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Una veduta della cupola della Basilica Maurizia di Torino dopo il restauro

Foto Roberto Troisi

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Una veduta della cupola della Basilica Maurizia di Torino dopo il restauro

Foto Roberto Troisi

Dopo sette anni Torino torna ad ammirare gli affreschi ottocenteschi della cupola della Basilica Mauriziana

Da domenica 25 ottobre sarà di nuovo possibile accedere all’edificio religioso situato nel cuore della città, all’incrocio tra via Milano e via della Basilica: un importante patrimonio storico e artistico legato all’Ordine Mauriziano e alla dinastia sabauda

«Dopo sette anni riapriamo le porte non soltanto ai fedeli e ai visitatori, ma alla città. Vorremmo che la Basilica tornasse a essere un punto di riferimento importante per Torino e per questo quartiere». Con questo auspicio Marta Fusi, direttrice della Fondazione Ordine Mauriziano, dichiara concluso il cantiere che ha interessato la cupola della Basilica Magistrale dei Santi Maurizio e Lazzaro di Torino, chiusa dal 2019 per il grave stato di degrado della cupola e del tamburo dell’aula. Da domenica 25 ottobre sarà di nuovo possibile accedere all’edificio religioso situato nel cuore della città, all’incrocio tra via Milano e via della Basilica: un importante patrimonio storico e artistico legato all’Ordine Mauriziano e alla dinastia sabauda.

Al centro del restauro, realizzato a circa quaranta metri d’altezza, il monumentale «Trionfo della Croce», affresco dipinto da Paolo Emilio Morgari tra il 1858 e il 1859, con oltre trecento figure. L’intervento ha restituito leggibilità ai colori e alla composizione, consentendo di approfondire anche le tecniche dell’artista, tra pittura a fresco, finiture a secco ed elementi polimaterici in rilievo. Tra le particolarità emerse durante le ricerche, un sistema di illuminazione composto da lunghe corde sorrette da angeli, che sostenevano un telo «a foggia di baldacchino» alla base del lanternino. Una soluzione ingegnosa, pensata per distribuire la luce senza compromettere la visione dell’affresco. I documenti dell’Archivio Storico dell’Ordine Mauriziano hanno inoltre chiarito che il cantiere ottocentesco durò 21 mesi, dal 9 aprile 1858 alla fine del 1859, e non otto come riportato nelle cronache dell’epoca. L’intervento, dal costo complessivo di oltre 619mila euro, è stato sostenuto per il 60% dalla Fondazione Ordine Mauriziano, con il coinvolgimento di enti di tutela e istituzioni specializzate nel restauro, tra cui il Ministero della Cultura che ha erogato 60mila euro in due tranche.

La Basilica sorge sull’antica Chiesa di San Paolo, documentata dal 1207, e ha assunto l’attuale identità a partire dal 1729, quando Vittorio Amedeo II ne impose la cessione all’Ordine Mauriziano. La facciata neoclassica, progettata da Carlo Bernardo Mosca, risale al 1836; all’interno, gli affreschi di Morgari si affiancano a quelli di Francesco Gonin, che decorò i pennacchi con le figure dei santi Maurizio e Lazzaro e dei beati sabaudi Amedeo IX e Umberto III. «Quello realizzato da Morgari è un apparato decorativo di qualità straordinaria, spiega Valeria Moratti, funzionaria storica dell’arte della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Torino. È un Ottocento che merita di essere riscoperto, perché spesso questi artisti sono stati considerati soltanto restauratori o decoratori, senza riconoscere pienamente il valore del loro lavoro».

«Non è sufficiente mantenere ciò che è stato restaurato: occorre investire nella valorizzazione, per far conoscere questi luoghi e permettere al pubblico di scoprirne la storia, l’arte e i dettagli meno conosciuti», sostiene la direttrice. La riapertura sarà infatti celebrata con «Armonie in Basilica», una giornata gratuita di visite, presentazioni e musica barocca. Alle 17 saranno illustrati i lavori di restauro, mentre alle 17.30 l’Orchestra Barocca dell’Accademia di Sant’Uberto proporrà un concerto dedicato alla Scuola di Mannheim. Dal 2027 la Basilica ospiterà le visite guidate del ciclo di incontri «Passepartout» organizzato dalla Fondazione, con itinerari tra chiesa, sacrestia, coro e cupola affrescata. 

«La riapertura della basilica è un primo traguardo, ma il lavoro da fare è ancora molto, conclude l’architetto dell’Ordine, Luigi Valdemarin. Vogliamo continuare a recuperare e valorizzare questo patrimonio, restituendo alla città luoghi di grande valore storico e artistico, come la cupola dell’abside e la cripta».

Cecilia Paccagnella, 24 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

Cecilia Paccagnella

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