Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Antonello Ferrarini
Leggi i suoi articoliRimasto inesposto per cent’anni, «Il banchetto di Psiche», un arazzo seicentesco in lana e seta conservato nei depositi del Museo Nazionale del Bargello a Firenze, sarà restaurato. Qualche giorno fa l’opera è stata trasferita dal museo al laboratorio del Settore arazzi e tappeti dell’Opificio delle Pietre Dure, situato nella Sala delle Bandiere di Palazzo Vecchio, dove verrà sottoposta a un complesso intervento di studio e restauro.
La movimentazione del pregiato manufatto, si spiega in una nota, è stata un vero e proprio «trasporto eccezionale»: l’arazzo è stato arrotolato in una speciale imbragatura e trasferito a piedi fino al laboratorio.
L’intervento è reso possibile grazie a un dono di 100mila euro della Fondazione Il Bargello Ets Ente Filantropico, effettuata grazie allo strumento dell’ArtBonus. Ascritto alla Manifattura della Grande Galerie du Louvre, che fu attiva a Parigi nella prima metà del Seicento, il tessile, di grandi dimensioni (oltre 12 metri quadrati), raffigura un episodio della favola di Amore e Psiche, secondo modelli iconografici riconducibili al repertorio del pittore fiammingo Michiel Coxcie (1499-1592).
Al centro della composizione, attribuita a due importanti arazzieri, Girard Laurent e Maurice Dubourg, al servizio della Manifattura reale durante le monarchie di Enrico IV e Luigi XIII, Psiche è seduta a una tavola imbandita, attorniata da ancelle e giovani suonatori. Il manufatto entrò a far parte delle collezioni del Museo Nazionale del Bargello nel 1888, grazie al legato testamentario del collezionista e mercante francese Louis Carrand (1827-88), stabilitosi a Firenze negli ultimi anni della sua vita.
«Il restauro del Banchetto di Psiche rappresenta un passo importante nel percorso di riscoperta e valorizzazione di un patrimonio straordinario, spesso poco conosciuto, custodito nei nostri musei, ha dichiarato la direttrice generale di Gamb Andreina Contessa. Riportare l'attenzione su un'opera che da circa un secolo non è più visibile al pubblico significa non soltanto garantirne la conservazione, ma anche aprire nuove prospettive di studio e conoscenza. Un progetto che testimonia il valore della collaborazione tra istituzioni, grazie alla competenza dell’Opificio delle Pietre Dure e al prezioso sostegno della Fondazione Il Bargello».
Antonello Ferrarini
Leggi i suoi articoliAltri articoli dell'autore
Nell’ambito delle iniziative legate agli 800 anni dalla morte del Poverello, l’intervento ha restaurato il santuario, con la sua grande macchina d’altare lignea. Sono state anche effettuate indagini sulle immagini di sant’Antonio da Padova e san Ludovico di Tolosa, ascritte a Lello da Orvieto e datate intorno al 1325
Si cercano risorse per 17 interventi tra Palazzo Reale, Parco, piazza Carlo di Borbone e Acquedotto Carolino. L’avviso pubblico punta a coinvolgere imprese e privati nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio vanvitelliano. Candidature entro il 20 novembre
Il punto di vista femminile diventa una chiave per rileggere la storia, restituendo spazio alle sovrane che esercitarono il potere, alle principesse coinvolte nella diplomazia europea e alle donne che contribuirono a trasformare gusti, arti e consuetudini della corte torinese
Non è sopravvissuta la struttura lignea dell’imbarcazione; gli studiosi hanno quindi concentrato le analisi su oltre trenta anfore e contenitori recuperati sul fondale. Il ritrovamento supera, per antichità, il precedente primato (il relitto dell’isola greca di Dokos, tradizionalmente datato a circa 4.200 anni fa)



