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Il museo accessibile si progetta: a Colle Val d’Elsa arte e archeologia incontrano l’autismo. Foto di Michela Bruni per la Gazzetta di Siena

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Il museo accessibile si progetta: a Colle Val d’Elsa arte e archeologia incontrano l’autismo. Foto di Michela Bruni per la Gazzetta di Siena

Come si costruisce un museo accessibile? Da Colle Val d’Elsa un laboratorio tra cultura e cura

Il 14 settembre il Museo Civico e Diocesano d’Arte Sacra San Pietro e il Museo Archeologico-Palazzo Pretorio di Colle Val d’Elsa ospitano una giornata di formazione dedicata alla progettazione di percorsi accessibili alle persone con disturbi dello spettro autistico. Neuropsichiatria, sociologia, psicologia ed educazione museale entrano nello stesso tavolo di lavoro. Il progetto «Art for all» affronta così una questione sempre più centrale per i musei: l’accessibilità come competenza strutturale, dalla progettazione degli spazi alle modalità di fruizione delle collezioni.

Ginevra Borromeo

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L’accessibilità di un museo si misura sempre meno soltanto nell’eliminazione delle barriere fisiche. Riguarda il modo in cui sono organizzati gli spazi, la quantità e la qualità degli stimoli, i tempi della visita, i linguaggi utilizzati, la prevedibilità dei percorsi, gli strumenti messi a disposizione e, soprattutto, la capacità dell’istituzione di conoscere pubblici con esigenze differenti. È da questa prospettiva che lunedì 14 settembre, dalle 9 alle 15, il Museo Civico e Diocesano d’Arte Sacra San Pietro e il Museo Archeologico-Palazzo Pretorio di Colle Val d’Elsa ospitano «Musei accessibili: autismi, arte e archeologia», giornata di formazione dedicata alla progettazione di percorsi museali accessibili alle persone con disturbi dello spettro autistico.

L’iniziativa rientra in «Art for all: liberi di sperimentare», progetto finanziato attraverso il bando «Vie d’uscite culturali 2025-26» della Fondazione Monte dei Paschi di Siena e promosso dalla Fondazione Antico Ospedale Santa Maria della Scala insieme a Tabit-Cooperativa Sociale Ets, Dipartimento di Scienze sociali, politiche e cognitive dell’Università di Siena, Fondazione Musei Senesi, Azienda ospedaliero-universitaria Senese, Società della Salute Senese e Comune di Colle Val d’Elsa. La composizione stessa della rete chiarisce il metodo: museologia, educazione, ricerca universitaria e competenze socio-sanitarie vengono messe in relazione, superando l’idea dell’accessibilità come servizio aggiunto successivamente alla progettazione culturale.

È questo l’aspetto più interessante dell’appuntamento. Per lungo tempo il museo ha immaginato un visitatore sostanzialmente standard e ha introdotto, in un secondo momento, strumenti destinati a chi presentava necessità specifiche. Il paradigma contemporaneo tende invece a rovesciare l’impostazione: la diversità dei pubblici entra fin dall’origine nella costruzione dell’esperienza museale. Significa ragionare su ciò che precede l’incontro con l’opera e sulle condizioni che possono renderlo possibile. Nel caso delle persone nello spettro autistico possono diventare rilevanti la gestione degli stimoli sensoriali, l’organizzazione temporale, la chiarezza delle informazioni, la possibilità di anticipare ciò che accadrà durante la visita e la disponibilità di modalità differenti di relazione con collezioni e ambienti. Il plurale scelto dal titolo, «autismi», indica inoltre una questione essenziale: evitare di costruire un nuovo visitatore astratto al posto di quello precedente. Lo spettro comprende condizioni, sensibilità e necessità molto diverse e qualsiasi progetto efficace deve partire da questa eterogeneità. L’accessibilità diventa così una pratica di progettazione e verifica, più che l’applicazione di una soluzione valida indistintamente per tutti.

La giornata di Colle Val d’Elsa traduce questo principio in una struttura operativa. Dopo i saluti di Daniele Tozzi, assessore del Comune, Giacomo Baldini, direttore dei Musei civici di Colle Val d’Elsa, e Chiara Valdambrini, direttrice della Fondazione Antico Ospedale Santa Maria della Scala, la prima parte sarà dedicata agli strumenti teorici e metodologici. Interverranno Valeria Scandurra, neuropsichiatra infantile dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese; Giulia Mascagni, sociologa del Dispoc dell’Università di Siena; Stefania Villani, educatrice museale del Santa Maria della Scala; e Claudia Rossi Paccani, psicologa di Tabit, con un approfondimento sulla valutazione del benessere dei partecipanti. Nella seconda parte i partecipanti si trasferiranno al Museo Archeologico-Palazzo Pretorio per due sessioni di progettazione in piccoli gruppi, seguite dalla restituzione conclusiva.

Il passaggio dalla formazione al workshop è significativo perché porta il discorso sull’accessibilità fuori dal terreno delle dichiarazioni di principio. Un museo inclusivo richiede competenze, progettazione e capacità di valutare gli effetti delle scelte compiute. Vale per l’autismo come per molti altri ambiti dell’accessibilità culturale. L’allestimento, la comunicazione, la mediazione e l’organizzazione della visita diventano parti di uno stesso sistema e chiamano in causa figure professionali diverse. C’è poi una conseguenza più ampia. Ripensare un museo a partire da esigenze specifiche può migliorare la qualità della visita anche per pubblici che quelle esigenze apparentemente non le condividono. Informazioni più leggibili, percorsi comprensibili, possibilità di scegliere tempi differenti, maggiore attenzione agli stimoli e strumenti di orientamento più efficaci producono un museo complessivamente più consapevole del proprio pubblico. È uno dei passaggi che stanno modificando la stessa definizione di accessibilità: da risposta destinata a una categoria di visitatori a criterio generale della progettazione museale.

Il progetto «Art for all» colloca inoltre il museo dentro una rete territoriale che comprende cultura, università, servizi sanitari e sociali. È una dimensione particolarmente rilevante per le istituzioni di dimensione media e piccola, dove l’accessibilità può diventare terreno concreto di collaborazione tra competenze che raramente convivono stabilmente all’interno dello stesso organico. Il museo assume così anche una funzione di laboratorio, nel quale sperimentare modalità di fruizione e verificarle insieme a chi possiede conoscenze specifiche. La questione riguarda ormai direttamente la qualità delle istituzioni culturali. Aumentare il numero dei visitatori dice poco se rimangono gruppi per i quali l’accesso alle collezioni continua a essere difficile o costruito secondo modalità inadatte. L’accessibilità comincia prima dell’ingresso al museo: nella progettazione, nella formazione del personale e nella capacità di considerare la pluralità dei visitatori come una condizione ordinaria del lavoro museale. La giornata di Colle Val d’Elsa parte da qui, con un obiettivo molto concreto: trasformare l’inclusione da principio condiviso a competenza professionale.

Ginevra Borromeo, 12 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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