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Atlantide (2021) di Yuri Ancarani

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Atlantide (2021) di Yuri Ancarani

Da Bellaria a Venezia in uno schiocco di frusta: Yuri Ancarani presenta due opere video in riviera e un flash mob in laguna

Ancarani riattiva l’immaginario di Atlantide con un intervento diffuso a Venezia, dove un flash mob di manifesti promuove il Bellaria Film Festival nel pieno della Biennale. In parallelo, a Bellaria presenta Ciao Musica, installazione video che mette in relazione rituali lontani e tradizioni locali. Un doppio movimento tra centro e provincia che interroga la separazione dei pubblici e la capacità dell’arte di costruire connessioni tra contesti culturali non comunicanti.

Matteo Cocci

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Ci sono opere – d’arte, cinematografiche o letterarie – che respirano come fossero esseri viventi, perché riescono nell’ardua missione di rappresentare la realtà in quanto dimensione tangibile ma, in alcuni suoi aspetti, imperscrutabile.

A questa categoria appartiene un film come Atlantide (2021) di Yuri Ancarani, che a 5 anni dalla sua uscita continua a essere proiettato e visto. Al centro del racconto, una gioventù veneziana praticamente invisibile – se non a bordo di imbarcazioni snelle, spesso illuminate da luci a led colorate e accompagnate da musica ad alto volume, che a notte fonda sfrecciano tra i canali deserti della laguna – a chi frequenti la città saltuariamente, ma che, in questi anni, ha continuato a esistere anche senza che l’obiettivo di una videocamera ne documentasse la presenza, tra eccessi e rivendicazioni di una città che sembra appartenere a tutti meno che a chi la abita.

Oggi, i protagonisti di Atlantide tornano a popolare l’immaginario collettivo: questa volta non in veste di personaggi cinematografici, ma di protagonisti in carne ed ossa di una sorta di happening organizzato da Ancarani proprio a Venezia, a ridosso di un evento monopolizzante come la 61esima Biennale d’Arte. Il medium, anziché filmico, è cartaceo, e prende forma in manifesti dalle tonalità fluorescenti affissi in vari punti della laguna. Il messaggio di questa “performance” è totalmente estraneo alle logiche della Biennale: ad essere pubblicizzata è infatti tutt’altra manifestazione, ovvero il Bellaria Film Festival, che va in scena dal 6 al 10 maggio a Bellaria - Igea Marina, a una cinquantina di chilometri dalla città natale dell’artista, Ravenna.

Qui, Ancarani sarà protagonista di uno dei momenti più simbolici della 44esima edizione del Festival: la riapertura al pubblico del Cinema Apollo, a pochi metri dalla spiaggia di Bellaria, chiuso da oltre vent’anni. La sala, tra le location del festival, ospita Ciao Musica, un’installazione composta da due video: Whipping Zombie (2017) e Piteco e il Faro (2021), quest’ultimo proiettato prima d’ora solamente una volta, presso la stazione ferroviaria di Lancy Pont-Rouge a Ginevra. Con queste due opere, portatrici di due immaginari così lontani fra loro – se Whipping Zombie ci mostra le danze rituali con cui gli abitanti di Haiti sovvertono ed esorcizzano le dinamiche schiavo-padrone che un tempo dominavano l’isola, Piteco e il Faro rilegge in chiave contemporanea e femminile la tradizione romagnola degli sciucarèn, ovvero schioccatori di fruste a suon di musica –, Ancarani riflette sulla contrapposizione tra un mondo sempre più globale e interconnesso e una dimensione locale custode di una ricchezza culturale da cui l’arte e il cinema non possono prescindere: “Credo che l’indebolimento del carattere nelle arti, soprattutto in Italia, sia dovuto al fatto che si è perso il contatto con la provincia. Tutti i grandi progetti internazionali hanno sempre avuto origine in un contesto circoscritto e decentrato rispetto ai grandi centri urbani”, racconta l’artista, che prosegue: “Per questo motivo a progetti di stampo internazionale come l’itinerante ‘The Sublime of the Real’, che nel 2026 ha fatto sì che una selezione di miei lavori venisse proiettata a Bangkok e poi a Hong Kong – e in cantiere c’è anche una mostra a Canton –, seguono iniziative di carattere fortemente locale, che si rifanno al mondo delle sagre e delle balere”.

Quale il senso di Ciao Musica?

Il titolo rimanda a un brano di Raoul Casadei, “Ciao Mare”, un richiamo alla famosa accoglienza di questa terra, così come alla tendenza tutta romagnola ad abusare della parola “ciao”. Con Ciao Musica cerco di dare vita a codici riconoscibili, che permettano a chiunque di avvicinarsi al mio lavoro e di conseguenza al mondo dell’arte.

Il flash mob di Venezia è solo una provocazione o nasconde qualcosa di più?

L’azione organizzata a Venezia vuole creare un corto circuito, evidenziando come ognuno viva chiuso nel proprio micro cosmo – che si tratti dell’arte contemporanea, del cinema o di altri ambienti –, convinto che non esista nient’altro. Il flash mob cerca di mettere in relazione due universi che non comunicano e probabilmente non comunicheranno mai, una sorta di ‘esperimento’ destinato a fallire. Il 6 maggio si sovrapporranno la conferenza stampa della Biennale, l’esordio del Bellaria Film Festival e i David di Donatello: tre realtà simili che corrono parallele, senza mai incontrarsi.

Spesso ti sei trovato a indagare territori: familiari, come nel caso di Piteco e il Faro, o remoti, come in Whipping Zombie e in The Challange (2016), quest’ultimo girato nel Golfo Persico. Con Amarcord ’90, tra i progetti sostenuti dalla prima edizione del Fondazione Prada Film Fund, tornerai a sondare atmosfere a te vicine. Qual è il focus della tua ricerca artistica in questi contesti?

Quello di creare quante più connessioni possibili, sia dal punto di vista umano che culturale. Se prendiamo in esame i due video presentati a Bellaria, gli elementi in comune non si fermano all’uso della frusta nei rispettivi balli tradizionali: in entrambi i casi si tratta di culture povere, abituate al contatto con gli animali. In queste realtà la frusta, usata per lavorare con cavalli e buoi, è diventata protagonista dei racconti che ci si scambiava per alleviare la fatica, fino a diventare parte di un vero e proprio rituale collettivo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Whipping Zombie (2017) di Yuri Ancarani

I poster di “Ciao Musica”

Matteo Cocci, 03 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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