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«Magic Square», di Hélio Oiticica, nel parco di Inhotim

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«Magic Square», di Hélio Oiticica, nel parco di Inhotim

Bernardo Paz raddoppia: un nuovo «Inhotim» in Brasile

Imprenditore e collezionista tra i maggiori del mondo, Bernardo Paz creerà a Brumadinho, a due passi dall’Istituto che ha fondato nel 2006 e ceduto nel 2022, il nuovo «Museo degli Alberi» con più di 40 padiglioni. Si comincerà con Anna Maria Maiolino, Michael Heizer e Sonia Gomes

Matteo Bergamini

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In Brasile la notizia era nell’aria da tempo, tra artisti, collezionisti e addetti ai lavori ben informati: Bernardo Paz (1949), imprenditore siderurgico e uno dei più grandi collezionisti d’arte contemporanea del Paese, ideatore dell’Instituto Inhotim (aperto al pubblico nell’ottobre 2006, e attualmente il più grande museo a cielo aperto dell’America Latina, immerso nella foresta atlantica a Brumadinho, a circa un’ora da Belo Horizonte, nello Stato di Minas Gerais) stava pianificando un nuovo e sbalorditivo colpo a suon di installazioni monumentali, anzi, di veri e propri «padiglioni personali».

Trapelata dalle pagine del quotidiano mineiro «O Tempo», nel dicembre dello scorso anno, la notizia è stata ufficializzata ieri dalla «Folha de São Paulo», aggiungendo dettagli a quello che già si configura come un caso più unico che raro nel panorama mondiale del contemporaneo: Paz, che ha lasciato Inhotim nel 2022 all’Istituto che oggi lo gestisce sotto la presidenza dell’imprenditrice paulistana Paula Azevedo, aprirà a pochi passi dalla sua creazione quello che oggi pare si chiamerà Museu das Árvores (Museo degli Alberi), anziché Instituto Bernardo Paz, come le voci indicavano fino a poche settimane fa.

Stando alla «Folha», l’imprenditore e collezionista, avrebbe già investito 1 miliardo di reais nel progetto (circa 170 milioni di euro), piantando circa 15mila alberi, creando laghi artificiali e prevedendo di costruire fino a 40 padiglioni distribuiti su un terreno circondato dalla foresta, esattamente sullo stesso modello di Inhotim che ospita, tra altri, i Padiglioni o gli interventi ambientali di Cildo Meireles, Kusama, Chris Burden, Hélio Oiticica, Matthew Barney, Claudia Andujar, Janet Cardiff, Giuseppe Penone e Carlos Garaicoa...

A entrare nel nuovo giardino botanico-museo, secondo altre indiscrezioni lanciate dai due quotidiani, ci sarebbe l'artista nigeriana Otobong Nkanga, che in Brasile conta della partecipazione alla Biennale di San Paolo dello scorso anno «Nem todo viandante anda estradas» e che in Italia abbiamo conosciuto grazie alla personale al Castello di Rivoli, nel 2022, oltre alla menzione speciale alla Biennale di Venezia 2019, e ancora: Daniel Lannes, recentemente esposto a SP-Arte, nello stand dell’italiana Orma (Milano), l’artista paraibana Marlene Almeida, a sua volta presentata alla 36.ma Biennale di San Paolo con un’installazione monumentale, e Vivian Caccuri (entrambe rappresentate dalla galleria Almeida & Dale) e la peruviana (radicata a Madrid) Sandra Gamarra Heshiki, già protagonista del Padiglione Spagnolo a Venezia 2024 e recentemente protagonista di una bella personale al MASP.

Alla direzione artistica del nuovo Istituto di Paz ci sarà, invece, il curatore Paulo Miyada (già alla guida dell’Instituto Tomie Ohtake di San Paolo e legato al Centre Pompidou) che proprio a «O Tempo», lo scorso inverno, aveva semplicemente dichiarato di essere a conoscenza del progetto, senza ulteriori rivelazioni, aprendo la strada alle voci di corridoio. E infatti le notizie volano e Paz, da parte sua, oggi sottolinea che la nuova impresa è stata resa possibile, tra gli altri fattori, dalla recente vendita della sua azienda, la Itaminas Comércio de Minérios. Lasciata ai gruppi AVG, Agéo e Banco Master nel 2024 per una cifra stimata intorno ai 300 milioni di euro (circa 1,6 miliardi di reais all’epoca), Bernardo Paz non è nuovo ai «polveroni»: nel 2010 il gruppo (di cui facevano parte 29 aziende) era già passato a un consorzio cinese per circa 1,2 miliardi di dollari per poter estinguere i debiti dei soci, pari a circa 400 milioni.

Nell’agosto 2017, invece, i problemi con la giustizia: il Tribunale Federale dello Stato di Minas Gerais (JFMG) condannò Paz in primo grado, con la sorella Maria Virgínia, per riciclaggio di denaro. La struttura finanziaria creata per sostenere Inhotim era al cuore del caso giudiziario e secondo la decisione dei giudici Paz avrebbe agito per proprio vantaggio con l’intenzione di nascondere e dissimulare l’origine e il movimento di beni. Alla condanna di oltre 9 anni arrivata nel novembre 2017 Paz lasciò la Presidenza del suo Inhotim, ma al caso seguì l’assoluzione piena nel 2020, ottenuta nella Quarta Sezione del Tribunale Regionale Federale della Prima Regione, il TRF1 di Brasilia, per totale infondatezza dell’accusa formulata dal Pubblico Ministero Federale.

Corsi e ricorsi storici in terra di estrazione e polvere di ferro: fu infatti nel 1998 che Paz decise di vendere tutte le opere di arte moderna della collezione della famiglia per iniziare il percorso nel contemporaneo, acquisendo una prima installazione monumentale di Tunga (1952-2016) e successivamente entrando anche nelle cronache rosa dell’arte per il matrimonio con l’artista Adriana Varejão, che all’Inhotim gode di uno dei più suggestivi e spettacolari padiglioni del parco, e che attualmente rappresenta il Brasile a Venezia, con Rosana Paulino.

Per ora staremo a vedere come si srotolerà la nuova storia che si sta per scrivere: il primo capitolo è previsto tra poco più di un anno, nel settembre 2027.

Matteo Bergamini, 28 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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