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Roberto Mercuzio
Leggi i suoi articoliL’ex carcere borbonico di Santo Stefano, straordinario patrimonio storico dell’arcipelago pontino, si prepara a cambiare volto. A dieci mesi dal suo insediamento, il commissario straordinario governativo Giuseppe Marinello, d’intesa con il soggetto attuatore Invitalia, ha fatto il punto sull’avanzamento del Contratto Istituzionale di Sviluppo (Cis) Ventotene. Un piano sostenuto da 80 milioni di euro complessivi (ai 70 milioni del 2016 si sono aggiunti 10 milioni deliberati dal Cipess nel 2024) che punta a trasformare l’antico penitenziario in un polo culturale d’eccellenza, con un museo e una Scuola di Alta formazione.
Un primo passo concreto è stato compiuto lo scorso luglio con la fine delle opere di messa in sicurezza. L’intervento ha reso agibili la cittadella carceraria, i sentieri di accesso, il piccolo cimitero e le aree verdi limitrofe, temporaneamente riconsegnati al Comune di Ventotene. Per la riqualificazione definitiva dell'intero complesso, Invitalia si appresta a pubblicare il bando di gara sulla piattaforma InGaTe, mentre proseguono i lavori sugli edifici pericolanti esterni al Panopticon, che si concluderanno entro la prima metà del 2027.
Le sfide più delicate restano tuttavia quelle logistiche, a cominciare dall’approdo a Santo Stefano, vero spartiacque per la riuscita dell’opera. «In questa fase, l’approdo è l’intervento che più di ogni altro incide sul futuro del progetto», ha spiegato Marinello. Dopo il parere favorevole con prescrizioni della Via (Valutazione d’Impatto Ambientale), Invitalia sta completando le verifiche ambientali: terminato il monitoraggio delle «praterie» di Posidonia oceanica presenti nei fondali circostanti l’isola, proseguono i cantieri di consolidamento delle falesie vicino agli scali, il cui termine è fissato a settembre 2027 per proteggere l’accesso dalle fragilità della costa.
Sul fronte della ricettività, il tavolo con il Comune è concentrato sul «lotto funzionale» a Ventotene: un presidio che ospiterà accoglienza, aule didattiche e uffici della futura Fondazione, garantendo la continuità delle attività anche quando il maltempo renderà proibitivo l’attracco a Santo Stefano. La linea dettata dal commissario è netta: nessun nuovo consumo di suolo, privilegiando il restauro e il riuso di volumetrie ed edifici già esistenti.
Nel frattempo, la memoria del luogo continua a vivere. Tra luglio e settembre sono riprese le visite guidate a piccoli gruppi verso la mostra permanente multimediale «Le sfide di Santo Stefano», anticipo tangibile di una rinascita attesa da decenni.
Roberto Mercuzio
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