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Elena Franzoia
Leggi i suoi articoliIn una Firenze spossata e innervosita dal caldo, gli scavi preventivi connessi alla realizzazione della linea 3.2.1 della tramvia hanno restituito una significativa porzione delle mura realizzate tra il 1284 e il 1333 su disegno di quella che fu la vera «archistar» di Firenze medievale, Arnolfo di Cambio. In particolare, i reperti si riferiscono alle strutture difensive che completavano Porta alla Croce, demolite da Giuseppe Poggi negli anni di Firenze Capitale (1865-71) allo scopo di realizzare, sul sito delle antiche mura, l’oggi trafficatissimo anello dei viali. La porta, sorta in un luogo che la leggenda vuole legato al martirio di San Miniato e che ospitò successivamente il locale patibolo, subì nel tempo varie trasformazioni, tra cui la riduzione in altezza durante l'assedio del 1529-1530 volta a rendere l’edificio meno vulnerabile ai cannoneggiamenti. Altre strutture come tettoie e portici vennero aggiunti anche durante il primo ’800, ma furono poi demoliti dal Poggi allo scopo di realizzare l’ellittica e monumentale piazza Beccaria attualmente oggetto dei cantieri tramviari. E proprio la presenza delle antiche strutture, scavate da Cooperativa Archeologia sotto la direzione scientifica della Soprintendenza ABAP di Firenze e Prato, ha fatto temere un rallentamento dei lavori, subito smentito dalla soprintendente Antonella Ranaldi, che avrebbe pregiudicato gli improcrastinabili tempi di consegna (fine 2026) dovuti all’utilizzo di fondi Pnrr.
«Gli scavi e il ritrovamento di questi giorni, ha rassicurato Ranaldi, non rallentano i lavori ma offrono un’originale occasione di indagine sul sistema delle fortificazioni fiorentine. Nel dicembre scorso gli scavi avevano restituito evidenze dell’arcata più esterna di un ponte di ottima fattura, con ghiera in pietra e con sopra le strutture perimetrali di un ampio ambiente che poggiava direttamente sopra la volta dell’arcata. Gli scavi compiuti ora, più a ridosso della Porta, dove passeranno i binari del tram, mostrano la seconda arcata del ponte che attraversava il fossato di San Gervasio, esterno alle mura, che in questo tratto era largo 20 metri. Il ponte, in asse con la porta, consentiva l’ingresso in città dalla via Aretina e fu realizzato nel 1321. È ancora in parte visibile percorrendo la grande conduttura fognaria realizzata da Poggi, che si snoda al di sotto dei viali e ha in parte riutilizzato le precedenti strutture medievali». Gli scavi, di cui è già iniziato l’interramento, consentono inoltre di ipotizzare la presenza di un ambiente posto davanti alla porta a destra del varco d’ingresso, che richiese l’ampliamento del ponte in modo da formare una piattaforma su due arcate voltate. «Il perimetro di questo ambiente, prossimo al patibolo, è riconoscibile nella pianta del Bonsignori del 1584», precisa Ranaldi. «In virtù della sua ampiezza e della sua posizione, questo spazio era ancora utilizzato nel XIX secolo come “reclusorio delle bestie” per il mercato degli animali, che si svolgeva proprio di fronte alla porta. La funzione originaria è però ancora incerta, ma allo scopo difensivo potrebbe avere abbinato usi amministrativi e fiscali come la riscossione delle gabelle».
Molto suggestiva appare l’ipotesi di un contributo diretto da parte di Giotto. «Considerando che il Villani nella sua Nuova cronica ricorda come nel 1333 un’alluvione abbia travolto l’area di Porta alla Croce, non è escluso, come ipotizzato dal prof. Frati del dipartimento di Architettura dell’Università di Firenze, che i lavori di ristrutturazione dell’antiporta, con la costruzione del nuovo ambiente, possano essere stati eseguiti sotto la sorveglianza e supervisione dello stesso Giotto, nominato nel 1334 sovrintendente “magister et gubernator” delle opere pubbliche del Comune», conclude Ranaldi. «Si tratta di un’ipotesi di lavoro ancora tutta da verificare, ma il documento di nomina di Giotto è del 12 aprile 1334 e riguarda, oltre al complesso della Cattedrale, tutte le opere pubbliche della città».
L’arcata e l’ambiente superiore dell’antiporta di Porta alla Croce ritrovati tra dicembre 2025 e gennaio 2026. Courtesy SABAP Firenze e Prato
Elena Franzoia
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