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Bernardo Mosqueira

ph. Courtesy SP-Arte

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Bernardo Mosqueira

ph. Courtesy SP-Arte

Attraverso rotte più che latine: la parola a Bernardo Mosqueira

Nata cinque anni fa dalla «madre» SP-Arte come fiera dedicata puramente all’arte brasiliana, Rotas si aperta negli anni alla latinità e, da quest’anno, anche all’Europa. Abbiamo intervistato il nuovo direttore

Matteo Bergamini

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Dal 26 al 30 agosto un nuovo appuntamento con il contemporaneo sotto il cielo di San Paolo, negli spazi di ARCA a Vila Leopoldina: torna la quinta edizione di SP-Arte Rotas, nata nel 2022 come spazio di dialogo per la produzione brasiliana, con un’edizione che consolida la vocazione internazionale iniziata lo scorso anno sotto la guida dell’ex direttore artistico del MALBA di Buenos Aires, Rodrigo Moura.

Stavolta, infatti, oltre alla rappresentazione delle cinque regioni brasiliane con i grandi nomi di San Paolo – Almeida & Dale, Mitre, Luciana Brito, Gomide&Co, Vermelho, Marilia Razuk, Superfície, Luis Maluf, Galatea, Martins&Montero – insieme a gallerie di altre regioni, come Flexa (Rio de Janeiro), Paulo Darzé (Salvador), Marco Zero (Recife), Cerrado (Goiânia e Brasilia), Leonardo Leal e Cave (Fortaleza), Lima (São Luís) e Bolsa de Arte (Porto Alegre), i confini si ampliano con la partecipazione di gallerie provenienti da Uruguay (Galeria Sur, Ponta de l’Este), Argentina (Isla Flotante, Barro e W, Buenos Aires), Colombia (Casa Zirio, Bogotà) e, per la prima volta, dall’Italia (Orma, Milano). 
Alla direzione artistica, quest’anno, Bernardo Mosqueira (1988) curatore, scrittore e ricercatore carioca con base a New York, un master in studi curatoriali al Bard College e fondatore del Solar (ex Solar dos Abacaxis, a Rio de Janeiro) e già curatore-capo dell’Institute for Studies on Latin American Art (ISLAA) e membro del team curatoriale del New Museum. Una fiera, infine, pensata come una piattaforma di scoperta dove le gallerie sono invitate a progettare mostre pensate per l’occasione, dando spazio a giovani talenti e a nuove letture di maestri consolidati. Ne parliamo con il direttore.

SP-Arte Rotas è nata nel 2022 con un focus sulle gallerie brasiliane e, edizione dopo edizione, ha rafforzato la propria identità latino-americana. Quest’anno, con la presenza di gallerie dall’Uruguay, dall’Argentina, dalla Colombia e anche dall’Italia, la fiera sembra consolidare una vocazione internazionale senza rinunciare al suo taglio regionale. Come vedi questo equilibrio?
Vediamo Rotas come una fiera segnata, prima di tutto, dal piacere dell’apprendimento e della scoperta: il piacere di trovare qualcosa di nuovo, di imparare ciò che ancora non si conosceva, di accorgersi che ciò che credevamo di conoscere è in realtà molto più vasto e diverso. Come dici, la fiera è nata con un forte focus sul Brasile, dalla constatazione che il mercato di San Paolo faticava ad accedere all’enorme diversità di pratiche presenti nel Paese. Era un invito a riconoscere che il Brasile è immenso e che, in questo contesto, si conosce ancora poco della sua produzione culturale. Si partiva anche dalla consapevolezza che l’arte brasiliana diventa più grande quando riusciamo a riconoscere l’importanza, la forza, la singolarità e la potenza di produzioni che spesso rimangono fuori dai circuiti più consolidati. In quel primo momento, significava creare opportunità per conoscere meglio la produzione delle diverse regioni del Paese, ma anche pratiche spesso etichettate come «regionali», «popolari», «indigene» o «autodidatte»: categorie che spesso dicono più dei limiti del sistema dell’arte che della natura di queste produzioni, che invece sono spesso complesse, sofisticate, singolari e rilevanti. In questa edizione, facciamo un passo avanti a partire dalla stessa prospettiva. Rotas ci invita a riconoscere che il Brasile non esiste da solo entro i propri confini, ma è connesso in continuità geografica, storica, culturale, politica, ecologica e spirituale, con gli altri territori della regione convenzionalmente chiamata America Latina. Continuiamo a credere che Rotas sia lo spazio ideale per presentare artisti ancora poco conosciuti dal pubblico brasiliano, o lavori meno visti di artisti già affermati. La novità è che quest’anno invitiamo il pubblico a riconoscere anche la nostra continuità all’interno di questo territorio latino-americano. Per questo abbiamo portato gallerie della regione e abbiamo invitato le gallerie brasiliane che rappresentano artisti latino-americani a metterli in dialogo con i brasiliani che presentano. L’internazionalizzazione di Rotas, quindi, non significa abbandonare la propria identità. Al contrario: è un modo per approfondirla.

