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Piramide Cestia. Foto: Il Giornale dell'Arte

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Piramide Cestia. Foto: Il Giornale dell'Arte

Roma, dopo tre anni riapre la Piramide Cestia: visite anche di sera al sepolcro di Gaio Cestio

Dopo tre anni di chiusura, dal 4 settembre la Piramide Cestia torna accessibile al pubblico con visite gratuite diurne e serali fino al 31 ottobre. Gli interventi della Soprintendenza Speciale di Roma, realizzati nell’ambito del Pnrr-Caput Mundi, hanno interessato illuminazione, accessibilità, verde e apparati informativi. Costruito tra il 18 e il 12 a.C. come sepolcro di Gaio Cestio Epulone, il monumento resta una delle testimonianze più spettacolari dell’egittomania che attraversò Roma dopo la conquista dell’Egitto da parte di Augusto.

Ginevra Borromeo

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Dopo tre anni di chiusura, la Piramide Cestia riapre al pubblico. Dal 4 settembre al 31 ottobre sarà nuovamente possibile entrare nel monumento funerario che da oltre duemila anni domina il paesaggio di Porta San Paolo, questa volta attraverso un percorso rinnovato, con una nuova illuminazione della camera sepolcrale, interventi per l’accessibilità, sistemazione delle aree esterne e aperture gratuite anche nelle ore serali. Si conclude così il cantiere condotto dalla Soprintendenza Speciale di Roma nell’ambito del programma Pnrr-Caput Mundi, restituendo alla città uno dei suoi monumenti antichi più singolari e, allo stesso tempo, una testimonianza eccezionale di quanto rapidamente la cultura egizia fosse entrata nell’immaginario delle élite romane durante l’età di Augusto.

La Piramide fu costruita tra il 18 e il 12 a.C. come monumento funerario di Gaio Cestio Epulone, magistrato e membro del collegio degli Epuloni, incaricato dell’organizzazione dei banchetti sacri. La sua forma non fu una semplice eccentricità architettonica. Pochi decenni prima, nel 30 a.C., Ottaviano aveva conquistato l’Egitto dopo la sconfitta di Marco Antonio e Cleopatra, trasformando il regno tolemaico in provincia romana. Roma venne investita da una vera fascinazione per immagini, culti e forme provenienti dalla terra dei faraoni: obelischi furono trasferiti nella capitale, divinità egizie entrarono nel panorama religioso dell’Impero e motivi nilotici cominciarono a comparire negli apparati decorativi delle residenze aristocratiche.

Anche l’architettura funeraria partecipò a questa egittomania augustea. La Piramide Cestia non era infatti l’unica piramide dell’antica Roma: le fonti e le testimonianze storiche ricordano altri monumenti analoghi, successivamente scomparsi. È l’unica arrivata sostanzialmente fino a noi, sopravvissuta anche grazie a una circostanza decisiva: nel III secolo d.C. venne incorporata nelle Mura Aureliane e trasformata, di fatto, in parte del sistema difensivo della città. Ciò che era nato come sepolcro privato diventò così un elemento della Roma fortificata.

Il monumento, alto circa 36 metri, fu costruito con grande rapidità. Un’iscrizione ricorda che Cestio aveva disposto nel testamento che la tomba fosse completata entro 330 giorni, pena la perdita dell’eredità. Il nucleo in calcestruzzo rivestito da blocchi di marmo bianco produce ancora oggi quella forma geometrica netta che rende la Piramide una presenza quasi estranea e sorprendentemente moderna nel tessuto urbano romano.

All’interno, la monumentalità esterna lascia spazio a una camera funeraria relativamente piccola, coperta da una volta a botte e decorata da affreschi. Figure femminili, Vittorie alate e delicati elementi ornamentali appartengono a un linguaggio pittorico molto più vicino alla cultura figurativa romana che a quella faraonica. È proprio questa contraddizione a rendere interessante il monumento: egizio nella forma esterna, romano nella struttura, nella tecnica costruttiva e nell'apparato decorativo. Più che una copia dell’architettura egizia, la Piramide è dunque una reinterpretazione romana dell’Egitto.

Il nuovo intervento permette ora di leggere meglio questa duplice natura. Uno degli elementi principali della riqualificazione è il sistema di illuminazione progettato per valorizzare sia i volumi architettonici sia gli affreschi della camera funeraria. L'obiettivo, spiega la responsabile del monumento Barbara Rossi, è accompagnare lo sguardo senza modificare la percezione dell’ambiente antico. Un aspetto particolarmente rilevante in vista delle aperture serali, che introducono una modalità di fruizione finora meno consueta per il sito.

I lavori hanno riguardato anche il rapporto tra monumento e visitatore. È stato realizzato un nuovo percorso con pavimentazione destinata a migliorare l’accessibilità, sono state sistemate le aree verdi e rifatto l’impianto di irrigazione, mentre nuovi pannelli accompagnano la lettura archeologica del complesso. Sono state inoltre riqualificate le recinzioni, sostituito il cancello di accesso da piazzale Ostiense e installato un nuovo corrimano lungo la scalinata.

L’intervento rientra nel programma Caput Mundi, attraverso il quale le risorse del Pnrr stanno interessando numerosi siti archeologici e culturali romani. Nel caso della Piramide Cestia il tema non è stato soltanto conservativo: la riapertura affronta uno dei problemi più concreti del patrimonio archeologico della capitale, quello di monumenti straordinariamente riconoscibili nel paesaggio urbano ma non sempre altrettanto facilmente accessibili. La Piramide rappresenta un caso emblematico. Ogni giorno migliaia di persone la osservano attraversando piazzale Ostiense, percorrendo via Marmorata o uscendo dalla stazione della metropolitana. È uno dei monumenti più visibili e insieme meno conosciuti di Roma. La sua presenza è ormai inseparabile dalla Porta San Paolo, dalle Mura Aureliane e dal vicino Cimitero Acattolico, formando uno dei paesaggi storicamente più stratificati della città. La riapertura consente dunque di passare dalla percezione esterna alla comprensione del monumento. E significa soprattutto rimettere a fuoco una stagione cruciale della cultura romana, quando la conquista militare dell’Egitto si trasformò rapidamente in appropriazione culturale. Augusto utilizzò l’immaginario egizio con grande cautela politica, ma Roma assorbì con enorme velocità forme, oggetti e suggestioni provenienti da Alessandria e dalla valle del Nilo. La tomba di Gaio Cestio è uno dei risultati più monumentali di quella contaminazione.

Ginevra Borromeo, 30 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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