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Gaspare Melchiorri
Leggi i suoi articoliNella zona del Viterbese una nuova scoperta archeologica ha riportato alla luce un importante frammento della storia e della civiltà etrusca. Nella necropoli di San Giuliano, a Barbarano Romano, è stata individuata una tomba risalente al VII secolo a.C., rimasta sigillata per circa 2.700 anni e riportata alla luce da un’équipe di archeologi italo-statunitense. La sepoltura, caratterizzata da un soffitto a capanna in tufo, si presenta in condizioni di conservazione tali da aver permesso il ritrovamento dei resti di una famiglia di alto rango, deposti su un letto funerario, secondo i rituali dell’epoca.
La tomba custodisce i resti di due individui e un corredo funebre. Dai primissimi rilievi effettuati dopo l’apertura della lastra di pietra, gli esperti hanno ipotizzato che una delle due salme appartenga a un uomo: accanto ai resti parzialmente conservati delle ossa è stata infatti rinvenuta una punta di lancia in metallo. Lo spazio interno della camera contiene numerosi oggetti della vita quotidiana e dei rituali funebri dell’epoca. Tra la terra di infiltrazione si distinguono chiaramente diverse olle, alcuni calici in bucchero e almeno un aryballos, un genere di vaso utilizzato anticamente per contenere unguenti e profumi.
Le attività di scavo proseguono dal 2023 all’interno del Parco Naturale Marturanum grazie a un team internazionale, composto anche da studenti della Baylor University del Texas, sotto la supervisione degli archeologi e della Soprintendenza per l’Etruria meridionale. Il primo grande successo era arrivato il 27 giugno 2025, con l'individuazione di un tumulo integro della fine del VII secolo a.C. A sentire il professor Davide Zori, dell’Università americana, la tomba riportata alla luce lo scorso 9 giugno potrebbe fornire dati fondamentali per comprendere le trasformazioni sociali e culturali avvenute nella società etrusca in quel periodo storico.
L’archeologa Barbara Barbaro, responsabile della Soprintendenza, ha evidenziato come l’area si presenti in uno stato di conservazione eccezionale, e ha sottolineato l’importanza della scoperta per lo studio dei riti funerari nell’Etruria interna, ancora relativamente poco conosciuti.
I lavori nella Necropoli di San Giuliano proseguiranno nei prossimi anni, con un programma di ricerca già previsto per almeno il prossimo triennio, allo scopo di indagare più a fondo le strutture funerarie e la società etrusca nel territorio in questione.
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