendo un percorso in cui ogni artista mantiene la propria identità, ma allo stesso tempo entra in relazione con gli altri e con il paesaggio. Carlo Mo porta nel parco la forza dell’acciaio e di una ricerca fondata sul rapporto tra geometria, luce e spazio, creando forme dinamiche capaci di confrontarsi direttamente con l’architettura e il paesaggio. Angelo Grilli, scultore e medaglista pavese, introduce una dimensione più intimamente legata alla figura, alla memoria e alla materia, con una ricerca caratterizzata da una forte attenzione alla dimensione umana e spirituale. Mario Rossello attraversa ceramica, pittura e scultura sviluppando una ricerca profondamente legata alla natura e alle trasformazioni della società contemporanea. Il tema dell’albero, ricorrente nella sua produzione, assume nel parco un particolare valore di relazione con l’ambiente. Carlo Guzzi indaga il rapporto tra materia e interiorità, utilizzando ferro, legno, argilla e altri materiali per riflettere sulla condizione umana. Nelle sue opere anche il vuoto diventa elemento scultoreo e spazio vitale. Quirino Cipolla sviluppa un linguaggio libero e polimaterico, nel quale legno, ferro e materiali differenti vengono trasformati attraverso il gesto e la sperimentazione. Le sue opere della serie Le Silenti introducono nel percorso una componente di sorpresa e di ricerca formale. Riccardo Gatti è nato a Venezia e ha scelto il marmo come materia della propria ricerca artistica. Ispirato ai grandi classici, ne rinnova il linguaggio attraverso una visione profondamente contemporanea. Nelle sue mani, la pietra perde il proprio peso e comincia a muoversi. Attraverso la forma illude lo sguardo, rendendo il marmo morbido, leggero e fluido. I suoi volti emergono come sogni, sospesi tra presenza e dissolvenza. Quasi in un mondo onirico. Ogni opera nasce dall’incontro tra la forza che plasma e la delicatezza della trasformazione. Proprio come lo scorrere dell’acqua di una roccia nel tempo. O il vento nel deserto. I vuoti aprono la materia allo spazio, rendendo la scultura immersiva e permettendo allo sguardo di attraversarla. Nel non-finito cerca ciò che ancora vive, pulsa e desidera diventare. La sua scultura non rappresenta semplicemente un corpo: ne rivela l’anima. Teo Gallino lavora sul rapporto tra materia, forma e superficie, attraverso un linguaggio scultoreo personale capace di confrontarsi con la contemporaneità. Le sue opere instaurano un rapporto fisico e diretto con lo spazio circostante. Roberto Perino, artista e ceramista, porta nel percorso una ricerca incentrata sulla scultura ceramica, sviluppata anche attraverso opere di grandi dimensioni. La materia viene così trasformata in una presenza monumentale, capace di dialogare con la scala del parco. Eduard Habicher costruisce le proprie opere intorno alla tensione tra opposti: peso e leggerezza, solidità e fragilità, equilibrio e precarietà. Acciaio, vetro, legno e pietra diventano strumenti per creare forme sospese e fortemente poetiche. Infine, Carlo Ramous, tra i protagonisti della scultura italiana del secondo Novecento, rappresenta uno dei riferimenti storici del percorso. La sua ricerca, progressivamente orientata verso forme astratte, organiche e dinamiche, trova nel ferro, nel bronzo e nell’acciaio strumenti per costruire nello spazio tensioni, slanci e traiettorie. Il risultato non vuole essere semplicemente una successione di opere, ma un percorso unitario, nel quale la scultura diventa parte integrante del paesaggio e il paesaggio, a sua volta, diventa elemento attivo dell’esperienza dell’opera.

 

Nel giardino ci sarà anche una mostra dedicata a san Francesco per l’ottavo centenario della morte. Come è costruita? Quali opere e artisti vedremo e perché?
In virtù del patrocinio del Comitato Nazionale per l’VIII Centenario Francescano, abbiamo scelto di lavorare sull’eredità etica e concettuale del Santo più che sulla sola iconografia.  Accanto a sculture dedicate alla sua figura come l’opera di Angelo Grilli vedremo lavori contemporanei che riflettono su temi di stretta attualità: il rapporto uomo-natura, la pace, la fraternità e la sostenibilità. Celebrare Francesco oggi significa interrogarci sul nostro presente.

La fiera non si esaurirà negli stand e nelle due mostre: che cosa comprende il programma di performance, incontri e approfondimenti e quali temi affronta?
Il programma culturale è un’estensione della visione della fiera: include visite guidate, performance nel parco e talk su sostenibilità e collezionismo. Punto di forza di quest’anno è la presenza della Galleria Echampe, che esporrà in una sala dedicata del Castello un’opera inedita di Giuseppe Pellizza da Volpedo. Infine, la VIP Preview del 25 settembre unirà arte e territorio grazie a partner come Portofino Dry Gin, Giorgi Wines e Lauretana.

Ci sono anche varie istituzioni e aziende che partecipano a BeArt. Che tipo di collaborazione o finanziamento li lega alla fiera?
La rete di sostegno a Be.Art si fonda su un modello virtuoso di finanza mista che unisce pubblico e privato, facendo leva su un'ampia sinergia tra istituzioni, aziende, archivi e realtà del territorio.  Sul piano istituzionale, la manifestazione si avvale dei patrocini della Provincia di Pavia, del Comune di Belgioioso, del Castello di Belgioioso, di Ascom Confcommercio Pavia e del Comitato Nazionale per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco di Assisi. A questi si affiancano prestigiosi Institutional Partner quali il Rotary Club Pavia Est Terre Viscontee e l’Ordine degli Avvocati di Pavia, oltre alla validazione scientifica di Cultural Partner come l’Associazione Culturale Mario Rossello. Dal punto di vista delle partnership aziendali e del sostegno economico, la fiera vede la presenza di Banca Valsabbina in qualità di Main Partner, affiancata da importanti sponsor quali Suardi Arredamenti e Microstar. Il profilo organizzativo e le coperture assicurative delle opere sono garantiti da Broker Insurance Group (Official Insurance), mentre la copertura mediatico-radiofonica è affidata a Radio Monte Carlo (Official Radio). La dimensione esperienziale dell’evento e la valorizzazione delle eccellenze enogastronomiche sono sostenute da Giorgi Wines (Wine Partner), Portofino Dry Gin e Lauretana S.p.A. (Partner tecnici). Infine, l'accoglienza degli ospiti e dei collezionisti fa capo agli Accommodation Partner del territorio: Cascina Scova Resort, Arnaboldi Palace e Le Stanze del Cardinale. Si tratta di una rete complessa e strutturata che consolida Be.Art come progetto di sistema capace di creare valore culturale ed economico diffuso

Qual è il collezionista tipo di BeArt?
Be.Art risponde a una duplice domanda: da un lato il collezionista maturo che cerca la garanzia di mercato dei grandi maestri del ’900; dall’altro un pubblico d’avanguardia interessato alle migliori nuove proposte che l’arte contemporanea può offrire. A loro si aggiunge una vasta platea di appassionati che vive la fiera come un'esperienza di arricchimento culturale.

Rosalba Cignetti, 25 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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