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Giorgio Valentini
Leggi i suoi articoliSugli schermi in questi giorni scorrono le immagini di manifestazioni e disordini che hanno coinvolto diverse città italiane. Un’ondata di proteste sulla scia delle mobilitazioni che da settembre scuotono la Francia. L’apice si è raggiunto lo scorso fine settimana, con delle importanti conseguenze anche per il patrimonio: è il caso del municipio di Limoges, distrutto dalle fiamme il 17 ottobre, e del Château de la Blotterie, situato a Joué-lès-Tours (nel dipartimento dell’Indre-et-Loire), danneggiato anch’esso da un incendio sabato sera.
Di proprietà del Comune dal 2015, la struttura ha origini antiche, essendo menzionata sin dal Medioevo, ma risulta disabitata da diversi anni. Tra il 1396 e il 1441, il Castello compare in due atti con il nome «La Belottière», feudo dipendente dalla prevostura della Varenne e strettamente legato alla Collegiata di San Martino di Tours, una delle istituzioni religiose più potenti e influenti della regione storica della Turenna. L’edificio attuale è il risultato di una ristrutturazione del XVIII secolo, che lo convertì in un maniero residenziale di campagna.
Nel 2021 la città lo aveva parzialmente valorizzato inserendolo in una mostra fotografica all’aperto dedicata proprio al patrimonio storico «dimenticato» o poco sfruttato di Joué-lès-Tours, prima che le fiamme del 17 ottobre ne compromettessero gravemente la struttura.
«Durante la serata, diverse persone si sono spostate tra il centro di Tours e le città circostanti dell’area metropolitana», ha precisato la prefettura, secondo cui trenta persone si sono opposte alla polizia nei pressi del castello. Fortunatamente non si sono registrati feriti, ma è pressoché certa l’origine dolosa dell’incendio rilevato alle 22. «La Città condanna questi intollerabili atti criminali ed esprime il suo più sincero ringraziamento a tutto il personale dei Vigili del Fuoco e della Polizia Nazionale intervenuto per mettere in sicurezza l’area circostante il luogo dell’incendio e contenerlo rapidamente, garantendo così la sicurezza di tutti i residenti del quartiere».
Giorgio Valentini
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