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Vista dello stand di Almeida & Dale, SP-Arte Rotas 2026

Foto: Felipe Berndt

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Vista dello stand di Almeida & Dale, SP-Arte Rotas 2026

Foto: Felipe Berndt

Da Hopper del Sertão all’arte africana: cosa abbiamo visto dentro (e fuori) SP-Arte Rotas

Fino a domenica la quinta edizione della fiera di San Paolo, negli spazi di ARCA, rimette in gioco le gallerie brasiliane, e una manciata di straniere, in un percorso tra new entry e ritorni consolidati. Un’occasione, anche, per esplorare l’offerta della metropoli

Matteo Bergamini

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Coloratissimo il «paesaggio» della sezione Mirante, a cura di Bernardo Mosqueira, nuovo direttore artistico della fiera, come vi abbiamo anticipato nella nostra intervista; accesi i colori di innumerevoli gallerie che propongono grandi nomi o artisti afferenti a un immaginario più «popolare» o autodidatti; colori per risaltare dialoghi, per contornare poetiche. Benvenuti alla quinta edizione di SP-Arte Rotas (26-30 agosto), anche quest'anno negli spazi di ARCA a Vila Leopoldina, zona ovest di San Paolo. In scena una sessantina di gallerie, con diverse prime volte: da Rio, per esempio, c'è la galleria Refresco che da alcuni anni movimenta il centro storico carioca con mostre puntuali e sempre molto affollate. In occasione di Rotas si punta su un artista brasiliano che ha già costruito una giovane carriera internazionale, Douglas Knesse, con un concentrato di colori brillanti e semi-astrazioni che rimettono ad un deciso tropicalismo e, come scrive Daniela Avellar nel testo che accompagna l'esposizione «nella bellezza di assistere a una libertà non casuale, un movimento che non smette di essere rigoroso». Da Fortaleza, con un roster di artisti il cui lavoro permane fortemente connotato dalla propria geografia, arrivano Leonardo Leal e Cave. Nella prima, segnaliamo la partecipazione di Gustavo Diogenes (1983), già definito «L'Hopper del Sertão» grazie alle sue «vedute» delle aree rurale del Ceará, di bar di periferia e biliardi, fari di automobili nell'oscurità e lampi nella notte. Un universo quasi surreale, dal taglio cinematografico. Rappresentata da Cave, invece, Rita Lessa (1961), pittrice di Belo Horizonte la cui produzione decennale si costruisce, anche, reiterando riferimenti alla storia dell'arte occidentale, dialogando con artisti come Hieronymus Bosch, Francisco de Goya, Marcelo Grassmann e il Surrealismo, con un immaginario segnato dal grottesco, dal fantastico e dalla metamorfosi. Lessa è attualmente in mostra anche nella sede paulistana di Almeida & Dale, tra le big presenti in fiera insieme, anche, alle gallerie del gruppo: Marco Zero di Recife, Cerrado da Brasilia e Goiânia, Bolsa de Arte da Porto Alegre, Flexa da Rio de Janeiro.

Divisa tra fiera e città c'è anche Danielian, che nel suo spazio nel quartiere di Jardim América ha recentemente aperto la prima personale dell'artista polacco Wojtek Kostrzewa (1987), che riunisce oltre 20 opere (e quella che l'artista e la curatrice, Ginevra Bria, definisco una project room, al primo piano della galleria) in cui l'artista si appropria di elementi dell'ambiente urbano attraverso frottage o la fusione in bronzo di oggetti del quotidiano, da piante ornamentali ad accendini, per ricostruire l'idea di paesaggio e indagare le relazioni tra corpo, materia, movimento, spazio e tempo. Tra i migliori stand in fiera c'è quello di Gomide & Co., che sempre si distacca per i suoi allestimenti estremamente eleganti e i dialoghi tra autori moderni o contemporanei con la produzione di arte popolare o di artigianato nativo: in questo caso in un both dai toni terrosi l'incontro è tra Nicolai Dragos (Romania, 1931 – Brasile, 2020) e un insieme di sculture e maschere prodotte da popolazioni provenienti da diverse regioni dell'Africa durante la prima metà del XX secolo, rimarcando il momento in cui le influenze indigene e native iniziarono a entrare nello sguardo e ad arricchire l'immaginario dell'arte europea e occidentale.  

