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Una veduta del Castello Sarriod de la Tour

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Una veduta del Castello Sarriod de la Tour

Castelli, musei e paesaggio: la Valle d’Aosta fa rete con il suo patrimonio

Dalla Preistoria a oggi, passando per l’epoca feudale e la dominazione dei Savoia, la regione racconta i momenti cruciali nella costruzione della propria identità in una costellazione di luoghi che trova risonanza nel Valle d’Aosta Heritage, tra cui il Castello Gamba che ha istituito, insieme all’Associazione Forte di Bard, il Premio Arte Contemporanea Valle d’Aosta. Ne abbiamo parlato con Viviana Maria Vallet

Cecilia Paccagnella

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All’ombra delle Alpi Graie e delle Alpi Pennine si estende un territorio apparentemente piccolo, se lo si paragona ad altre regioni d’Italia, ma custode di una storia culturale e scientifica di straordinaria importanza. Dalla Preistoria a oggi, passando per l’epoca feudale e la dominazione dei Savoia, la Valle d’Aosta racconta i momenti cruciali nella costruzione della propria identità all’interno dei castelli e dei musei dislocati tra le vallate, una costellazione che trova risonanza nel Valle d’Aosta Heritage. Viviana Maria Vallet, dirigente della Struttura patrimonio storico-artistico e gestione dei siti culturali della Soprintendenza per i beni e le attività culturali, ha condiviso con «Il Giornale dell’Arte» i dettagli del progetto.

Qual è la visione alla base della gestione del patrimonio culturale in Valle d’Aosta e come si inserisce la Soprintendenza in questo processo?
La parte di ricerca e studio è strettamente connessa alle azioni di valorizzazione e tutela. Nel corso di diversi decenni abbiamo trasformato la gestione del patrimonio a nostra disposizione in un sistema strutturato, sia sotto il profilo operativo che comunicativo. La volontà era quella di promuovere il patrimonio regionale nella sua interezza e varietà. La Valle d’Aosta è un territorio geograficamente piccolo, ma l’offerta culturale è straordinariamente ampia.

Come si articola un arco cronologico e territoriale così vasto?
Spaziamo dalla Preistoria al contemporaneo. Un punto di riferimento è il Museo Archeologico Regionale di Aosta, che racconta oltre 6mila anni di storia (dal 4000 a.C. a oggi) di un’area specifica della città. Da lì attraversiamo l’età feudale e il Medioevo tramite la rete dei nostri castelli, che costellano in modo diffuso l’intero territorio e costituiscono una memoria tangibile dell’architettura fortificata e della vita delle signorie. Arriviamo infine al contemporaneo con il Castello Gamba di Châtillon. Ogni sito racconta infatti una sfaccettatura identitaria diversa: il Castello di Issogne racconta il Rinascimento e la figura del grande mecenate quattrocentesco Giorgio di Challant, che viveva come un principe, ma illustra anche il Neostoricismo ottocentesco e la riscoperta del Medioevo. Il Castello di Sarre: esplora il legame tra la Valle d’Aosta e la Casa Savoia. Il Castello di Aymavilles focalizza l’attenzione sul collezionismo ottocentesco e sulla nascita delle scienze alpine. Il Castello di Quart, da poco restaurato, ospiterà un focus sul tema della società feudale e dei signori nel Medioevo. 

Come nasce e come funziona il sistema Valle d’Aosta Heritage?
Valle d’Aosta Heritage è la formalizzazione di una realtà di fatto. È un vero e proprio sistema museale territoriale nato per fare rete. Abbiamo lavorato sia sul piano gestionale (con biglietti unici ed integrati per i castelli della Bassa e Alta Valle) sia sull’immagine coordinata e la comunicazione. Nel 2023 abbiamo compiuto un importante salto di qualità lanciando il portale web ufficiale. È diventato uno strumento fondamentale di consultazione per i visitatori: vi si trovano informazioni sui siti a gestione diretta, ma anche sulle realtà «satellite» con cui collaboriamo costantemente, come il patrimonio ecclesiastico e i musei d’arte sacra, i musei etnografici, il Mav-Museo dell’Artigianato Valdostano o il polo autonomo del Forte di Bard. Inoltre, il portale permette di promuovere la ricca programmazione di eventi, attività didattiche e laboratori rivolti a famiglie, scuole e studiosi. 

Che ruolo gioca il paesaggio valdostano all’interno di questo racconto culturale?
Per noi il paesaggio è la culla di tutto, «la madre» del patrimonio stesso. I castelli nascono in posizioni strategiche lungo grandi vie di comunicazione, direttrici storiche percorse fin dall’epoca romana da mercanti e pellegrini. La storicità della Valle d’Aosta è segnata proprio da questa apertura verso l’esterno e verso culture diverse. 