 

SP-Arte Rotas 2025, galleria Vermelho

SP-Arte Rotas 2025, galleria Sardenberg

Al centro della fiera il settore Mirante, a tua cura, parte dall’idea di un «paesaggio espanso» che va oltre la rappresentazione per abbracciare memoria, ecologia, spiritualità, politica e immaginazione. Come hai tradotto questo concetto nella selezione delle opere? C’è stato un lavoro, un artista o un’idea che ha funzionato come punto di partenza?
Abbiamo iniziato immaginando un modo per visualizzare il rapporto tra Brasile e America Latina che non fosse la visione aerea della mappa, della cartografia: invece di guardare il territorio dall’alto, abbiamo cercato di pensare con i piedi per terra, pensando a un Brasile che guarda verso i suoi orizzonti, verso i suoi vicini, verso ciò che gli sta davanti. È stato da questa prospettiva orizzontale che siamo arrivati all’idea di paesaggio. Il paesaggio, in questo senso, ci interessava non solo come rappresentazione di uno spazio, ma come forma storica di organizzare e produrre la nostra relazione con il mondo che è profondamente marcata dalla modernità e dalla colonialità, da idee di distanza, separabilità, misurazione e dominio del territorio. Per questo abbiamo deciso di attingere alla vasta bibliografia sul paesaggio nella storia dell’arte, nella teoria critica e negli studi decoloniali per pensare a come espandere questa nozione e spostarla dalla rappresentazione di uno spazio a distanza verso un’idea di intreccio, continuità e inseparabilità. Due riferimenti sono stati particolarmente importanti in questa ricerca: le elaborazioni del geografo Milton Santos sul paesaggio e lo straordinario poema Paisagem: como se faz (Paesaggio: come si fa) di Carlos Drummond de Andrade. In modi molto diversi, entrambi trattano il paesaggio come accumulo di tempi, come relazione tra spazio, memoria, pensiero e linguaggio. Queste idee hanno guidato la selezione delle opere. Volevamo costruire un insieme ampio e diversificato, con lavori realizzati dall’inizio del Novecento fino a oggi, di artisti di diversi Paesi e regioni, generazioni, popoli, gruppi linguistici, comunità ed esperienze incarnate. Allo stesso tempo, abbiamo cercato di creare accostamenti che ci permettessero di approfondire alcune delle questioni presenti in questa discussione: il rapporto con le acque, la terra, il movimento, l’ecologia, la spiritualità, il sogno, l’erotismo e la politica. Abbiamo creato uno spazio in cui interno e esterno si confondono, che allo stesso tempo orienta e disorienta il percorso, proponendo di creare altri movimenti e vedere da nuove prospettive. In fondo, ciò che vogliamo è proprio creare le condizioni per poter essere, come ci propone Drummond, «Il paesaggio del paesaggio», per immaginare, forse, come la Terra immagina se stessa.

Un’altra novità di quest’anno è l’apertura della fiera a progetti come il Sertão Negro di Dalton Paula, la Galeria Ocupá di Rio e la Galeria Jaider Esbell di Arte Indígena Contemporânea – iniziative che dialogano con territori periferici, formazione e produzione nativa. Questi spazi rappresentano un naturale sviluppo del paesaggio espanso del Mirante? Come valuti il posto di queste iniziative nel circuito commerciale della fiera?
Anno dopo anno, Rotas cerca di creare ponti tra diverse geografie, comunità, artisti e pubblici, intendendo la circolazione di conoscenze e risorse come una dimensione fondamentale per la salute e la trasformazione del sistema dell’arte. Questo implica non solo cambiare un gruppo di artisti presentati con altri, ma anche riconoscere e sostenere altri modi di produzione artistica ed esistenza collettiva. Iniziative come quelle che menzioni fanno parte di un insieme di progetti che spesso producono ciò che c’è di più potente nell’arte brasiliana, pur rimanendo al di fuori dei circuiti egemonici di legittimazione, circolazione e accesso alle risorse. Sono progetti che combinano produzione, formazione, ricerca, cura e costruzione comunitaria e che, per questo, spesso danno origine a esperienze singolari, rigorose e profondamente connesse ai loro contesti. La loro presenza a Rotas è, quindi, più di un’opportunità per galleristi e collezionisti di San Paolo per entrare in contatto diretto con queste produzioni. E anche un’opportunità per conoscere, comprendere e valorizzare le strutture che le rendono possibili. È un’opportunità di apprendimento, scoperta e rinnovamento, ma anche di cura e di redistribuzione di attenzione, risorse e valore. In questo senso, Rotas ribadisce il suo impegno non solo per la diversità, ma anche per la differenza nei modi di immaginare, produrre, sostenere e far circolare l’arte, ancora una volta pensando all’intreccio e all’inseparabilità di queste esistenze.

SP-Arte Rotas, Setor Mirante

Matteo Bergamini, 20 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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