 

 

Gustavo Diogenes, «Paisagem Noturna em São Gonçalo»

Wojtek Kostrzewa, Double sunset, 2023, olio su tela. 24 x 30 cm. Courtesy l’artista e Danielian, Foto: Felipe Berndt

A proposito di dialoghi, la milanese Orma divide lo stand con la brasiliana MaPa, con una perfetta conversazione sul filo del surreale tra Sérgio Lima, padre della corrente in Brasile, invitato anche da André Breton agli inizi degli anni '60 a integrare il gruppo nelle riunioni al Café La Promenade de Vénus, a Parigi, con Luciano Maia (1987), che traspone elementi amazzonici in nuove declinazioni, combinando memoria personale e mitologia, aprendo strade al fantastico e slittamenti tra reale e immaginario: una nuova produzione sui toni dell'ocra e cenere, quasi ad abbassare un poco l'esuberanza dei soggetti. Immaginario più «popolare» e nordestino anche per Galatea, che schiera i suoi due nuovi rappresentati: Romildo Rocha (1987) e Zé de Cabeça (1974). Dello stato del Maranão il primo e di Bahia il secondo, dalle scene domestiche che trascendono il quotidiano e si insinuano ironicamente nel mondo del desiderio, dell'affetto e, appunto, di situazioni comuni indagate attraverso una lente vividamente «comune» (Rocha), si passa ai supporti trovati che si trasformano in dispositivi sui quali la pittura offre immagini di candele, case, chiese, che accumulano memorie come un gesto di resistenza alla cancellazione in corso nelle periferie di Salvador (Zé de Cabeça)

Marcelo Guarnieri è un'altra galleria che, più volte, abbiamo segnalato per le sue scelte stilistiche azzardate e decisamente azzeccate, da ARCO (tanto a Lisbona quanto a Madrid), fino alle passate edizioni di SP-Arte. E se nella sede di Alameda Franca l'ambiente è stato trasformato in un raffinato giardino zen, in occasione della mostra del fotografo giapponese Yamamoto Masao, a Rotas la galleria si presenta con un solo show dell'artista Luiz Paulo Baravelli (1942), architetto di formazione e una carriera internazionale con partecipazioni alle Biennali di Venezia, San Paolo, L'Avana, tra le altre esposizioni. Nello stand di Guarnieri a ARCA le pareti sono invase delle sue «Pitture-Gatto», una produzione degli ultimi due anni che attraverso il piccolo formato rivela la poetica che Baravelli porta avanti da sempre nel suo lavoro: «Le «Pinturas-Gato» sono quelle che quando entri, vanno sotto il divano e ti guardano. «Se ti avvicini e fai “pspsps”, scappano via. Poi, se gli piaci e con i loro tempi, arrivano lentamente senza che tu te ne accorga e si strofinano leggermente contro la tua gamba. Allora il gioco può cominciare», racconta l'artista. 

Tra le assenti a Rotas alcune delle grandi paulistane che, assidue nella presenza a SP-Arte ad aprile, ad agosto scelgono di risparmiare le forze per ArtRio, la fiera di Rio de Janeiro che apre il prossimo 16 settembre: Fortes d'Aloia e Gabriel, che nei suoi spazi di Barra Funda e Jardins ha congiuntamente aperto una grande mostra dedicata a Ernesto Neto; A Gentil Carioca, che a San Paolo ha in scena la prima personale in galleria dell'artista carioca Mariana Rocha: un universo colorista che con sinuose forme curve rimette a un simbolico femminile, denso di allusione all'anatomia attraverso una palette più che tropicale; Luisa Strina, di cui vi abbiamo raccontato la grande mostra dedicata alle opere iniziali di Alfredo Jaar; la giovane Mazzucchelli Cardoso che nella sua sede ha recentemente messo in dialogo Felipe Seixas e le sue «Nature morte» correlate di un pizzico di tecnologia e le sperimentazioni materiche di Eloísa Franco; Mendes Wood, che nella splendida sede della Casa Iramaia ha appena inaugurato la personale della pittrice Paula Siebra. Per chi ha voglia di farsi un'abbuffata, il piatto è servito.

 

Yamamoto Masao, vista della mostra alla Galleria Marcelo Guarnieri, São Paulo

Galleria Galatea, vista dello stand, SP-Arte Rotas 2026. Da destra: Romildo Rocha e Zé de Cabeça

Matteo Bergamini, 28 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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