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I cinque capolavori di pittura marchigiana già allestiti al piano terra del Palazzo Ducale di Urbino

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I cinque capolavori di pittura marchigiana già allestiti al piano terra del Palazzo Ducale di Urbino

Palazzo Ducale di Urbino, al via l’ultimo restauro: tocca alle cinque Sale roveresche del secondo piano

I lavori, finanziati con un investimento di quasi 600mila euro, si concluderanno nel maggio 2027. La Galleria Nazionale delle Marche resterà aperta al pubblico e ospiterà temporaneamente, negli spazi espositivi al piano terra, cinque capolavori della pittura marchigiana tra Cinque e Seicento

Si avvia a conclusione il lungo percorso di riqualificazione e restauro della Galleria Nazionale delle Marche, ospitata nel Palazzo Ducale di Urbino. Tra breve prenderanno il via gli ultimi interventi, per un investimento di quasi 600mila euro, che interesseranno le cinque sale roveresche del secondo piano. I lavori si concluderanno nel maggio 2027, completando un programma quinquennale di recupero degli ambienti espositivi e di adeguamento degli impianti.

Come già avvenuto nelle precedenti fasi del cantiere, il museo resterà aperto ai visitatori. Durante i lavori, cinque importanti pale d’altare della collezione saranno trasferite negli spazi espositivi al piano terra di Palazzo Ducale, dove resteranno visibili per circa sette mesi. Si darà così vita a una sorta di mostra temporanea dedicata alla pittura marchigiana del Cinquecento e del Seicento.

Il nuovo intervento rappresenta l’ultimo tassello di un progetto che ha già restituito al pubblico ampie porzioni del palazzo. Nel 2022 erano stati riaperti circa 1.500 metri quadrati del secondo piano, con sezioni dedicate alla pittura del Cinquecento, ai ritratti, ai paesaggi, alle donazioni Volponi e alla pittura del Settecento. Gli spazi hanno accolto sia opere provenienti dai depositi del museo sia dipinti concessi in comodato gratuito da istituzioni e collezioni, tra cui la Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro, Intesa Sanpaolo e l’Università di Urbino.

Lo scorso giugno si sono invece conclusi i lavori al piano Nobile, con il rinnovamento degli impianti, l’introduzione di un nuovo sistema di illuminazione e un nuovo allestimento. Un percorso che ha consentito di migliorare la sicurezza, l’efficienza energetica e la conservazione delle opere.

Anche le cinque sale roveresche saranno interessate dall’adeguamento degli impianti elettrici e antincendio, dal restauro dei pavimenti in cotto e delle superfici lapidee, compresi portali e camini, e dalla tinteggiatura delle pareti a calce. Sarà inoltre potenziato il monitoraggio ambientale, con sensori per rilevare temperatura, umidità, qualità dell’aria, polveri sottili, illuminazione e anidride carbonica. Previsti anche dispositivi per il controllo degli insetti infestanti e soluzioni per ridurre i consumi energetici, migliorare la sicurezza e rendere più confortevole la permanenza dei visitatori.

Sul fronte dell’allestimento, saranno aggiornati soprattutto i sistemi di ancoraggio dei dipinti, per garantire maggiore stabilità e una distribuzione più equilibrata del peso. Gli impianti saranno concentrati in un’unica struttura tecnica, così da ridurne l’impatto visivo nelle sale.

La mostra temporanea presenta cinque pale d’altare di particolare rilievo, realizzate tra il Cinque e il Seicento da importanti artisti attivi nelle Marche. La prima opera è «La Crocifissione con i Dolenti», di Federico Barocci, datata 1566-67, realizzata ad olio su tela e proveniente dalla chiesa del Crocifisso di Urbino. Dello stesso autore è la «Madonna con il Bambino, i santi Simone e Giuda Taddeo e i donatori» (nota anche come «Madonna di San Simone»), dipinta intorno al 1567 a olio su tela con inserto in carta e proveniente dalla chiesa di San Francesco di Urbino.

Segue la «Madonna con il Bambino in gloria e i santi Barbara e Terenzio» di Simone Cantarini, realizzata intorno al 1630 in olio su tela e proveniente dalla chiesa di San Cassiano di Pesaro; l’opera è in deposito dalla Pinacoteca di Brera dal 2021. La quarta tela raffigura «La Visione di santa Francesca Romana» di Orazio Gentileschi: fu eseguita tra il 1618 e il 1620 e proviene dalla Chiesa di Santa Caterina Martire dei Benedettini Olivetani di Fabriano (An), già appartenuta alla collezione Rosei della stessa città. Chiude il percorso «San Vittore», di Francesco Guerrieri, realizzato nel 1652 a olio su tela e proveniente dalla chiesa di Santa Lucia di Urbino.

Con quest’ultima fase, Palazzo Ducale completa il recupero dei suoi due piani principali, dove si concentra la quasi totalità della collezione della Galleria Nazionale delle Marche, coniugando tutela del patrimonio, innovazione tecnologica e continuità dell’offerta culturale.

Roberto Mercuzio, 27 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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