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Una statua acefala di Marco Aurelio esposta a Istanbul, nei Musei Archeologici, nella mostra «No Way Out: Boubon»

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Una statua acefala di Marco Aurelio esposta a Istanbul, nei Musei Archeologici, nella mostra «No Way Out: Boubon»

Dagli Stati Uniti alla Turchia: sono tornati «a casa» cento reperti archeologici

Ai Musei Archeologici di Istanbul presentati i tesori antichi recuperati dopo decenni di dispersioni. Nella stessa sede, la mostra «No Way Out: Boubon» riunisce i bronzi degli imperatori romani trafugati dall’antica città di Boubon

Vittorio Bertello

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Cento reperti archeologici restituiti dagli Stati Uniti e una mostra che ricompone la storia di alcune straordinarie sculture romane disperse per decenni tra musei e collezioni internazionali. È il doppio risultato presentato ai Musei Archeologici di İstanbul dal ministro della Cultura e del Turismo turco Mehmet Nuri Ersoy, nell’ambito di un più ampio programma di tutela e recupero del patrimonio nazionale.

I reperti restituiti attraversano oltre duemila anni di storia, dalla prima Età del Bronzo all’epoca romana. Tra questi, quaranta oggetti provengono da Horoztepe, nella provincia di Tokat: strumenti musicali cerimoniali, armi e recipienti metallici databili tra il 2300 e il 2000 a.C., testimonianza dell’elevata qualità della metallurgia anatolica. Il loro recupero è stato possibile grazie al confronto con i materiali archeologici e la documentazione degli scavi, quasi settant’anni dopo il saccheggio.

Altri 44 manufatti sono le lastre architettoniche in terracotta provenienti da Düver, nella provincia di Burdur, risalenti al VI secolo a.C. Utilizzate per decorare e rivestire gli edifici, sono state restituite dal J. Paul Getty Museum di Los Angeles. Il loro rientro prosegue un percorso di recuperi avviato nel 2022 e rafforza il progetto di ricomposizione dell'insieme con gli elementi già conservati a İstanbul.

Tra le opere recuperate figura anche un ritratto proveniente da Afrodisia. Decisivo, in questo caso, un documento del 1976 nel quale un magistrato segnalava il furto di altri reperti, oltre a quelli già individuati. Un'annotazione d'archivio, confrontata con le evidenze archeologiche e la storia collezionistica dell'opera, ha contribuito a dimostrarne la provenienza. Completano il gruppo maschere teatrali e statuette di divinità femminili.

Un altro evento è la mostra «No Way Out: Boubon», inaugurata il 2 novembre e dedicata ai bronzi del Sebasteion, il santuario dell’antica città di Boubon, nell’attuale provincia di Burdur, consacrato agli imperatori romani e alla famiglia imperiale. Le sculture furono trafugate durante gli scavi clandestini degli anni Sessanta e smembrate: teste, busti e arti finirono in Paesi e collezioni differenti.

Le ricerche dell’archeologa Jale İnan, insieme alle testimonianze degli abitanti, alle fotografie storiche e ai registri museali, hanno permesso di ricostruire progressivamente i legami tra le opere. Particolarmente significativo il caso della statua di Marco Aurelio, la cui appartenenza al sito è stata sostenuta dalla corrispondenza tra il calco dei piedi e gli incavi del piedistallo. Anche le analisi del terreno e degli isotopi del piombo hanno contribuito a confermare l'attribuzione.

In mostra sono riuniti bronzi raffiguranti Lucio Vero, Settimio Severo, Caracalla e Marco Aurelio: opere preziose, considerando che gran parte delle statue bronzee dell’antichità è andata perduta a causa della rifusione del metallo.

Intanto, a Boubon sono ripresi gli scavi archeologici, avviati nuovamente nel 2023 sotto il coordinamento del Museo Archeologico di Burdur. Le restituzioni sono il risultato della collaborazione tra le autorità turche, la Procura distrettuale di Manhattan e Homeland Security Investigations. Un lavoro scientifico e investigativo che, come ha sottolineato Ersoy, non si limita a riportare le opere nei musei, ma punta a restituire loro il contesto storico e culturale originario.

Vittorio Bertello, 05 novembre 2026 | © Riproduzione riservata

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