Veduta dell’installazione «Orbita» (2020) di Massimo Uberti sul Castello Gamba di Châtillon

Parlando del Castello Gamba di Châtillon: qual è la sua storia e il suo ruolo per l’arte moderna e contemporanea?
Il Castello Gamba è una dimora di inizio Novecento, edificata tra il 1901 e il 1903 dal Barone Carlo Sebastiano Gamba per la moglie Angélique Passerin d’Entrèves. L’edificio richiama all’esterno le forme del maniero medievale, ma all’interno fu concepito con dotazioni e tecnologie all’avanguardia per l’epoca, dai servizi igienici moderni all’ascensore. Acquisito dalla Regione nel 1982, è stato aperto come museo nel 2012. Custodisce la collezione regionale d’arte moderna e contemporanea, costituita a partire dal 1948 (anno dell’Autonomia). Non si tratta della collezione privata di una singola famiglia, ma della storia di una raccolta pubblica. Il percorso espositivo conta 13 sale e propone un nucleo di grandi maestri del Novecento (tra cui Manzù, Mastroianni, Martini, Guttuso, Casorati), affiancato alle testimonianze della vivacità culturale della Regione dagli anni ’90 a oggi. 

Ci sono novità sul programma di riallestimento?
Sì, stiamo lavorando a un aggiornamento del percorso espositivo permanente. C’è stato un rallentamento nei tempi dovuto alla necessità di eseguire preventivamente complessi lavori impiantistici sulla struttura. L’obiettivo scientifico del nuovo allestimento sarà quello di aggiornare i temi espositivi (impostati nel 2012 dalla curatrice Rosanna Maggio Serra) inserendo sensibilità oggi impellenti: le tematiche ambientali, le trasformazioni climatiche e una maggiore valorizzazione della quota femminile tra gli artisti in collezione.

Un tassello centrale delle attività del Castello è rappresentato dal nuovo Premio Arte Contemporanea Valle d’Aosta.
Il Premio si inserisce perfettamente nella mission del Castello Gamba, in collaborazione con l’Associazione Forte di Bard, come luogo di sperimentazione e produzione culturale. L’idea di fondo è quella di evitare l’autoreferenzialità, invitando sguardi esterni a posarsi sulla nostra realtà e a interpretarla. Il tema di quest’anno è stato proprio il paesaggio, inteso non solo in senso estetico o naturalistico, ma come identità viva. Abbiamo coinvolto sei artisti contemporanei (Benni Bosetto, Valentina Furian, Muna Mussie, Gianmarco Porru, Jacopo Rinaldi e Valentina Vetturi) che hanno trascorso buona parte dell’estate sul territorio facendo sopralluoghi approfonditi. È stato un percorso affascinante: ci aspettavamo richieste legate unicamente agli aspetti artistici o monumentali, invece gli artisti hanno voluto immergersi nella dimensione della vita quotidiana e della tradizione. Hanno fatto escursioni, visitato piccole realtà artigianali (da chi produce oggetti tradizionali a chi lavora i tessuti per la casa), fino a voler entrare nelle stalle per conoscere il mondo agricolo e le comunità locali. Questo tipo di residenza e di ricerca sul campo restituisce valore al concetto di collezione pubblica: da un lato studiamo la storia e il patrimonio che già possediamo, dall’altro creiamo situazioni aperte e dinamiche per continuare a produrre nuova cultura.

Che cosa si augura per il futuro?
Di continuare a crescere, tessendo relazioni.

La Commissione del Premio è presieduta da Gianfranco Maraniello, direttore dei Musei d’Arte Moderna e Contemporanea del Comune di Milano, affiancato da Marcella Beccaria, vice presidente di Amaci-Associazione Musei d’Arte Contemporanea Italiani, Davide Dall’Ombra, direttore di Casa Testori Associazione culturale Ets e Luigi Fassi, direttore di Artissima. A loro si affiancano i commissari proponenti, che hanno selezionato due artisti ciascuno: Martina Angelotti, critica e curatrice indipendente, Alessandro Castiglioni, vicedirettore & Senior Curator del Museo MA*GA, Gallarate, e Bernardo Follini, Senior Curator della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Il vincitore, la cui opera entrerà nelle collezioni del Museo Gamba, sarà annunciato il 3 dicembre.

Cecilia Paccagnella, 08 novembre 2026 | © Riproduzione riservata

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