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Vittorio Bertello
Leggi i suoi articoliSul fondo delle acque torbide del Mar Baltico, a sud di Stoccolma, riaffiora una pagina poco conosciuta della storia navale scandinava. È il relitto di Vrak 5, il più antico vascello da guerra finora individuato nelle acque al largo di Svezia e Danimarca. Gli archeologi subacquei, che lo conoscono da più di un secolo, sono tornati a esplorarlo per studiarne la struttura e raccogliere nuovi indizi sulla vita a bordo.
Situato nello stretto di Landfjärden, nei pressi del castello di Häringe, il relitto era stato individuato già alla fine dell’Ottocento, insieme ad altre quattro imbarcazioni affondate nella stessa zona, perlopiù risalenti ai secoli XVII e XVIII. Le analisi condotte dai ricercatori hanno permesso, nel febbraio 2025, di collocare Vrak 5 intorno agli anni Ottanta del Quattrocento, con la possibilità che risalga addirittura al 1460.
«Era una nave molto grande: probabilmente misurava tra i 40 e i 45 metri quando era in navigazione», ha spiegato agli organi di stampa Håkan Altrock, responsabile del progetto per il Museo dei relitti svedese. Non è ancora possibile stabilire con certezza se l’imbarcazione fosse svedese o danese, anche se il legname utilizzato per la sua costruzione proveniva dall’area dell’attuale Svezia sudorientale. Nel XV secolo, infatti, Svezia, Danimarca e Norvegia facevano parte dell’Unione di Kalmar, un sodalizio politico che legava i tre regni scandinavi.
Come risulta dalle ultime indagini, il relitto è particolarmente significativo anche dal punto di vista tecnologico. Vrak 5 rappresenta il più antico esempio noto nel Baltico di nave scandinava costruita con il sistema del «fasciame liscio», nel quale le tavole dello scafo vengono accostate bordo contro bordo, anziché sovrapposte. Una soluzione che consentiva di realizzare imbarcazioni più grandi e robuste, adatte anche a sostenere i pesanti cannoni che cominciavano a essere installati sulle navi da guerra.
Le recenti immersioni hanno un obiettivo ulteriore: ricostruire l’alimentazione dell’equipaggio. Attraverso speciali pompe per rimuovere i sedimenti, gli archeologi stanno riportando alla luce porzioni della struttura e hanno individuato alcuni mattoni che potrebbero appartenere alla cucina di bordo.
Secondo Matilda Jarl, dottoranda in archeologia marittima, i marinai consumavano soprattutto pesce, carne e porridge. Molti alimenti venivano bolliti in pentola, sotto forma di zuppe e stufati. Anche le bevande raccontano le differenze sociali dell’equipaggio: la birra era comune tra i marinai, perché si conservava meglio dell’acqua, mentre gli ufficiali e le persone di rango superiore potevano permettersi anche il vino.
Resta invece avvolto nel mistero il motivo dell’affondamento. Alcuni racconti ottocenteschi parlano di un incendio a bordo. Un’altra ipotesi è che la nave sia colata a picco durante un attacco danese al castello di Häringe nel 1501. Per ora non esistono prove definitive. Le nuove indagini potrebbero però portare alla luce tracce dell’incendio e aiutare a ricostruire le ultime ore di una nave che, dopo oltre cinque secoli, ha ancora molto da raccontare.
Vittorio Bertello
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