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Paolo Masi.

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Paolo Masi.

A Firenze, con Paolo Masi, lo sguardo ri-prende forma

La storica galleria Frittelli celebra i 93 anni dell’artista con una mostra curata da Sergio Risaliti che ripercorre una ricerca costruita tra pittura, fotografia, materiali e spazio, dalla stagione delle sperimentazioni degli anni Sessanta alle indagini sulla città e sulla superficie

Pasquale Ruocco

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Novantatré anni possono essere un’età, ma anche una misura del tempo attraversato da una ricerca artistica. È questo il punto di partenza di «Paolo Masi 93», la mostra curata da Sergio Risaliti che Frittelli arte contemporanea inaugura il 18 settembre a Firenze. Nel lavoro di Masi il tempo passa soprattutto attraverso la materia. Cartone, alluminio, plexiglas, fili, fotografie: materiali diversi diventano strumenti per mettere alla prova il modo in cui guardiamo un’opera. La superficie non è più soltanto qualcosa su cui dipingere. Può essere attraversata, costruita, frammentata. È una ricerca che prende forma nel clima delle sperimentazioni artistiche del secondo Novecento. Masi, nato a Firenze nel 1933, comincia a esporre nel 1960 e attraversa negli anni esperienze diverse dell’astrazione italiana, senza però legarsi a un unico linguaggio. Il suo lavoro procede per verifiche successive, spostando ogni volta un poco più avanti il rapporto tra immagine, materia e spazio.

Un passaggio importante arriva negli anni Settanta. Tra il 1974 e il 1976 Masi realizza «Rilevamenti esterni-conferme interne», un progetto nato dal rapporto tra ciò che osserva fuori dallo studio e ciò che costruisce al suo interno. Durante un soggiorno a New York fotografa elementi ordinari della città, come tombini, muri e pavimenti. Nello stesso periodo lavora sulle «Tessiture» e sui «Cartoni da imballaggio». Il titolo è già una dichiarazione di metodo: un’esperienza esterna diventa una verifica interna. La città diventa un luogo da osservare per riconoscere strutture, geometrie, ritmi. In un’intervista del 2023 Masi ha ricordato proprio l’importanza, in quegli anni, dello «stare in strada» e dell’attenzione per le forme casuali incontrate nello spazio urbano.

Quello sguardo sulla realtà diventa così parte integrante del suo metodo: osservare ciò che normalmente passa inosservato, isolare una forma, un ritmo o una struttura e trasformarli in materia di lavoro. Da questo punto di vista, la ricerca di Masi può essere letta anche come un esercizio continuo di osservazione. La questione non riguarda soltanto la pittura, ma il modo in cui un artista seleziona ciò che vede e decide come trasformarlo in immagine, superficie o spazio. Masi non cerca necessariamente una nuova forma da imporre alla materia. La osserva, la misura, la modifica. E lascia che siano le sue caratteristiche fisiche a suggerire possibilità diverse. Il risultato può essere una superficie, una struttura, una sequenza di elementi. Il confine tra quadro e oggetto, tra immagine e spazio, diventa così meno netto. La sua ricerca individuale si accompagna inoltre a una precisa idea di confronto. Nel 1974 Masi fonda a Firenze, insieme a Maurizio Nannucci e Mario Mariotti, Zona, uno spazio non profit dedicato alla sperimentazione contemporanea, esperienza che proseguirà con il collettivo Base. Anche questo appartiene alla storia dell’artista: non soltanto le opere, ma la costruzione di luoghi nei quali l’arte possa essere prodotta e discussa.

«Paolo Masi 93» guarda dunque a una ricerca lunga e articolata, ma senza ridurla a una successione di opere. Il dato anagrafico diventa piuttosto l’occasione per tornare sulle domande che attraversano il suo lavoro: che cosa vediamo quando guardiamo una superficie? Dove finisce un quadro e dove comincia lo spazio? E che cosa accade all’immagine quando cambia la materia che la costruisce? Sono interrogativi che Masi ha continuato a porre attraverso materiali, tecniche e soluzioni sempre diverse. È in questa capacità di mettere continuamente alla prova il modo di guardare che si trova uno degli elementi più attuali della sua ricerca. La mostra fiorentina permette così di seguire il percorso di un artista che, dagli anni Sessanta a oggi, ha fatto della superficie, della materia e dello spazio altrettanti strumenti per interrogare la realtà.

Pasquale Ruocco, 10 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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