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La sede centrale dell’Istat a Roma

Foto tratta da Wikipedia. Foto Lalupa | CC BY SA 4.0

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La sede centrale dell’Istat a Roma

Foto tratta da Wikipedia. Foto Lalupa | CC BY SA 4.0

Cultura in crescita, ma l’Italia resta divisa: la fotografia del rapporto Bes dell’Istat

La partecipazione culturale raggiunge il livello più alto dal 2014 e aumentano i visitatori di musei e siti archeologici. Ma persistono forti squilibri territoriali nella spesa pubblica, nell’accesso alle opportunità culturali e nella tutela del paesaggio. È quanto emerge dal rapporto Istat sul benessere equo e sostenibile

Antonello Ferrarini

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La cultura torna a conquistare spazio nella vita degli italiani, ma le opportunità di accesso restano molto diverse da un territorio all’altro. È uno dei dati più significativi della tredicesima edizione del Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes) dell’Istat, che attraverso 148 indicatori analizza la qualità della vita in Italia e le sue trasformazioni nel periodo 2014-2025.

Nel 2025 il 40% delle persone dai sei anni in su ha partecipato ad almeno due attività culturali fuori casa, raggiungendo il valore più alto dal 2014. La partecipazione è più diffusa tra le donne e soprattutto tra i giovani, ma il titolo di studio fa la differenza: frequenta almeno due attività culturali il 68,7% delle persone laureate, contro appena il 14,5% di chi ha al massimo la licenza media. La lettura di libri e quotidiani rimane invece stabile al 36,1%, mentre continua a diminuire la lettura frequente dei giornali. Anche le biblioteche recuperano i livelli precedenti alla pandemia, con il 15,1% della popolazione che le ha frequentate nell’ultimo anno, ma tra i giovani dai 15 ai 24 anni gli accessi restano inferiori a quelli del 2019.

Nel 2025 aumentano le presenze nei musei, nei siti archeologici e nei monumenti, con visitatori in crescita dell’8,4% rispetto al periodo pre-pandemico. L’offerta, tuttavia, non è ancora tornata ai livelli del 2019. Il turismo culturale continua, inoltre, a concentrarsi soprattutto nelle regioni che ospitano i grandi poli artistici, come Lazio, Campania e Toscana. Migliora anche la spesa corrente dei Comuni per la cultura, salita nel 2024 a 23,5 euro per abitante, ma le differenze territoriali sono enormi: si va dai 6,4 euro della Campania ai 65,3 della Provincia autonoma di Bolzano.

Il rapporto evidenzia anche il valore del verde storico, che rappresenta oltre il 10% delle aree verdi urbane nei capoluoghi italiani. Un patrimonio culturale e ambientale che contribuisce alla qualità della vita, ma che deve fare i conti con la pressione delle attività estrattive, gli incendi boschivi e il degrado del paesaggio. Nel 2025 quest’ultimo è motivo di insoddisfazione per il 21,4% degli italiani, con percentuali più elevate nel Mezzogiorno e nelle aree metropolitane.

Sul fronte educativo migliorano la dispersione scolastica e la partecipazione alla formazione, mentre peggiorano le competenze in italiano e matematica degli studenti di terza media. La crescita della partecipazione culturale convive quindi con disuguaglianze legate all’istruzione e al territorio. Anche la ricerca registra progressi: nel 2024 la spesa italiana in ricerca e sviluppo sale all’1,40% del Pil, ancora lontana dalla media europea del 2,26%. Aumentano le imprese innovative e i lavoratori della conoscenza, ma prosegue la perdita di giovani laureati diretti all’estero.

La fotografia dell’Istat restituisce così un Paese nel quale la domanda di cultura cresce, ma la possibilità di soddisfarla non è uguale per tutti. Rafforzare biblioteche, musei, servizi culturali e investimenti locali significa non soltanto tutelare il patrimonio, ma anche ampliare le occasioni di partecipazione e ridurre le distanze sociali e territoriali.

Antonello Ferrarini, 27 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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