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Antonello Ferrarini
Leggi i suoi articoliOltre 650 stele analizzate, centinaia di caratteristiche iconografiche riconosciute e catalogate automaticamente e tempi di descrizione ridotti drasticamente. Sono i primi risultati della sperimentazione con l’intelligenza artificiale avviata nell’aprile 2025 dal Museo Egizio di Torino, che punta a rendere più accessibile il patrimonio conservato e a offrire nuovi strumenti alla ricerca scientifica.
Il progetto utilizza modelli di Vision Language IA (Vlm), capaci di combinare l’analisi delle immagini con la comprensione del linguaggio naturale. A partire dalle fotografie dei reperti, il sistema individua e descrive gli elementi rappresentati, dalle divinità alle figure umane, fino ai simboli e alle iscrizioni. Le informazioni vengono quindi trasformate in metadati strutturati, pronti per essere archiviati e consultati digitalmente.
L’obiettivo è integrare questi dati nella «Collezione Online» del Museo, attraverso un sistema di tag interconnessi. In questo modo sarà possibile cercare un soggetto specifico, una divinità o persino un particolare capo di abbigliamento e individuare tutti gli oggetti in cui compare, facilitando confronti e approfondimenti.
L’iniziativa è stata ideata dall’egittologo e curatore Johannes Auenmüller insieme al data manager del museo, Claudio Tarable. Lo sviluppo tecnico è stato affidato a Fabbricadigitale, che ha lavorato per verificare quanto le capacità dell’intelligenza artificiale possano contribuire alla descrizione e alla classificazione di reperti particolarmente complessi.
Le stele egizie rappresentano infatti una sfida significativa per questi sistemi: materiali diversi, condizioni di conservazione variabili, iscrizioni e decorazioni rendono ogni oggetto un insieme articolato di informazioni visive e simboliche. L’IA cerca di riconoscere i singoli elementi e di descriverli attraverso attributi specifici, organizzandoli in dati confrontabili e interrogabili.
La tecnologia, tuttavia, non sostituisce il lavoro degli specialisti. Le interpretazioni e le informazioni raccolte devono essere sottoposte a validazione scientifica. Il suo contributo consiste soprattutto nell’accelerare le attività preliminari e più ripetitive, lasciando agli studiosi il compito di verificare i risultati e attribuire loro un significato storico e culturale.
«L’obiettivo dell’Egizio è stato duplice: raggiungere un livello di descrizione approfondito per ciascun oggetto della collezione e implementare i metadati sul sito della “Collezione Online”, per garantirne la totale accessibilità», spiega Auenmüller.
Per Francesco Meneghetti, amministratore delegato di Fabbricadigitale, il valore dell’esperimento risiede nella collaborazione tra competenze umane e capacità dell’IA di organizzare grandi quantità di informazioni.
La sperimentazione è ora entrata nella fase di analisi dei dati raccolti. Al termine della valutazione, il metodo potrà essere esteso ad altre categorie di reperti. I risultati saranno inoltre presentati in un articolo scientifico. Un primo passo verso nuove modalità di studio e valorizzazione del patrimonio culturale, in cui la tecnologia diventa uno strumento al servizio della conoscenza.
Antonello Ferrarini
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